Donne del Primo manicomio di Rovigo

febbraio 16, 2018

Sabato 24 febbraio ore 18, presso Csv di Rovigo in viale Tre Martiri, 67/F, “Adami, l’amica di Matteotti ed altre storie di donne da Manicomio di Rovigo”. Conferenza illustrata a cura di Roberto Costa con la testimonianza di una infermiera e la partecipazione di Alessandro Tozzi. L’iniziativa fa parte del progetto “Carte da s-legare del manicomio di Rovigo” per “liberare” le testimonianze, i volti e le storie delle persone lì imprigionate e relegate, dimenticate ed oscurate anche dalla storia. Organizza il Centro documentazione manicomio provinciale di Rovigo: a 40 anni dalla Legge Basaglia, a 20 anni dalla chiusura e dall’abbandono dell’area, una iniziativa al mese per liberare il manicomio di Rovigo e riconsegnarlo alla storia ed alla comunità. Alla fine della conferenza l’autore farà il firma copie della pubblicazione “Carte da s-legare del manicomio di Rovigo”.

LA PUBBLICAZIONE
Nell’occasione verrà presentata la pubblicazione-dvd, “Carte da s-legare del manicomio di Rovigo”, la prima ricerca storica, a livello nazionale, sulle cartelle cliniche del Primo manicomio di Rovigo, conservate (in soffitta) all’Archivio di Stato. Nel dvd, a cura delle edizioni Biancoenero 2018, sono contenuti i seguenti documenti: Cartelle cliniche 1930-31-32,42-43, un testo di 176 pagine che contiene anche un capitolo sulle “Cure” da manicomio nel 1942; la ricerca monografica “La decima donna all’OPP, 22 marzo 1930” e lo studio “Adami, l’amica di Matteotti, 14 aprile 1937”.
IL MANICOMIO “CANCELLATO”
Il Manicomio di Rovigo è stato “chiuso” dalla legge Basaglia nel 1978 ma poi sbarrato nel 1997. “Cancellato” all’entrata ma anche alla storia, alle testimonianze degli internati e dei reduci di quello che era definito un vero e proprio lager istituzionale. Si tratta di una vera e propria rimozione sociale, un buco di memoria che crea un vuoto sociale di identità individuale e collettiva. E senza memoria non c’è futuro…

Comunicato stampaDONNE DA MANICOMIO ANNI ’30
Sala piena ed attenzione fino alla fine, sabato scorso al Csv di Rovigo alla conferenza illustrata “Donne da manicomio di Rovigo” inserita nella pubblicazione “Carte da s-legare del Primo Manicomio di Rovigo”, il primo studio contestualizzato sulle cartelle cliniche dei malati del Manicomio di Rovigo degli anni ’30, conservate e non ancora censite all’Archivio di Stato cittadino. La conferenza è stata condotta e illustrata da Roberto Costa con una serie di documenti originali dell’epoca ed interventi recitativi di Alessandro Tozzi.
Un particolare accento è stato posto sulla ricerca monografica, anche questo uno studio originale, di “Adami, l’amica di Matteotti”, socialista e antifascista internata nel 1937 e morta in Manicomio dopo 40 anni nella più assoluta dimenticanza. La conferenza, nonostante il tema difficile e doloroso, è stata seguita con attenzione dal folto pubblico presente in sala.
A completamento delle “Donne da Manicomio” degli anni ’30, che proprio perché donne hanno subito una esclusione sociale ancora più violenta degli uomini nella stessa condizione, in un balzo temporale ad anni più recenti, è seguita la toccante testimonianza di Maria Grazia Pasello, infermiera all’Ospedale Psichiatrico nel periodo 1972-1980 in epoca pre-Basaglia.
«È importante oggi dare testimonianza agli ultimi infermieri sopravvissuti dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo, che come tutti i Manicomi ha chiuso nel 1978, per dare ricordo di una storia – quella dei Manicomi, ancora dimenticata e segregata nelle soffitte della memoria o dell’Archivio di Stato», ha dichiarato lo studioso Roberto Costa, ricordando che l’iniziativa, promossa da Biancoenero e Centro doc. Manicomio Provinciale, è inserita nel progetto “A 40 anni dalla legge Basaglia – a 20 anni dalla chiusura dell’OPP”, una iniziativa al mese per liberare il manicomio e riconsegnarlo alla comunità.
La manifestazione è propedeutica e disponibile per le celebrazioni dell’8 marzo a tutela delle donne violentatea

PETIZIONE IN MEMORIA DI ADAMI LAVINIA
Petizione per una lapide in memoria di Adami Lavinia, socialista di Badia Polesine dei primi del ‘900, poi antifascista, internata (madre di una bimba di 11 anni) nel Manicomio Provinciale di Rovigo nel 1937 (dove era conosciuta come “l’amica di Matteotti”) e lì morta dopo 40 anni di prigionia. Le sue spoglie giacciono dimenticate in un ossario comune a Roverdicrè. Con questa petizione si intende chiedere alle autorità competenti, al Comune di Rovigo (di residenza manicomiale) e di Badia Polesine (di nascita e di vita fino all’internamento), di affiggere una lapide, o un cippo sepolcrale, in cimitero a sua memoria e testimonianza.
> Petizione in memoria di Adami Lavinia
 Centro documentazione manicomio di rovigo

UNA RECENSIONE ESAGITATA
Su un profilo facebook, a riequilibrare la completa censura della manifestazione di tutti i quotidiani di Rovigo – che a distanza di 80 anni continuano ad applicare gli ordini del Capo del Regime che non voleva si pubblicasse niente sui Manicomi, si segnala questa recensione “esagitata” della conferenza-illustrata  sulle “Donne da manicomio”.
> Almeno qui, recensioni che nessuno fa   

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LA CREDENZA DELLA MEMORIA
In epoca contadina e fino al boom economico degli anni ’70 del secolo scorso, usava affiggere le fotografie dei famigliari e dei morti alla credenza di casa. In cucina, a dare memoria e presenza nell’abituale luogo di ritrovo della famiglia e degli ospiti. I morti manicomiati non hanno una vetrina dove fare presenza. Dopo una vita in manicomio, alla morte sono stati seppelliti nei comuni di nascita, volutamente rimossi e dimenticati. Il Centro documentazione manicomio di Granzette-Ro, vuole creare una credenza, ed un armadio, per conservare ed esporre memoria di persone –  fotografica, di documenti e di manufatti – che fanno parte della nostra storia ed umana consapevolezza.
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
Credenza della memoria manicomio di granzetteCredenza della memoria presso Manicomio di Rovigo. Fra fotografie, documenti ed oggetti si riconoscono due bottoni fotografici, una bambola fatta nel laboratorio sartoria degli anni cinquanta, la bolla con il plastico del manicomio…

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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una guerra che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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