Manicomio di una notte di mezza-estate

agosto 4, 2016

Martedì 23 agosto 2016, ore 21 presso Csv di Rovigo in viale Tre Martiri, 67/F, “Manicomio di una notte di mezza-estate”: storia, leggende e persone dal manicomio di Granzette, con Roberto Costa→Luciano Prandini. Dopo le “visite guidate” all’area, una “visita guidata” alle persone imprigionate nel manicomio sociale di Rovigo. Un rendez-vous a cura di Biancoenero, Centro documentazione manicomio Provinciale. 45 posti, è gradita la prenotazione.

STORIA, TESTIMONIANZE, VIDEO E FOTOGRAFIE
La storia e l’attualità del manicomio di Granzette attra-verso “presenze”, testimonianze, video, fotografie. «Un “rendez vous”, una serata in comunanza, per rilanciare il nostro 
sogno – spiega Roberto Costa – : il luogo che ha rappresentato la chiusura e la negazione della dignità umana può diventare un luogo di socialità, arte e cultura, dove i cittadini possano incontrarsi, riconoscersi, riscoprire il senso della propria comunità».
storia della follia al manicomio di granzetteImmagine promozionale del video Biancoenero su “Follìa e sragione”, tratto e completato da Storia della follia nelletà classica, di Michel Foucault.  

MANICOMIO DI GRANZETTE, CHECCHÉ SE NE DICA…
… Non è un parco, un’architettura in disuso, un paesaggio urbano trascurato, è un’istituzione di detenzione per matti chiusa dal 1997, abbandonata al degrado ambientale e sociale; un cimitero della memoria che è stato volutamente oscurato, ripudiato e lasciato alla profanazione, al saccheggio, al vandalismo, in un atto istituzionale di dimenticanza storica che segnala un degrado socio-culturale di tutta la società, che nascondendo questa tragedia – il matto usato come capro espiatorio, offusca e monca anche la sua sensibilità, la sua coscienza civile.
Il manicomio come paesaggio dell’anima e presenza di futuro

murale manicomio di rovigo 1° maggio 1979

IL MANICOMIO SCOMPARSO
Dal 1997 il Manicomio di Granzette è letteralmente scomparso dalla carta geografica ed anche dalla storia, sociale e culturale, del Polesine. Rimosso ed oscurato come un senso di colpa per una spaventosa tragedia umana che dentro il manicomio-lager si è consumata, a nome e per conto della “maggioranza deviante” – sì, ma con la complicità di tutti.
corte delle feste manicomio di rovigo 1979-1991
Cronofotografia: “Corte delle feste” del manicomio di Rovigo 1979-1991. 

L’IDEOLOGIA DEL CONTROLLO SOCIALE
«È la società che definisce il malato e lo colloca in un luogo “deputato”, lo reclude e segrega in uno spazio separato, in un “ruolo”, in una “istituzione totale” in cui comincia e spesso finisce la sua carriera morale. L’istituzione, in cui i malati vivono-muoiono, è costruita per eliminare e, insieme, per continuare a far vivere coloro che non si sono adattati, che non hanno accettato e non sono stati accettati. In questo spazio totale, colpa e malattia, deviazione dalla norma, “destino” sono la stessa cosa. Il malato è il risultato ultimo di un meccanismo di esclusione, di violenza, di controllo sociale». La Maggioranza Deviante, L’ideologia del controllo sociale totale, Franco Basaglia, Franca Basaglia Ongaro, Einaudi 1971. manicomio rovigo manifestazione I maggio 1979
Renzo Pigaiani e Marzia Barion – Manifestazione per i viali alla festa del I maggio 1979 al manicomio di Rovigo, organizzata da Gruppo Intervento di Granzette. 

PRENOTAZIONE GRADITA
La sala è adibita a 45 posti, chi vuole essere sicuro di partecipare allo spettacolo può richiedere prenotazione a: red.biancoenero@teletu.it

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Il manicomio di Granzette vive
Sala piena, affollata, al Csv di Rovigo per la manifestazione sul manicomio di Granzette chiuso dal 1997
Rovigo,  23 agosto notte. Parlare e discernere, anche teatralmente, di Manicomio oggi è ancora considerato un’atto di sovversione sociale, tant’è che arrivano due agenti Digos a verificare che sia “tutto a posto”.
Sala piena, oltre 50 persone, martedì 23 agosto, al Csv di Rovigo alla prima nazionale di “Manicomio di una notte di mezza estate”, organizzata da Biancoenero e Centro doc. manicomio provinciale. “Il manicomio libera tutti”, titola uno striscione a lato dello schermo, a significare che recuperare memoria di questa tragedia sociale “libera” coscienza civile come risorsa del futuro.
La prima parte contempla un filmato che traccia la storia della follìa dal 1500 al 1900. Segue una conferenza illustrata con fotografie e documenti inediti sulla storia del manicomio di Granzette: una vera e propria “lectio magistralis” di Roberto Costa, sia dal punto di vista di divulgazione approfondita di una storia locale (il Manicomio dal 1906 al 2016), sia dal punto di vista della didattica della ricerca, con documenti “ritrovati” all’Archivio di Stato, in Provincia, in Accademia dei Concordi, in Prefettura, presso collezionisti privati, ma anche sul territorio, nell’area manicomiale con scavi quasi archeologici, ma anche presso operatori e parenti di dipendenti e malati dell’Ospedale Psichiatrico. Di seguito, viene proiettata un’altra serie di immagini a illustrare i tre tesori, unici in tutto il panorama nazionale, del manicomio di Granzette.
La seconda parte della manifestazione vede la partecipazione e la toccante testimonianza di Luciano Prandini, un reduce dal manicomio, che commuove gli spettatori descrivendo il suo internamento dai crudeli anni ’60 da elettroshock a “manetta”, per riscaldare poi i cuori con gli anni ’80 della “liberazione”, a seguito della Legge Basaglia. Subito dopo Roberto Costa si congeda dal pubblico con la proiezione de “Il manicomio sociale”, un audiovisivo con 100 fotografie degli anni ‘80 dal manicomio di Granzette. La manifestazione, che come sempre è propedeutica alla nascita di un Museo della Memoria del Manicomio di Granzette, viene portata in dirittura di arrivo da Luciano che ricorda Alda Merini per poi passare a citare Franco Basaglia: «Occorre spostare lo sguardo dalla malattia, che è una croce posta sulla tomba del malato, alla persona che invece è viva, cambia e fa relazione». Il compimento della serata avviene con un rimando da William Shakespeare (richiamato nel titolo della manifestazione),
con Lorenzo che mima Puck che alla fine della rappresentazione (“Sogno di una notte di mezza estate”) saluta il pubblico: «Se noi ombre del manicomio vi abbiamo interessato, sappiate che questa visione non nasce dalla fantasia, ma da una realtà, da un cimitero profanato ed abbandonato alla periferia della vostra città… Non vi abbiamo offerto che un sogno, portatene ricordanza (col cuore) al risveglio». Spettatori interessati e prodighi di applausi anche dopo una maratona di due ore e mezza di un autentico “Manicomio di mezza estate” e, per una volta si può dire e scrivere che Luciano Prandini e Roberto Costa sono stati due autentici “matt-attori”.

manicomio rovigo sala piena al csv ° 

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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dagli eserciti della “maggioranza deviante”. Una guerra, contro una piccola minoranza, che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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