Manicomial day, Rovigo 2016

aprile 13, 2016

Venerdì 13 maggio, in ricorrenza del “Giorno della memoria” dei manicomi (legge Basaglia 13-5-1978), Redazione Biancoenero e Centro documenta-azione del Manicomio Provinciale, organizzano una visita guidata – solo su prenotazione, alla naturalezza, storia, memoria, attualità ed ai progetti di ridestinazione del Manicomio di Rovigo.

QUEL GIORNO CHE I MATTI DIVENTANO PERSONE
Il Manicomio “liberato” dalla legge Basaglia del 1978, dalla chiusura-sprangata del 1997, viene di nuovo “liberato”, alla curiosità e all’attenzione
da Biancoenero e Centro documentazione del Manicomio Provinciale, per una consapevolezza collettiva che inciti alla riqualificazione dell’area con uno spazio prefigurato a preservare la sua memoria:
« È la società che definisce il malato e lo colloca in un luogo “deputato”, lo reclude e segrega in uno spazio separato, in un “ruolo”, in una “istituzione totale” in cui comincia e spesso finisce la sua carriera morale. L’istituzione, in cui i malati vivono-muoiono, è costruita per eliminare e , insieme, per continuare a far vivere coloro che non si sono adattati, che non hanno accettato e non sono stati accettati. In questo spazio totale, colpa e malattia, deviazione dalla norma, “destino” sono la stessa cosa. Il malato è’ il risultato ultimo di un meccanismo di esclusione, di violenza, di controllo sociale». La Maggioranza Deviante, L’ideologia del controllo sociale totale – Franco Basaglia, Franca Basaglia Ongaro, Einaudi 1971.
Manicomio dei poveri Carla Cerati 1968

“Manicomial day” 2016: Visita guidata al manicomio di Rovigo – IV anno
Venerdì 13 maggio, via Chiarugi 135 – a 38 anni dalla legge 180
Per una ri-conciliazione nazionale con tutti i mattificati della storia, a memoria del 13 maggio del 1978 di approvazione della Legge 180 (detta Basaglia) che ha liberato 120 mila detenuti. Incarcerati e segregati a vita per la loro diversità, in nome e per nome ed a consacrazione di una “normalità” sociale maggioritaria che Franco Basaglia ha definito “maggioranza deviante”. E non ci sarà coscienza veramente “civile” finché non vi sia ri-conoscimento e ri-conciliazione coi detenuti del carcere manicomiale dove è stata rinchiusa anche una parte della nostra coscienza collettiva e umana. Occorre “liberare” finalmente il manicomio, e la sua memoria, per liberare anche la nostra umanità…

manicomial day rovigo 2016La “cartolina” della manifestazione

IL MANICOMIO “OSCURATO”
Un’area fra le più suggestive ma anche la più oscurata del Polesine: un patrimonio sociale di testimonianza umana, di natura, paesaggio ed architettura. Un’area chiusa-sbarrata dal 1997 e che deve essere ri-conosciuta per salvarla dall’abbandono, dal degrado e ri-consegnarla alla collettività. Si tratta di un piccolo villaggio, con due km. di viali alberati, disteso su un’area di 220 mila metri quadri con 6000 di parco secolare, un campo sportivo e la zona agricola; con quindici grandi edifici fra padiglioni, chiesa, lavanderia, cucina, centri ospiti, officine, centro del sociale, necroscopia, osservazione, direzione, la fontana…

Manicomio Rovigo -Biancoenero da bing maps
.                                     “Visione” aerea del manicomio di Rovigo

LA VISITA ALLA STORIA E MEMORIA OPP di Rovigo fronte mezzogiorno e seraManicomio di Rovigo, fronte mezzogiorno, veduta panoramica 

VISITA GUIDATA
La visita al manicomio di primavera sarà guidata dallo storico Roberto Costa. Per “visita guidata” si intende una passeggiata di 1,5 km. lungo i viali del Manicomio a partire dall’entrata per finire davanti al campiello della fontana (realizzata da un paziente nella seconda metà degli anni ’30), dove sta il monumento alla memoria degli internati.

IL MANICOMIO RACCONTA
Dopo una premessa storica, davanti al cancello, sulla storia della follìa, a partire dal “grande internamento” del ‘600, si partirà in passeggiata lungo i viali dove, i
n una sorta di “filò” itinerante di due km., si potranno dipanare ed ascoltare le storie che il manicomio ancora racconta con la sua natura, i fabbricati, la memoria: dalla nascita del 1906 alla sospensione dei lavori nel 1910,  da alloggio per una batteria di artiglieria da campagna all’ospedale da campo n.205 della prima guerra mondiale, dall’inaugurazione a vuoto del 1929 all’apertura del 1930, dai cento malati dal manicomio bombardato di Padova alla reclusione di un partigiano nella seconda guerra mondiale, dall’edificazione della madonnina ai tre tesori del manicomio, dall’esodo per alluvione nel 1951 al nuovo regolamento con le infermiere che potevano sposarsi senza essere licenziate, dalla colonia agricola degli anni ‘60 alle centinaia di elettroshock “a secco”, dalla Legge Basaglia del 1978 al “manicomio sociale” degli anni ‘80 con i matti che diventano persone, dalla chiusura del 1997 alle varie proposte di riqualificazione dell’area al 2015. Centro documentazione manicomio di rovigoLa manifestazione è propedeutica al Museo della Memoria del Manicomio di Granzette

 PRE-NOTAZIONI 
Le prenotazioni riguardano un numero massimo di 40 persone.
Redazione Biancoenero: red.biancoenero@teletu.it

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      PRE-NOTAZIONI CHIUSE
      Stiamo attivandoci per un’altra visita venerdì 17 giugno ore 18.
.      Chi è interessato si metta in contatto.

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             PICCOLA CRONACA
Manicomio di Granzette, 13 maggio 2016. Tre ore di intensa partecipazione alla “visita guidata” al manicomio condotta da Roberto Costa in una narrazione senza soluzione di continuità, reparto per reparto, strada su strada, sentiero su sentiero… Perché strada facendo si apre il cammino. La “guida”, ancorché stremata, alla fine dichiara: «è la “visita” più intensa e coinvolta che ho fatto negli ultimi quattro anni, grazie a tutti i partecipanti!». Foto e didascalie di Daniela Càmpaci.
 Roberto Costa all'entrata manicomio di Granzette D.CàmpaciRoberto che ci racconta la storia del manicomio in generale dagli albori ai tempi nostri…
Gruppo in visita al manicomio di Granzette D. CàmpaciE malgrado la pioggia un bel gruppo di persone…

               

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LA CREDENZA DELLA MEMORIA
In epoca contadina e fino al boom economico degli anni ’70 del secolo scorso, usava affiggere le fotografie dei famigliari e dei morti alla credenza di casa. In cucina, a dare memoria e presenza nell’abituale luogo di ritrovo della famiglia e degli ospiti. I morti manicomiati non hanno una vetrina dove fare presenza. Dopo una vita in manicomio, alla morte sono stati seppelliti nei comuni di nascita, volutamente rimossi e dimenticati. Il Centro documentazione manicomio di Granzette-Ro, vuole creare una credenza, ed un armadio, per conservare ed esporre memoria di persone –  fotografica, di documenti e di manufatti – che fanno parte della nostra storia ed umana consapevolezza.
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
Credenza della memoria manicomio di granzetteCredenza della memoria presso Manicomio di Rovigo. Fra fotografie, documenti ed oggetti si riconoscono due bottoni fotografici, una bambola fatta nel laboratorio sartoria degli anni cinquanta, la bolla con il plastico del manicomio…

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STORIA DELLA FOLLÌA NELL’ETÀ CLASSICA
la Madonnina del Manicomio di Granzette, ornata in occasione di un convegno su Michel Foucault, lo striscione riporta le parole:
“Il Manicomio che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine è ora diventato il castello della nostra coscienza”. Già, coscienza…
il manicomio rovigo in foucaultSe ne approfitta per segnalare un video, questo qui:
> Dalla stultifera navis alle navicula stultorum al manicomio di Granzette

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foto bottoni manicomio di rovigo 1930-1997Foto-bottoni, anche colorati a mano, del Nosocomio di Rovigo 1930-1997
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corte delle feste manicomio di rovigo 1979-1991
“Corte” (salone) delle feste manicomio di Rovigo, 1979-1991.

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un volto un nome
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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una guerra che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

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