Per un Museo della Memoria Manicomio di Rovigo

maggio 24, 2017

Petizione per un Museo della memoria al manicomio di Rovigo. Ad Antonio Compostella, direttore dell’Ulss 5 Polesana, si chiede di non cancellare dalla storia il manicomio di Rovigo ma di istituire un Museo della memoria che ne preservi il ricordo per tutta la comunità e per i posteri.

A sostegno di questa petizione si raccolgono firme da inviare all’Ulss 5 Polesana, scrivere a: red.biancoenero@teletu.it

Egregio Antonio Compostella, Direttore Azienda Ulss 5 Polesana
A lei la scelta di passare alla storia come Colui che ha cancellato la memoria del Manicomio di Rovigo, oppure di essere ricordato come il Direttore dell’Ulss che ne ha voluto conservare la testimonianza ed il ricordo perché una simile tragedia non si ripeta più.

OGGETTO: MUSEO MEMORIA MANICOMIO DI GRANZETTE

 Il Manicomio Provinciale è stato attivo dal 1930 al 1978 con una capienza media di 700 malati e 225 infermieri assolvendo alla sua funzione di “custodia e cura degli alienati”. Con la Legge n.180 del 1978, poi confluita nella legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, l’Ospedale Psichiatrico Provinciale, dal 1980 è passato di competenza alla Regione ed all’Ulss territoriale (n.30, poi 18, ora 5 Polesana). Trasformato in Residuo Psichiatrico è stato definitivamente chiuso a dicembre 1997.

MANICOMI “ZONA D’OMBRA”
I Manicomi italiani, istituiti a partire dal XV secolo, sono radicati nella storia della Nazione. Sono stati regolati nel 1904, con la legge n.36, e sono diventati una Istituzione Pubblica. La legge n.180 del 1978 li ha definitivamente chiusi e da quell’anno è cominciata a stendersi una sorta di “zona d’ombra” sulla loro storia, alimentata anche da un senso di colpa collettivo per una tragedia sociale che in questi Istituti di internamento (soprattutto di custodia e non di cura) si è consumata a nome e per conto di una maggioranza sociale che Franco Basaglia, ispiratore della legge n.180 di Riforma Psichiatrica, definiva “deviante”. La definitiva chiusura dei Manicomi, diventati successivamente Residui Psichiatrici, avviene però solo alla fine del 1997 allungando viepiù la “zona d’ombra”.
I pochi sopravvissuti, malati e infermieri, alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici in tutta Italia si stanno progressivamente riducendo per l’età. Anche gli studi storici su questa realtà istituzionale stanno scemando e così, fra qualche anno non ci sarà più alcun testimone a raccontare di questa storia che rischia di essere completamente “oscurata” in un “buco” di memoria sociale. È per questo motivo, per preservare una memoria storica, che in poche altre città d’Italia si sono istituiti dei Musei della Memoria. 

LA STORIA DEL MANICOMIO DI ROVIGO
Il Manicomio di Granzette, per la sua funzione di internamento ed i dipendenti, si è profondamente intessuto nella storia della provincia: nel periodo di attività 1930-1978, fino al dicembre 1997, quando, con il trasferimento degli ultimi 223 “ospiti”, il Residuo Psichiatrico chiude definitivamente.
L’area dell’ex Ospedale Psichiatrico, che si estende su 220 mila metri quadri con 20 edifici (fra grandi padiglioni e costruzioni minori), giace chiusa e abbandonata, ancorché vandalizzata, dal 1997.
La memoria di questa istituzione si trova nelle cartelle cliniche conservate all’Archivio di Stato, nelle “carte” e documenti della Provincia e dell’Ulss, presso la quale è conservata pure una cartella di pochissime fotografie (n.22) del manicomio.
Sulla storia del manicomio Provinciale c’è un solo libro, non più reperibile in commercio, edito dall’Ulss 18 nel 1999: “Il luogo dei sentimenti negati” di Luigi Lugaresi. L’unica altra pubblicazione sulla storia dell’Ospedale Psichiatrico di Rovigo è in edizione dvd (con il libro in formato pdf), edita da Biancoenero nel 2012 (con aggiornamenti al 2016): “Cronache sociali dal manicomio di Granzette 1906→1930-1997→2016” di Roberto Costa. 

PRESERVARE LA STORIA E LA MEMORIA DEL MANICOMIO DI ROVIGO
L’Ospedale Psichiatrico di Rovigo ha diverse caratteristiche che lo rendono “unico” anche a livello italiano: è un modello Tamburini a struttura circolare dei primi anni del ‘900 ancora intatto ed ha una storia e degli internati abbastanza significativi, a partire dal “pittoretto” che ha realizzato 48 dipinti murali nei padiglioni, una Via Crucis su lenzuola e la caratteristica fontana a conchiglia.
Per cui ci si chiede se l’Ulss 5 Polesana voglia conservare e valorizzare questa memoria, con un tornaconto di prestigio e di immagine a livello nazionale per la stessa Azienda, o voglia definitivamente oscurare e seppellire questa storia oscurando il suo stesso ruolo di Istituzione pubblica. 

REFERENZE
L’associazione Biancoenero ed il Centro Documentazione Manicomio Provinciale organizzano da cinque anni visite guidate alla storia ed alla memoria dell’ex Ospedale Psichiatrico, propedeutiche alla nascita di un Museo della Memoria Manicomiale: “visite” che sono state seguite da un migliaio di persone dalla provincia e da altre parti d’Italia. Oltre alle “visite” sono state organizzate conferenze illustrate sul manicomio (a Granzette, alla Biblioteca di Costa, Villamarzana, all’Ottobre Rodigino, …), numerosi eventi teatrali, conferenze stampa e presentate pubblicazioni, uniche ed inedite, sulla tematica.
Anche a seguito di queste attività l’attenzione sociale sul manicomio è notevolmente aumentata. Le due associazioni sono le uniche nel territorio ad occuparsi metodicamente di questa tematica. 

DUE PROPOSTE DI VALORIZZAZIONE DELL’AREA
Sono stati elaborati due progetti per valorizzare e promuovere l’area anche a livello turistico. Il primo, a costo zero, prevede una sala in comodato dentro l’area dell’ex Ospedale Psichiatrico, come sede del Centro Documentazione Manicomio Provinciale, il secondo progetto prevede la nascita di un Museo della Memoria del Manicomio con un contenuto contributo economico da reperire anche attraverso bandi europei.
Tutti e due i progetti prevedono la valorizzazione di un’area e di un patrimonio culturale che giace tutt’ora abbandonato e che va restituito alla comunità. E prevedono, soprattutto, la sede istituzionale del Centro Documentazione per raccogliere e conservare ed esporre testimonianze e documenti di questa storia manicomiale.

1 – CENTRO DOCUMENTAZIONE MANICOMIO PROVINCIALE
Si chiede all’Ulss 5 Polesana la concessione, ad uso gratuito, di una sala del III reparto uomini (padiglione n.7) come sede del Centro Documentazione Manicomio Provinciale, dove raccogliere, conservare, elaborare ed esporre il materiale e le testimonianze raccolte ed organizzare manifestazioni pertinenti. La sala si trova in un edificio ben conservato ed agibile ed è caratterizzata da 8 dipinti murali (2×3 metri) realizzati dal “pittore del manicomio”. Con la riproduzione fotografica su pannelli di altri dipinti, fatti in altri reparti, la sala diventerebbe una galleria personale di questo personaggio prestigioso. Già questo progetto, a costo zero per l’Azienda, in aggiunta alle “visite guidate”, magari promosso anche sui siti internet di Comune e Provincia, può creare un polo turistico a livello nazionale.  

2 – MUSEO DELLA MEMORIA DEL MANICOMIO DI GRANZETTE
Questo progetto, che farebbe diventare il Museo del Manicomio di Granzette un polo turistico a livello europeo, prevede sempre l’utilizzo di una camerata del III reparto uomini per raccogliere ed esporre il materiale sul manicomio, ma anche un fondo economico per strutturare scenografie, materiali storici (una macchina per elettroshock, per esempio) e pannelli illustrativi , oltre a dispositivi tecnici (un computer, un proiettore, …). In questo caso occorrerebbe coinvolgere Istituzioni e Fondazioni culturali e studiare la possibilità di reperire fondi a livello nazionale ed europeo.

Granzette, 24 maggio 2017,
Roberto Costa,
Centro Documentazione Manicomio Provinciale
Associazione Biancoenero
  Centro documentazione manicomio di rovigoBIANCOENERO – Centro Documentazione Manicomio Provinciale
Come attivisti di associazione per i Diritti Umani, ci siamo prodigati per la causa dei pazienti psichiatrici dai primi anni ’70 incrementando l’impegno dopo la Legge 180 del 1978 organizzando numerose manifestazioni di socializzazione per tutti gli anni ’80 fino alla chiusura definitiva del 31 dicembre 1997. Da quella data abbiamo cominciato a raccogliere documenti, materiali e testimonianze sull’era manicomiale. La prima “visita guidata” all’area dismessa dell’Ospedale Psichiatrico è dell’anno 2000 con una rap-presentazione di teatro civile inserita nel Festival Opera Prima, “Visita guidata al manicomio di Rovigo: ai confini della società”.
Biancoenero è editrice di diverse pubblicazioni sulla tematica: “Cronache dal manicomio di Granzette 1906-2012”, “Un Pittore nel manicomio di Rovigo”, “Carte da s-legare del Primo Manicomio” ed anche edizioni teatrali tipo “Antonin Artaud c/o Manicomio di Rovigo”, “L’urlo di Ginsberg dal manicomio di Rovigo”manifestazione è propedeutica al Museo della Memoria del Manicomio di Granzette.

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LA CREDENZA DELLA MEMORIA
In epoca contadina e fino al boom economico degli anni ’70 del secolo scorso, usava affiggere le fotografie dei famigliari e dei morti alla credenza di casa. In cucina, a dare memoria e presenza nell’abituale luogo di ritrovo della famiglia e degli ospiti. I morti manicomiati non hanno una vetrina dove fare presenza. Dopo una vita in manicomio, alla morte sono stati seppelliti nei comuni di nascita, volutamente rimossi e dimenticati. Il Centro documentazione manicomio di Granzette-Ro, vuole creare una credenza, ed un armadio, per conservare ed esporre memoria di persone –  fotografica, di documenti e di manufatti – che fanno parte della nostra storia ed umana consapevolezza.
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
Credenza della memoria manicomio di granzetteCredenza della memoria presso Manicomio di Rovigo. Fra fotografie, documenti ed oggetti si riconoscono due bottoni fotografici, una bambola fatta nel laboratorio sartoria degli anni cinquanta, la bolla con il plastico del manicomio…

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STORIA DELLA FOLLÌA NELL’ETÀ CLASSICA
la Madonnina del Manicomio di Granzette, ornata in occasione di un convegno su Michel Foucault, lo striscione riporta le parole:
“Il Manicomio che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine è ora diventato il castello della nostra coscienza”. Già, coscienza…
il manicomio rovigo in foucaultSe ne approfitta per segnalare un video, questo qui:
> Dalla stultifera navis alle navicula stultorum al manicomio di Granzette

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foto bottoni manicomio di rovigo 1930-1997Foto-bottoni, anche colorati a mano, del Nosocomio di Rovigo 1930-1997
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corte delle feste manicomio di rovigo 1979-1991
“Corte” (salone) delle feste manicomio di Rovigo, 1979-1991.

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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una guerra che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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