Poeti al manicomio di Rovigo: chi fora fora…

settembre 1, 2015

… chi sotto sotto!!!
Sabato 19 settembre, ore 17,30
: via Chiarugi 135 (entrata Manicomio).
“Il verbo e la parola”: Poeti per dare luce ad una zona oscurata di coscienza sociale. Roberto Costa interpreta l’”Urlo” edipico di Allen Ginsberg e “Alienazione e magia nera” di Antonin Artaud.

Ginsberg e Artaud al Manicomio di RovigoIl Manicomio di Rovigo è chiuso-sbarrato dal 1997. Si tratta di un’area di 220 mila metri quadri con 6000 di parco secolare: un piccolo villaggio con due km di viali alberati e quindici grandi edifici fra padiglioni, chiesa, lavanderia, cucina, centri ospiti, officine, centro sociale… Un vero e proprio patrimonio dell’umanità: sociale, culturale, architettonico e paesaggistico.
Un progetto di Biancoenero per “liberare” il Manicomio di Granzette dallo stato di abbandono, in cui è stato lasciato perire con la memoria e le testimonianze di umanità violata. “Liberare” il manicomio e la sua memoria per liberare anche la nostra umanità.

La manifestazione è propedeutica al Museo della Memoria del Manicomio

 

Partecipazione gratuita –  Informazioni: red.biancoenero@teletu.it
Una “cartolina” di fine stagione → il solstizio d’autunno, di Biancoenero, associazione impegnata dal 1993 su temi di carattere sociale e diritti umani. Nell’occasione saranno messi a disposizione anche il libro-dvd “Cronache dal manicomio di Granzette” e le “visite”, in trascrizioni video, di Allen Ginsberg e Antonin Artaud al manicomio di Granzette.
 

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Per gli appassionati del teatro di strada si rimanda ad una edizione precedente:
> Antonin Artaud c/o Manicomio di Rovigo 2014

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POETI AL MANICOMIO DI ROVIGO: chi fora fora, chi sotto sotto!
Due eventi culturali si sono tenuti a Rovigo sabato 19 settembre:
1 – Rovi-gotosempre pien, in Piazza Maggiore (Vittorio), sponsorizzato da Banca e ben relazionato su tutti e tre i quotidiani cartacei locali e …
2 – Poeti al Manicomio, a spese volontaristiche e censurato accuratamente dai tre quotidiani cartacei locali, un Rovi-goto – sempre vodo, di ombre e stuzzichini con contorno di attività musicali e teatrali, ma sempre pieno di valori culturali e di “satori”.
Dopo la conta iniziale, “Alle bombe del cannòn, coe carate el papazzon, butta i dei de’a man che fa bim-bum-bam”, che lo ha fatto finire “sotto” e “fora” gli altri partecipanti, Roberto Costa ha illustrato la “stultifera navis” del Manicomio di Rovigo del XX secolo con commento di “Due invocazioni ed un atto d’accusa per i manicomiati di Rovigo” da Fabrizio de Andrè 1968. Poi l’autore, in un allestimento artaudiano – da “Il teatro ed il suo doppio”: di qua del cancello manicomiale gli spett-attori, di là i Poeti manicomiati – ha descritto la storia e l’attualità, fino alle ultime proposte di riutilizzo, dell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico, usando della visione e della luce di due poeti manicomiati come Antonin Artaud e Allen Ginsberg. Almeno quaranta persone hanno presenziato ad una manifestazione ancorché censurata a dimostrare che la cultura può ancora significativamente servire ad “allargare l’area della consapevolezza”, per dirla con Allen Ginsberg, presa di coscienza che è vista con ostilità dalla cultura dominante accademica e serva – a panem et circenses, dei poteri economici e partitocratici che ancora ci governano e che usano della cultura, come valium, per narcotizzare le coscienze.
Memorabile e da antologia del teatro, l’interpretazione di Roberto Costa – che nella visione scenica sarebbe stato abbandonato in Manicomio dal 1997 ad oggi, avendo rifiutato il trasferimento (con altri 84 pazienti) al tristemente famoso (per torture) Istituto di Ficarolo, memorabile – sì, la recita dell’”Urlo (edipico)” di Allen Ginsberg, che nell’occasione è diventato un ”Urlo all’eternit-amianto” del Manicomio di Rovigo, e la trasposizione nello scalòn di “Alienazione e magia nera” di Antonin Artaud – qui si tratta di teatro totemico per disaffatturare le coscienze, che avrebbe soggiornato (Antonin Artaud) per un breve periodo – in tempo di II guerra mondiale, in un padiglione dell’O.P.P. di Rovigo. Una manifestazione che è stata un autentico prodromo di sintassi e di misura del teatro e della consapevolezza umana. Perché se Rovigo è ancora una città murata, dalla periferia ed anche dai manicomi può avvenire un consapevole rinnovamento.
Chi ha partecipato ha capito che è l’empatia e non l’entropia che muove l’universo. Anche se in periodo transeunte come quello del solstizio d’autunno.

FOTO-CRONACA
largo Chiarugi, entrata manicomio
Il cancello che dà al Manicomio di Rovigo in via Chiarugi 135.
scalòn in artaud
Il cancello da sipario chiuso di boccascena diventa un vero e proprio arcoscenico a dividere il palcoscenico – di recitazione manicomiale, dalla platea degli spettatori – Largo Chiarugi 135.  teatro dietro il cancello manicomio di rovigoNumeroso ed attento e partecipe e risonante il pubblico – chi fora fora, ad assistere allo spettacolo dei Poeti – chi sotto sotto, al manicomio di Rovigo. 

illustrazione mappa manicomiale

Di là del cancello lucchettato, Roberto Costa illustra la mappa – che non è il territorio ma lo definisce, dell’ex Manicomio, sbarrato e segregato alla comunità dal 1997.
urlo ginsberg2L'”Urlo” edipico di Allen Ginsberg dal manicomio di Rovigo. Un “Urlo” che è un anelito di libertà perché il messaggio è “Allargate l’area della coscienza”, ma anche la denuncia attuale di un Manicomio all’eternit-amianto che resta nascosto e manipolato dalle istituzioni preposte.

artaud al manicomio “Alienazione e magia nera” di Antonin Artaud, interpretato dentro lo scalòn, labirinto dell’anima come il Manicomio di Rovigo. Teatro-totem per disaffatturare le coscienze.
farfadi ta azor tau ela“Farfadi ta azor tau ela auela a tara ila”, un’invocazione liberatoria contro l’elettroshock.
artaud se ne va cancello di qua e di là

Terminata l’invettiva contro i manicomi e l’elettroshock, Antonin Artaud ritorna verso il piccolo varco nel portone manicomiale che si chiuderà dietro le sue spalle. Si chiude così anche la porticina temporale appena socchiusa – per i Poeti, dallo sbarramento del 1997. Chiuso il portone resta sbarrato anche il cancello esterno a sancire l’oscuramento dell’area manicomiale: chi “fora fora”, i cittadini, gli spettatori, chi “sotto sotto”, i Poeti e le testimonianze degli internati; per loro la memoria è ancora preclusa. Grazie ai partecipanti che hanno ascoltato queste voci dall’0scurità.
Fotografie (no 1-2) di Giacomo Gasparetto.

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RINGRAZIAMENTI
Un ringraziamento agli agenti Digos, per una volta in versione pop (popular), che hanno protetto l’autore prima, durante (oltre un’ora) e dopo lo spettacolo dagli scagnozzi dell’Accademia, dell’Archivio di Stato, dell’Arci, dei vari assessori Cultura e da quelli più militarizzati delle Banche, ma anche dagli scagozzi del Lemming e sedicenti associazioni Cul/turali, perché chi fa “cultura” a Rovigo, viene discriminato e ghettizzato nei manicomi ma magari gli mandano gli scalzacani anche lì a interrompere la manifestazione. «In Manicomio c’è la ghenga dei Medici che amministra il valium – nel caffelatte, per farci stare “buoni”», avrebbe dichiarato Roberto Costa prima di ritornare “dentro” – sotto, «fuori il valium ve lo amministrano con la cultura i “cupoloni” da loggia massonica – modello P2, già menzionati sopra».

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stultifera navis al manicomio di rovigoStultifera navis del Manicomio di Rovigo, XX secolo

La nave dei folli dell’O.P.P. di Rovigo: cento-cinque pazienti manicomiali (compreso il bambino nato in manicomio), del periodo di attività, dal 1930 al 1997. C’è ancora Tiziano Rizzieri, a Rovigo, che li sa riconoscere e declinare tutti 105, nome per nome.

Il manicomio, come istituzione separata (campo di internamento relegato ai margini della società, usato come deposito su cui scaricare tutti i differenti) è stato chiuso nel 1978 per essere “diffuso” a livello sociale: si continuano a reprimere ed a emarginare il dissenso e la diversità. Siamo ancora alla “maggioranza deviante” che per consacrare la propria devianza deve offrire agli dei la mattità, come capro espia-torio. Quasi si volesse tornare alla Nave dei Pazzi, ideata dai fiamminghi e dai tedeschi delle repubbliche anseatiche, esistente ancora nel Cinquecento. Una “Nave dei folli” su cui imbarcare tutti i “diversi”, gli “altri da sé”, e farla partire verso il mare aperto, verso i ghiacci dei mari del nord e dimenticarsene subito completamente.

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un volto un nome
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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  vere e proprie “vittime di guerra” , di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalle armate della “maggioranza deviante”. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.
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La pubblicità è arbitraria.

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