Visite d’estate 2017 Manicomio di Granzette

maggio 16, 2017

Un’estate da manicomio. Sabato 10 giugno, sabato 8 luglio, sabato 12 agosto, sabato 8 settembre, in via Chiarugi 135, per il V anno consecutivo, Biancoenero e Centro documentazione Manicomio Provinciale organizzano visite guidate – solo su prenotazionealla storia, memoria, attualità ed ai progetti di ridestinazione del Manicomio di Rovigo. .

VISITA GUIDATA: PRE-NOTAZIONI
Pre-notazioni alle “visite”, scrivere a: red.biancoenero@teletu.it
Sabato 10 giugno ore 17, fatta. Pre-notazioni per: Sabato 8 luglio ore 18

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VISITA GUIDATA N.18 ANNO V
Sabato 10 giugno ore 17, via Chiarugi 135.
Alle ore 17 parte la “visita guidata” a un’area fra le più suggestive ma anche la più oscurata del Polesine: un patrimonio sociale di testimonianza umana, di natura, paesaggio ed architettura. Un’area chiusa-sbarrata dal 1997 e che deve essere ri-conosciuta per salvarla dall’abbandono, dal degrado e ri-consegnarla alla collettività. Si tratta di un piccolo villaggio, con tre km. di viali alberati, disteso su un’area di 220 mila metri quadri con 6000 di parco secolare, un campo sportivo e 60 mila metri quadri di zona agricola; con quindici grandi edifici fra padiglioni, chiesa, lavanderia, cucina, reparti lavoratori ed altri edifici minori come centro del sociale, necroscopia, stalle, falegnameria, officine…

  
A sinistra, presso la portineria, l’illustrazione della mappa del territorio manicomiale, a struttura circolare, che segue l’ansa del Ceresolo; a destra presso la lavanderia, anche l’assessore Saccardin, il primo a sinistra (fisiologica perché è di destra) ascolta il suo compaesano Costa che spiega la storia della Madonnina. Si ricorda che l’assessore è uno dei promotori del progetto del Parco al manicomio, che nega la storia per salvare il parco.
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VISITA GUIDATA PER IL PAESE DI GRANZETTE
Venerdì 30 giugno, in occasione della festa di san Pietro Apostolo, patrono di Granzette, “visita guidata” al manicomio riservata agli abitanti del paese.

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 VISITA GUIDATA MESE DI LUGLIO 
Sabato 8 luglio, via Chiarugi 135, alle ore 18
Visita guidata anno V n.20 – Ci si trova davanti al cancello di via Chiarugi 135. La visita, ci si muove rigorosamente in gruppo, si svolge per i viali (non dentro i reparti) per un percorso di 2 km e due ore con 14 ”stazioni”, in una vera e propria “via crucis” dei “matti”, davanti ai reparti e luoghi significativi a raccontare la storia e note fino all’attualità. La “visita” viene illustrata anche da appositi pannelli e fotografie situati lungo il percorso. Entrata libera, offerta libera solo in cambio di pieghevole illustrato con la mappa della “visita”. 

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    “Visione” aerea del manicomio di Rovigo. La struttura circolare “segue” lo scolo Ceresolo

 LA VISITA ALLA STORIA E MEMORIA OPP di Rovigo fronte mezzogiorno e seraManicomio di Rovigo, fronte mezzogiorno, veduta panoramica 

IL MANICOMIO RACCONTA
Dopo una premessa storica, davanti al cancello, sulla storia della follìa, a partire dal “grande internamento” del ‘600, si partirà in passeggiata lungo i viali dove, i
n una sorta di “filò” itinerante di due km., si potranno dipanare ed ascoltare le storie che il manicomio ancora racconta con la sua natura, i fabbricati, la memoria: dalla nascita del 1906 alla sospensione dei lavori nel 1910,  da alloggio per una batteria di artiglieria da campagna all’ospedale da campo n.205 della prima guerra mondiale, dall’inaugurazione a vuoto del 1929 all’apertura del 1930, dai cento malati dal manicomio bombardato di Padova alla reclusione di un partigiano nella seconda guerra mondiale, dall’edificazione della madonnina ai tre tesori del manicomio, dall’esodo per alluvione nel 1951 al nuovo regolamento con le infermiere che potevano sposarsi senza essere licenziate, dalla colonia agricola degli anni ‘60 alle centinaia di elettroshock “a secco”, dalla Legge Basaglia del 1978 al “manicomio sociale” degli anni ‘80 con i matti che diventano persone, dalla chiusura del 1997 alle varie proposte di riqualificazione dell’area al 2016. Centro documentazione manicomio di rovigoLa manifestazione è propedeutica al Museo della Memoria del Manicomio di Granzette

 PRE-NOTAZIONI 
Le prenotazioni riguardano un numero massimo di 40 persone.
Redazione Biancoenero: red.biancoenero@teletu.it

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IL MANICOMIO DI CONCENTRAMENTO DEGLI ALIENATI MENTALIO.P.P. di Rovigo 1930 fronte mezzogiorno e seraIl Manicomio “concentrazionario” di Granzette, assolve la sua funzione di internamento e cura (comprese insulinoterapia, camicia di forza, elettroshock…) per tutta la Provincia di Rovigo per una media di 700 pazienti e 225 infermieri, dal 1930 al 1978 della legge n.180 che ne impone la chiusura. Il Residuo Psichiatrico rimane però attivo fino al 1997 quando viene definitivamente sbarrato, e abbandonato al degrado ed al vandalismo, con il trasferimento degli ultimi 223 “ospiti.
La stessa “maggioranza deviante”*, che ha gestito questa “istituzione totale”, un universo concentrazionario di esclusione dell’altro da sé – una macchia oscura di coscienza sociale, continua, ora ad oscurare la memoria e la storia dell’ospedale psichiatrico tant’è che le “visite guidate”, e manifestazioni correlate di visibilità manicomiale (teatro, conferenze, presentazioni di libri), che portiamo avanti da anni ed anni, sono scrupolosamente negate da istituzioni, amministrazioni, da tutti i giornali,  banche e pseudo associazioni culturali e di altro tipo della città.

* “La maggioranza deviante”, per usare una definizione di Franco Basaglia a definire l’establishment, la “cricca”, gli organi a cupola di potere e di governo, per legittimarsi ha bisogno di fabbricare mostri, nel senso di capri espiatori da immolare al Dio della sua superiorità: prima ha costruito fabbriche – lager per Ebrei, Handicappati, “zingari”,  poi fabbriche di matti (manicomi), per proseguire in tempi attuali con fabbriche di “profughi”.

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                Panico e paura al manicomio di Granzette?
Il manicomio racconta ancora e la storia affascina – cronaca di una “visita”
Venerdì 17 marzo porta sfortuna? Alle ore 16 panico e paura in via Chiarugi a Granzette quando una folla di persone (100 secondo gli organizzatori, quaranta secondo la polizia) si è presentata al civico 135, all’entrata dell’ex manicomio. Ecco alcune voci dei passanti trascritte per i lettori: «Madonna!, hanno ri-aperto il manicomio?», «Miseria!, trasferimento del Consiglio Comunale?», «Orpo! Manifestazione contro il ventilato arrivo dei profughi in manicomio?».
In effetti è soltanto una delle “visite guidate” all’area manicomiale promosse per il quinto anno consecutivo da Biancoenero – Centro doc. Manicomio Provinciale. Il gran numero di persone sta ad indicare l’attenzione della comunità verso questa area di indubbio valore e pregio ambientale, architettonico e storico, purtroppo chiusa e abbandonata e dismessa dal 1997. Un’area che è un vero patrimonio culturale e che deve essere restituita alla comunità, secondo le associazioni promotrici delle “visite guidate” ma, in ogni ri-destinazione si spera che una camerata possa essere destinata a Centro documentazione o addirittura a Museo della memoria, a ricordare e dare testimonianza delle migliaia e migliaia di persone lì internate e manicomializzate a nome e per conto della “maggioranza deviante”. Perché non ci sarà coscienza civile finché non sarà recuperata memoria e testimonianza dei manicomi, definiti «lager germanici e bolge infernali dantesche» dal Ministro della Sanità Luigi Mariotti nel 1965. Un Manicomio che suscita ancora grande interesse e partecipazione popolare se oltre 50 persone hanno seguito con interesse la “visita” storico-ambientalistica-architettonica in un itinerario di oltre due ore guidato dal passionato e avvincente Roberto Costa.
Roberto Costa davanti al murale sbiadito del I maggio 1979, lato reparto Lavoratori, illustra una copia dell’epoca (foto di Martina Galiazzo). Il dipinto è finito in copertina dell’ultimo libro su Franco Basaglia, di John Foot. Da lì il gruppo parte per l’ultima “stazione” davanti alla fontana ed al monumento alla memoria degli internati.
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LA CREDENZA DELLA MEMORIA
In epoca contadina e fino al boom economico degli anni ’70 del secolo scorso, usava affiggere le fotografie dei famigliari e dei morti alla credenza di casa. In cucina, a dare memoria e presenza nell’abituale luogo di ritrovo della famiglia e degli ospiti. I morti manicomiati non hanno una vetrina dove fare presenza. Dopo una vita in manicomio, alla morte sono stati seppelliti nei comuni di nascita, volutamente rimossi e dimenticati. Il Centro documentazione manicomio di Granzette-Ro, vuole creare una credenza, ed un armadio, per conservare ed esporre memoria di persone –  fotografica, di documenti e di manufatti – che fanno parte della nostra storia ed umana consapevolezza.
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
Credenza della memoria manicomio di granzetteCredenza della memoria presso Manicomio di Rovigo. Fra fotografie, documenti ed oggetti si riconoscono due bottoni fotografici, una bambola fatta nel laboratorio sartoria degli anni cinquanta, la bolla con il plastico del manicomio…

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STORIA DELLA FOLLÌA NELL’ETÀ CLASSICA
la Madonnina del Manicomio di Granzette, ornata in occasione di un convegno su Michel Foucault, lo striscione riporta le parole:
“Il Manicomio che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine è ora diventato il castello della nostra coscienza”. Già, coscienza…
il manicomio rovigo in foucaultSe ne approfitta per segnalare un video, questo qui:
> Dalla stultifera navis alle navicula stultorum al manicomio di Granzette

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foto bottoni manicomio di rovigo 1930-1997Foto-bottoni, anche colorati a mano, del Nosocomio di Rovigo 1930-1997
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corte delle feste manicomio di rovigo 1979-1991
“Corte” (salone) delle feste manicomio di Rovigo, 1979-1991.

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un volto un nome
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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una guerra che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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