Visite d’estate 2017 Manicomio di Granzette

maggio 16, 2017

Un’estate da manicomio. Sabato 10 giugno, sabato 8 luglio, sabato 12 agosto, domenica 10 settembre, in via Chiarugi 135, per il V anno consecutivo, Biancoenero e Centro doc. Manicomio Provinciale organizzano visite guidate – solo su prenotazionealla storia, memoria, attualità ed ai progetti di ridestinazione del Manicomio di Rovigo. .

VISITA GUIDATA: PRE-NOTAZIONI
Pre-notazioni alle “visite”, scrivere a: red.biancoenero@teletu.it
Sabato 10 giugno ore 17, fatta.
Sabato 8 luglio ore 18, fatta.
Sabato 12 agosto ore 18, fatta.
Pre-notazioni per: domenica 10 settembre ore 17
La prenotazione funziona così: chi si iscrive riceverà conferma alla fine del mese quando l’Ulss darà il nullaosta per l’iniziativa.

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MODI DI DIRE MANICOMIALI
«Vato in ferie?» chiede Menego, «in manicomio!», risponde Toni. Non è una classica battuta estiva da poveri cristi bombardati dalla calura, ma una vera e propria attrazione estiva. Anche sabato 12 agosto, alle ore 18 in via Chiarugi 135, ci sarà una “visita guidata” alla storia, memoria ed attualità del manicomio di Granzette, organizzata da Biancoenero e Centro doc. manicomio provinciale, solo su prenotazione.
Fra i modi di dire entrati nell’uso comune, oltre al classico “matti da legare” e non da curare, va ricordato che a giugno 1945 l’economo del manicomio di Granzette chiede all’Amministrazione Provinciale un rimborso spese perché con il rincaro del prezzo del tabacco non riesce più a pagare i matti-lavoratori, della colonia agricola, con la consueta dose giornaliera di tabacco da pipa. Da cui deriva il detto comune “’na pipà de tabacco” a significare lavori pagati poco.

MANICOMIO DI ROVIGO NELLA “CAMPANA DEL TEMPO”
I manicomi, una vera e propria “Istituzione totale” per rinchiudere i “diversi”, sono stati attivi in Italia dal XV secolo e sono stati aboliti nel 1978 con la legge “Basaglia” per entrare nelle pieghe della storia. Il manicomio di Granzette è stato definitivamente chiuso nel 1997 e da allora giace – sbarrato, in una sorta di “campana del tempo”. Per i giovani che vogliano scoprire cosa sono stati i manicomi, per quelli che sapevano ma non sono mai potuti entrare, Biancoenero e Centro doc.ne manicomio provinciale organizzano “visite guidate” alla storia-testimonianze e memoria in un corridoio temporale che porta all’anno 1975 di piena attività manicomiale. La “campana” del manicomio tornerà a scandire il tempo della memoria alla prossima visita, fissata per sabato 12 agosto ore 18 in via Chiarugi 135.

 VISITA GUIDATA MESE DI SETTEMBRE 
Domenica 10 settembre via Chiarugi 135, alle ore 17
Visita guidata anno V n. 22 – Ci si trova davanti al cancello di via Chiarugi 135. La visita, ci si muove rigorosamente in gruppo, si svolge per i viali (non dentro i reparti) per un percorso di 2 km e due ore con 14 ”stazioni”, in una vera e propria “via crucis” dei “matti”, davanti ai reparti e luoghi significativi a raccontare la storia e note fino all’attualità. La “visita” viene illustrata anche da appositi pannelli e fotografie situati lungo il percorso. Entrata libera, offerta libera solo in cambio di pieghevole illustrato con la mappa della “visita”. 

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    “Visione” aerea del manicomio di Rovigo. La struttura circolare “segue” lo scolo Ceresolo

 LE VISITE PRECEDENTI  

VISITA GUIDATA N.18 ANNO V
Sabato 10 giugno ore 17, via Chiarugi 135.
Alle ore 17 parte la “visita guidata” a un’area fra le più suggestive ma anche la più oscurata del Polesine: un patrimonio sociale di testimonianza umana, di natura, paesaggio ed architettura. Un’area chiusa-sbarrata dal 1997 e che deve essere ri-conosciuta per salvarla dall’abbandono, dal degrado e ri-consegnarla alla collettività. Si tratta di un piccolo villaggio, con tre km. di viali alberati, disteso su un’area di 220 mila metri quadri con 6000 di parco secolare, un campo sportivo e 60 mila metri quadri di zona agricola; con quindici grandi edifici fra padiglioni, chiesa, lavanderia, cucina, reparti lavoratori ed altri edifici minori come centro del sociale, necroscopia, stalle, falegnameria, officine…

  
A sinistra, presso la portineria, l’illustrazione della mappa del territorio manicomiale, a struttura circolare, che segue l’ansa del Ceresolo; a destra presso la lavanderia, anche l’assessore Saccardin, il primo a sinistra (fisiologica perché è di destra) ascolta il suo compaesano Costa che spiega la storia della Madonnina. Si ricorda che l’assessore è uno dei promotori del progetto del Parco al manicomio, che nega la storia per salvare il parco.
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VISITA GUIDATA n.19 PER IL PAESE DI GRANZETTE
Venerdì 30 giugno, in occasione della festa di san Pietro Apostolo, patrono di Granzette, “visita guidata” al manicomio riservata agli abitanti del paese.
 
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VISITA GUIDATA n.20 MESE DI LUGLIO
Sabato 8 luglio, via Chiarugi 135, alle ore 18
Visita guidata anno V n. 20 – Ci si trova davanti al cancello di via Chiarugi 135 per una visita di gruppo che dura due ore per i viali del manicomio con “stazioni” davanti ai reparti ed ai luoghi significativi a raccontarne la storia.
Entrata libera, offerta solo in cambio del pieghevole illustrato.
Visto il caldo soffocante, anche se all’interno si transita per i viali alberati, si consiglia di venire riforniti di acqua fresca.
                   La mappa dettagliata dell’area manicomiale con il percorso della visita

Una folla al manicomio della follìa
Due malori, cinque dispersi e stanotte ci sarà luna piena
Granzette 8 luglio, cronaca
. Una vera e propria folla oggi, in via Chiarugi 135, alla visita al manicomio della follia di Granzette: 130 secondo gli organizzatori, sotto i 100 secondo la Digos. «È come con la temperatura e con l’umidità eccessiva» avrebbe dichiarato il Sovraintendente Pinco, «un conto è il numero effettivo dei partecipanti, che in questo caso sono stati 77, un conto è la percezione che nel caso di un assembramento aumenta a dismisura, e così i 77 presenti, tutti appiccicati, avevano la percezione di essere in un numero, molto superiore, di 130».
Di fronte al grande successo della consueta manifestazione mensile al manicomio organizzata da Biancoenero e dal Centro documentazione del manicomio provinciale, si sarebbe dichiarato soddisfatto anche il Sindaco di Rovigo che sta per varare un protocollo con Ulss, Provincia, Italia Nostra e WWF per aprire il Parco del manicomio una volta al mese cosicché, dentro al manicomio ci saranno due gruppi turistici: uno che va a vedere i 66 tigli del parco guidati da Italia Nostra e WWF ed uno che va a comprendere la storia e le testimonianze del manicomio guidati da uno storico autore di pubblicazioni proprio sul Manicomio di Granzette.
Per continuare nella nota di cronaca, l’anticiclone definito “atropina” (un antispastico preventivo per l’elettroshock) ha battuto talmente forte da causare due malori fra i “guidati” (per fortuna lievi e risanati con acqua fresca) proprio al campiello della fontana realizzata dal “Pittoretto” del manicomio di Rovigo, per cui si tratterebbe, invece, di un attacco di inebetimento causato dalla sindrome di Stendhal che si dipana da questa vera e propria opera d’arte. Un’occasione, quella del caldo soffocante, per chiedere il ripristino delle funzioni di questa dispensatrice di acqua fresca.
Durante la visita da segnalare la proposta di Luciano Prandini, presidente del Centro di documentazione del Manicomio Provinciale, che si è offerto di acquistare l’area dismessa dal 1997 (recentemente è stata inficiata dal Comune una vendita all’asta a partire da 4 milioni di euro) per la cifra di un euro simbolico per poi ristrutturare tutto il complesso coi finanziamenti governativi da 5 miliardi di euro e farlo diventare un Museo della memoria del manicomio di Granzette e di tutti i manicomi italiani, in una operazione che trasformerebbe questa area devastata e vandalizzata in un polo turistico mondiale a qualificare e sovvenzionare anche Rovigo come “capitale della cultura”.
Alla fine della visita, che ha coinvolto gli attentissimi spettatori per due ore e mezza per un tragitto di due km., per un arco di storia della follia partita dal 1100 per arrivare al 1978 con la chiusura dei manicomi ed all’attualità dell’area manicomiale fino al 2017, si sono contati cinque dispersi dall’elenco: cinque persone scomparse dalla conta finale per le quali l’organizzazione declina ogni responsabilità.
Stanotte ci sarà la luna piena e se ci saranno le consuete urla dei “matti”, come dice una delle leggende del manicomio di Granzette, che da dentro i padiglioni chiedono di non essere dimenticati, magari si aggiungeranno quelle dei visitatori rinchiusi che urlano che qualcuno gli vada ad aprire: «Aiutoooo! Fateci uscire dal manicomioooo!».
 
   
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VISITA GUIDA N.21 MESE DI AGOSTO
Sabato 12 agosto, via Chiarugi 135, ore 18
Esodo di ferragosto al manicomio di Rovigo
SPQR, Sono Pazzi Questi Rodigini, MA NON ERA CHIUSO IL MANICOMIO? “Ma non era chiuso il manicomio?”, “Aprono un camping nell’area del parco?”, “Apre finalmente il Museo della Memoria?”, “Pare di essere tornati all’11 luglio dell’82, alla finale dei campionati del mondo di calcio in Spagna – Zoff, Cabrini, Gentile, Collovati, Scirea…”: questi alcuni dei commenti raccolti sul piazzale del manicomio, l’ultimo, del reduce Luciano Prandini.
SPQR. Sono Pazzi Questi Rodigini, invece di andare al mare o in montagna vanno in “visita guidata” al manicomio di Granzette in ricerca delle testimonianze, della storia, della “naturalezza” dell’area psichiatrica e si sono ritrovati in oltre 60 (che le prenotazioni sono state chiuse) davanti al cancello del manicomio chiuso-sbarrato dal 1997.
 
«Peccà che non sia vegnu’ Compostella … » ha dichiarato compostamente col suo solito stile demodé Luca Gigli, uno dei visitatori, «… che lo lasciavamo dentro!». Le critiche pur velate al direttore Ulss 5 sono rivolte al fatto che un’area di così prestigio storico e naturalistico sia completamente abbandonata alla periferia della città. Ma anche alla periferia della politica rodigina, col Sindaco e Presidente Provincia che continuano a latitare, voce del verbo non me ne frega, perché è periferia, non c’entra con Rovigo capitale europea della cultura!, sulle proposte del manicomio come polo turistico a livello nazionale avanzate dal Centro doc. manicomio provinciale e Biancoenero, organizzatori per il V anno consecutivo delle “visite”, oltre a pubblicazioni di libri, rappresentazioni teatrali, conferenze illustrate, petizioni per il Museo della memoria… Comunque, una folla (una moltitudine di solitudini) si è presentata incuriosita al manicomio della follìa (la segregazione delle solitudini) a seguire un percorso taumaturgico e propedeutico guidato  da Roberto Costa che con siparietti antropologici, storici, aneddotistici ed anche teatrali ha tracciato una vera e propria cartografia toponomastica dell’”isola misteriosa” del manicomio ed ha svelato una “Istituzione totale” ormai relegata, anche per un senso di colpa della tragedia prodotta, nelle pieghe della storia. In un vero e proprio incipit alla visita, prima dell’apertura del cancello ad aprire l’area con la legge 180 del 1978, il misterioso paziente 124, in una breve com-parizione, ha fatto una premessa proprio sulla definizione di manicomio e di “matto”, da “La maggioranza deviante, l’ideologia del controllo sociale” di Franco e Franca Basaglia edizioni Einaudi 1971, prima di facebook.
 
È la società, siete voi che definisce il malato” – A sinistra: «…lo imprigiona e segrega in un’istituzione totale, il manicomio»; a destra: «… il matto è il risultato finale, ultimo, di un meccanismo di esclusione, di violenza, di controllo sociale!».
Durante la visita ci sono stati due malori dovuti al caldo estivo, ma secondo gli organizzatori si è trattato del solito caso di sindrome di Stendhal manicomiale, ormai ricorrente alle “visite”, che ha colpito due noti culturisti rodigini – Lino Callegarin e Luigi Contegiacomo, proprio a lato del Parco, davanti alla fontana realizzata dal Pittore del manicomio di Granzette, figura di spicco fra i ricoverati nella struttura.
Per tornare alle note di cronaca, va segnalato che oltre 70 persone, dopo una introduzione sulla storia della follia dal 1500 al 1900 tenuta davanti al cancello, si sono avventurate, attente e curiose, in quella che è stata definita la “via crucis” del manicomio: una passeggiata di oltre due ore per i viali dell’area con 14 “stazioni” davanti ai reparti e zone caratteristiche nelle quali la guida ha dipanato la storia della struttura e delle persone lì internate in un tunnel temporale che ha trasportato i visitatori al periodo di massima efficienza degli anni ’70. La “visita” si è conclusa al campiello della fontana, fatta a conchiglia a “risuonare” l’area manicomiale, davanti al monumento alla memoria degli internati a tutti i quali è stato dedicato un commosso riconoscimento: “imbarcati loro malgrado nella ‘stultifera navis’ del ‘900, che vadano lievi!”. Lì, davanti alla fontana, dopo oltre due ore di percorso nel labirinto della solitudine manicomiale, un caloroso e spontaneo applauso ha ringraziato e commosso Roberto Costa  ed i compartecipi “guidanti” Angela Zerbinati e Alessandro Tozzi. Sursum corda!

> Esodo di ferragosto al manicomio di Rovigo  la versione apocrifa


LA VISITA ALLA STORIA E MEMORIA OPP di Rovigo fronte mezzogiorno e seraManicomio di Rovigo, fronte mezzogiorno, veduta panoramica 

IL MANICOMIO RACCONTA
Dopo una premessa storica, davanti al cancello, sulla storia della follìa, a partire dal “grande internamento” del ‘600, si partirà in passeggiata lungo i viali dove, i
n una sorta di “filò” itinerante di due km., si potranno dipanare ed ascoltare le storie che il manicomio ancora racconta con la sua natura, i fabbricati, la memoria: dalla nascita del 1906 alla sospensione dei lavori nel 1910,  da alloggio per una batteria di artiglieria da campagna all’ospedale da campo n.205 della prima guerra mondiale, dall’inaugurazione a vuoto del 1929 all’apertura del 1930, dai cento malati dal manicomio bombardato di Padova alla reclusione di un partigiano nella seconda guerra mondiale, dall’edificazione della madonnina ai tre tesori del manicomio, dall’esodo per alluvione nel 1951 al nuovo regolamento con le infermiere che potevano sposarsi senza essere licenziate, dalla colonia agricola degli anni ‘60 alle centinaia di elettroshock “a secco”, dalla Legge Basaglia del 1978 al “manicomio sociale” degli anni ‘80 con i matti che diventano persone, dalla chiusura del 1997 alle varie proposte di riqualificazione dell’area al 2017. Centro documentazione manicomio di rovigoLa manifestazione è propedeutica al Museo della Memoria del Manicomio di Granzette

 PRE-NOTAZIONI 
Le prenotazioni riguardano un numero massimo di 40 persone.
Redazione Biancoenero: red.biancoenero@teletu.it

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IL MANICOMIO DI CONCENTRAMENTO DEGLI ALIENATI MENTALIO.P.P. di Rovigo 1930 fronte mezzogiorno e seraIl Manicomio “concentrazionario” di Granzette, assolve la sua funzione di internamento e cura (comprese insulinoterapia, camicia di forza, elettroshock…) per tutta la Provincia di Rovigo per una media di 700 pazienti e 225 infermieri, dal 1930 al 1978 della legge n.180 che ne impone la chiusura. Il Residuo Psichiatrico rimane però attivo fino al 1997 quando viene definitivamente sbarrato, e abbandonato al degrado ed al vandalismo, con il trasferimento degli ultimi 223 “ospiti.
La stessa “maggioranza deviante”*, che ha gestito questa “istituzione totale”, un universo concentrazionario di esclusione dell’altro da sé – una macchia oscura di coscienza sociale, continua, ora ad oscurare la memoria e la storia dell’ospedale psichiatrico tant’è che le “visite guidate”, e manifestazioni correlate di visibilità manicomiale (teatro, conferenze, presentazioni di libri), che portiamo avanti da anni ed anni, sono scrupolosamente negate da istituzioni, amministrazioni, da tutti i giornali,  banche e pseudo associazioni culturali e di altro tipo della città.

* “La maggioranza deviante”, per usare una definizione di Franco Basaglia a definire l’establishment, la “cricca”, gli organi a cupola di potere e di governo, per legittimarsi ha bisogno di fabbricare mostri, nel senso di capri espiatori da immolare al Dio della sua superiorità: prima ha costruito fabbriche – lager per Ebrei, Handicappati, “zingari”,  poi fabbriche di matti (manicomi), per proseguire in tempi attuali con fabbriche di “profughi”.

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                Panico e paura al manicomio di Granzette?
Il manicomio racconta ancora e la storia affascina – cronaca di una “visita”
Venerdì 17 marzo porta sfortuna? Alle ore 16 panico e paura in via Chiarugi a Granzette quando una folla di persone (100 secondo gli organizzatori, quaranta secondo la polizia) si è presentata al civico 135, all’entrata dell’ex manicomio. Ecco alcune voci dei passanti trascritte per i lettori: «Madonna!, hanno ri-aperto il manicomio?», «Miseria!, trasferimento del Consiglio Comunale?», «Orpo! Manifestazione contro il ventilato arrivo dei profughi in manicomio?».
In effetti è soltanto una delle “visite guidate” all’area manicomiale promosse per il quinto anno consecutivo da Biancoenero – Centro doc. Manicomio Provinciale. Il gran numero di persone sta ad indicare l’attenzione della comunità verso questa area di indubbio valore e pregio ambientale, architettonico e storico, purtroppo chiusa e abbandonata e dismessa dal 1997. Un’area che è un vero patrimonio culturale e che deve essere restituita alla comunità, secondo le associazioni promotrici delle “visite guidate” ma, in ogni ri-destinazione si spera che una camerata possa essere destinata a Centro documentazione o addirittura a Museo della memoria, a ricordare e dare testimonianza delle migliaia e migliaia di persone lì internate e manicomializzate a nome e per conto della “maggioranza deviante”. Perché non ci sarà coscienza civile finché non sarà recuperata memoria e testimonianza dei manicomi, definiti «lager germanici e bolge infernali dantesche» dal Ministro della Sanità Luigi Mariotti nel 1965. Un Manicomio che suscita ancora grande interesse e partecipazione popolare se oltre 50 persone hanno seguito con interesse la “visita” storico-ambientalistica-architettonica in un itinerario di oltre due ore guidato dal passionato e avvincente Roberto Costa.
Roberto Costa davanti al murale sbiadito del I maggio 1979, lato reparto Lavoratori, illustra una copia dell’epoca (foto di Martina Galiazzo). Il dipinto è finito in copertina dell’ultimo libro su Franco Basaglia, di John Foot. Da lì il gruppo parte per l’ultima “stazione” davanti alla fontana ed al monumento alla memoria degli internati.
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LA CREDENZA DELLA MEMORIA
In epoca contadina e fino al boom economico degli anni ’70 del secolo scorso, usava affiggere le fotografie dei famigliari e dei morti alla credenza di casa. In cucina, a dare memoria e presenza nell’abituale luogo di ritrovo della famiglia e degli ospiti. I morti manicomiati non hanno una vetrina dove fare presenza. Dopo una vita in manicomio, alla morte sono stati seppelliti nei comuni di nascita, volutamente rimossi e dimenticati. Il Centro documentazione manicomio di Granzette-Ro, vuole creare una credenza, ed un armadio, per conservare ed esporre memoria di persone –  fotografica, di documenti e di manufatti – che fanno parte della nostra storia ed umana consapevolezza.
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
Credenza della memoria manicomio di granzetteCredenza della memoria presso Manicomio di Rovigo. Fra fotografie, documenti ed oggetti si riconoscono due bottoni fotografici, una bambola fatta nel laboratorio sartoria degli anni cinquanta, la bolla con il plastico del manicomio…

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STORIA DELLA FOLLÌA NELL’ETÀ CLASSICA
la Madonnina del Manicomio di Granzette, ornata in occasione di un convegno su Michel Foucault, lo striscione riporta le parole:
“Il Manicomio che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine è ora diventato il castello della nostra coscienza”. Già, coscienza…
il manicomio rovigo in foucaultSe ne approfitta per segnalare un video, questo qui:
> Dalla stultifera navis alle navicula stultorum al manicomio di Granzette

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foto bottoni manicomio di rovigo 1930-1997Foto-bottoni, anche colorati a mano, del Nosocomio di Rovigo 1930-1997
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“Corte” (salone) delle feste manicomio di Rovigo, 1979-1991.

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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una guerra che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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Una Risposta to “Visite d’estate 2017 Manicomio di Granzette”

  1. alessandro said

    DUE PAROLE DI RINGRAZIAMENTO – per la visita del 12 agosto
    Buongiorno,
    ho avuto modo di partecipare, ieri pomeriggio, alla visita guidata presso l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Granzette curata dalla Vs. Associazione. Vorrei, se mi è consentito, farVi giungere un ringraziamento per la cortesia e la competenza con cui il sig. Costa ed i suoi collaboratori hanno descritto, con dovizia di anneddoti e di particolari, quanto rimane di una struttura (praticamente, una ‘città nella città’) che, se in passato fu luogo da nascondere e da tenere isolato, presentemente avrebbe tutte le carte in regola per divenire, a tutti gli effetti, un ‘luogo della memoria’ destinato alla di tutti fruizione, affinchè chi è stato, in qualche modo, più sfortunato di noi non abbia più, per nessun motivo, a condurre una vita ancora più triste.
    Voglio sperare che nell’avvenire gli sforzi che la Vs. Associazione da tempo profonde a questo fine, possano trovare una risoluzione concreta e l’area in parola possa essere pienamente riqualificata.
    Buon lavoro.
    Con viva cordialità
    Al. Gaz.

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