S-memoriale dal manicomio di Rovigo

giugno 6, 2015

Rovigo, 6 giugno ex Manicomio di Rovigo. L’(Im)Memoriale sull’Ospedale Psichiatrico dello IUAV di Venezia, diventa un vero e proprio “memoriale” da “maggioranza deviante”*: l’Ulss manicomializza l’area in un rigurgito storico da prima della Legge 180. Con la denuncia al Direttore ULSS 18 Arturo Orsini per apertura al pubblico di area con edifici pericolosi e pericolanti senza norme di sicurezza.

*La “maggioranza deviante” è quella del potere, della cricca, della oligarchia prepotente istituzionale, della partitocrazia, che immola come capro espiatorio della propria normalità maggioritaria, tutti i “diversi”, i matti, i rom, i dissidenti, gli altri da sé. Li immola nei manicomi, nei lager, nella segregazione razziale, per affermare dominio e pre-potenza di sé. La Legge 180, detta Basaglia, abolisce questi manicomi. 10 marzo 1979 volantinaggio manicomio di rovigo10 marzo 1979, volantinaggio sociale al I reparto uomini detto la “fossa dei serpenti”, dei “sudici”. Di fronte all’architettura del portone a volta, unica parte manicomiale rimasta integra dal 1907, Roberto Costa sceglie l’architettura, ed il recupero ed il restauro, dei diritti umani degli internati, dei “serpenti” e dei “sudici”.

Premessa storica
LA DOCENTE SORBO SPIEGA L’INTERESSA MANICOMIALE
Lunedì 20 ottobre 2014, ex manicomio di Rovigo. La dottoressa Sorbo docente IUAV, in visita con un gruppo di studenti di architettura di Venezia, spiega: «Siamo venuti a visitare l’ex manicomio su consiglio della Sovrintendenza di Verona che lo ha dichiarato luogo di interesse fra le aree dismesse del territorio». Si notifica alla docente di Architettura che presso la Sovra-intendenza di Verona giace anche una segnalazione che riguarda i 48 dipinti murali presenti nei padiglioni dell’ex O.P.P.: affinché vengano salvaguardati e tutelati come patrimonio dell’umanità. Ma Ella continua a spiegare l’interesse «non come manicomio ma come area dismessa degli anni ’20 del secolo scorso. Abbiamo fatto questo sopralluogo – fraseggia la docente – per capire in che modo si può dialogare con le aree dismesse, per raccogliere idee libere degli studenti». Insomma per la Sorbo «si tratta di una esercitazione, di un ragionamento di architettura di questi luoghi per esplorare idee e riprogettazioni libere sul luogo e sugli stabili». 

Premessa professionale
ARCHITETTURA SOCIALE
Perché cari studenti, anche se la docente Sorbo non lo sa, non c’è solo l’architettura pietra-su-pietra, c’è anche l’architettura sociale-ambientale, che studia le strutture umane ed è certamente diverso fare un progetto di recupero di un capannone usato come magazzino industriale da uno stesso capannone usato per segregare persone considerate “diverse”, così è differente ristrutturare un capannone ai margini di una palude polesana da uno situato in collina toscana. Come pure è diverso “recuperare” una grotta dove abitavano ominidi, magari con qualche disegno alle pareti, da una usata dagli orsi con cacche sparse. L’architettura  può anche funzionare da catalizzatore sociale e ricreare un luogo dove esiste una atmosfera, una rimembranza di memoria umana, un carattere dello spazio che si crea quando nasce un alto livello di accordo fra le necessità ed i desideri della gestalt umana intrecciata con quella strutturale-ambientale.
danze-popolari-manicomioArchitettura sociale “circolare” del manicomio Provinciale di Rovigo. Foto tratta dalla manifestazione  “Tutti i colori della festa”, 1 maggio 1991.

Premessa all’eternit
IL MANICOMIO ALL’ETERNIT DI ROVIGO SEGRETATO DALL’ULSS 18
In occasione della mostra curata da docenti dell’università IUAV di Venezia, che travalica e nasconde la tragedia dell’olocausto manicomiale con progetti di architettura manovrata, l’Ulss col dirigente Ufficio Tecnico Fasiol, non perde occasione di celare la questione eternit: il manicomio come discarica a cielo aperto di eternit (tutti i tetti dei fabbricati per 16.400 metri quadri) che potrebbe essere cancerogeno per tutta la popolazione in quanto gli edifici sono abbandonati dal 1997 ed alcuni anche dal 1985 e la deteriorità dell’eternit (una lega cemento-amianto) può liberare fibre di amianto cancerogene nell’aria che si possono fissare negli alvei polmonari. In occasione della mostra presso la chiesa, col tetto di eternit, dell’ex manicomio, a precisa domanda di un abitante del contiguo quartiere manicomiale, il dirigente Fasiol, patrocinatore con l’Ulss dell’iniziativa, in pieno stile “minculpop”, non concede alcuna risposta sul monitoraggio dell’area, previsto per legge; d’altronde, in violazione anche della legge sulla trasparenza in Amministrazione Pubblica, è dal 29 aprile che lo stesso Dirigente Ulss 18 Rodolfo Fasiol, nega informazioni sulla questione eternit, che potrebbe essere tossico per i residenti, anche ad un gruppo di cittadini (un giornalista-storico, una referente di associazione, una capolista in Consiglio comunale).
 ulss 18 da uff. stampapadiglioni con eternit manicomio di rovigo cucina all'eternit manicomio di rovigo padiglioni all'eternit del manicomio di rovigo
Tetti all’eternit del manicomio di Rovigo: il viale dei padiglioni verso i reparti donne, la cucina e l’altro senso del viale dei padiglioni, verso gli uomini.
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L’iniziativa

(IM)MEMORIALE SULL’OSPEDALE PSICHIATRICO
Sabato 6 giugno – ore 11,30. Curata da Emanuela Sorbo, Eva Rimondi e Leila Signorelli dell’Università IUAV di Venezia, sabato 6 giugno alle ore 11,30 verrà inaugurata la mostra “(Im)memoriale. Ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo” presso la chiesa della struttura manicomiale in località Granzette di Rovigo. All’evento interverranno: Marco Trombini presidente della Provincia di Rovigo, Rodolfo Fasiol dell’Asl 18 di Rovigo ed Emanuela Sorbo dell’Università IUAV di Venezia. La mostra rimarrà aperta fino alle ore 15,00 e poi trasferita fino al 19 giugno presso la Cittadella dell’Asl 18persone hanno rivendicato il diritto alla conoscenza ed all’esplorazione su un’area di proprietà pubblica, oltre il divieto dell’Azienda Ulss 18. 

im-memoriale ex ospedale psichiatrico cartolina

Cartolina dell’iniziativa

L’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo è stato, per l’anno accademico 2014/2015, il tema di studio del laboratorio di restauro architettonico dell’Università IUAV di Venezia diretto dalla prof. Emanuela Sorbo. Il percorso d’esame prevede che gli studenti siano impegnati in un percorso di ricerca sugli edifici suddiviso in una fase di interpretazione storico critica, uno di conoscenza della fabbrica e infine nella realizzazione del progetto conservativo ed architettonico. Da questo laboratorio è nata una collaborazione e un protocollo d’Intesa tra IUAV, Asl 18 e Provincia di Rovigo, allo scopo di consentire agli studenti l’accesso agli edifici del sito di località Granzette e alla documentazione storica, per lo studio e l’analisi dei beni. Da quando l’ospedale è stato chiuso, infatti, trovano sempre grande adesione tutte le iniziative e le proposte che si avvicendano sul territorio, allo scopo di recuperare e valorizzare il sito per l’aspetto urbanistico, architettonico e ambientale, ma anche e soprattutto allo scopo di ricordare i volti, le esperienze e le vicende degli innumerevoli protagonisti di questo luogo, caro alla memoria collettiva di tutto il territorio polesano. Durante l’anno accademico, pertanto, si sono realizzati diversi sopralluoghi per permettere agli studenti di prendere contatto diretto con gli edifici e con le memorie (materiali ed immemoriali) che si sono stratificate in questo luogo, per giungere, attraverso un percorso scientifico, alla fase finale del progetto. Contestualmente sono stati oggetto di studio e approfondimento i documenti ed i progetti tecnici conservati presso l’Archivio storico di Palazzo Celio, per consentire agli studenti di conoscere le vicende istituzionali, i tempi e le modalità di costruzione, oltre che ad acquisire i maggiori dati tecnici relativi ai materiali utilizzati. Al termine del percorso di studi il 12 maggio scorso è stata realizzata a Venezia, presso l’Auditorium Cotonificio di Santa Marta, una giornata di studio intitolata “(IM)MEMORIALE. Ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo” dedicata alle ricerche sul sito dell’ex Manicomio di Rovigo con l’inaugurazione della mostra in questione, degli elaborati e dei progetti degli studenti.

im-memoriale ex ospedale psichiatrico cartolin

L’immagine di cartolina

S-MEMORIALE DI CRONACA
Ex chiesa manicomio di Rovigo (col tetto di eternit), sabato 6 giugno 2015, ore 11,30. Dentro la chiesa bardata con la mostra degli studenti di architettura, posizionata per terra e di difficile lettura perché pochi si mettono carponi a visionarla, si celebra il memoriale della presentazione con autorità e codazzo di scrupolosi servi, intellettuali e manuali, al seguito. Inizia la dottoressa Sorbo, docente di architettura, in gran spolvero e tracimante di sé in prima e propria persona, a declamare del «lavoro impegnativo ma di grande soddisfazione» fatto con 135 studenti che hanno visitato l’area manicomiale in diverse situazioni. Una docente universitaria che per una ricerca sul manicomio non si procura neanche la fondamentale opera omnia “Cronache dal manicomio di Rovigo”, una docente di architettura che non si accorge che tutti i tetti degli edifici – dismessi da 18 ma anche 28 anni, sono di eternit (potenzialmente cancerogeno), ma è scritto anche nelle “carte” della Provincia del 1908, e caracolla per numerose visite gli studenti su un’area potenzialmente cancerogena senza chiedere i monitoraggi – previsti per legge ma che non ci sono, all’Ulss 18. Dentro la supponente retorica presenzialista, dopo i salamelecchi di rito all’ingegner Fasiol,  la dottoressa Sorbo trova modo anche di citare un «percorso della memoria» di cui nessuno capisce alcunché. Im-memoriale ex OP Rovigo Emanuela Sorbo
La dottoressa Sorbo in posa sermonico-cognitiva mentre il Presidente Trombini non sa più a che santo votarsi ed un parvenu apprezza col gesto dell’ombrello.. 

A seguire il Presidente della Provincia, pure sponsorizzatrice dell’iniziativa, Marco Trombini che plaude all’importante manifestazione e spiega il passaggio dalle abolite alle nuove Amministrazioni Provinciali. Im-memoriale ex OP Rovigo Rodolfo FasiolPausa da minuto di silenzio durante l’intervento del Dirigente Ulss Fasiol che medita su come celare l’eternit del manicomio se uno alzasse gli occhi al tetto della chiesa… O forse sta pensando al nonno gerarca fascista che magari ha inaugurato il Manicomio Provinciale di Rovigo nel Memoriale (VII) della Marcia su Roma, o forse, per passare all’attualità, sta pensando al fratello ingegnere della Regione incarcerato per un mese per il magna-magna di Giancarlo Galan in Amministrazione Pubblica…

In fine, prende la parola l’osannato e salmodiato Dirigente Servizio Tecnico Ulss 18, Rodolfo Fasiol, delegato dal Direttore Generale a gestire il protocollo d’intesa tra Azienda ULSS 18 di Rovigo e l’università IUAV di Venezia (già Architettura), firmato il 30/01/2015, con OGGETTO: attivare forme di collaborazione al fine di sviluppare e promuovere la ricerca sul tema della valorizzazione del sito dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo: > W88 protocollo intesa Ulss 18 con IUAV.
L’ingegnere spiega  l’importanza del luogo e dei progetti con associazioni per valorizzare l’area. Si riferisce al Parco del manicomio (all’eternit), approvato e regolamentato il 4/02/2014, in accordo fra ULSS 18, il comune di Rovigo, la provincia di Rovigo, l’associazione WWF e Italia Nostra: un mega progetto da 335 mila euro con dettagliata e documentatissima relazione tecnica in cui viene assolutamente secretato l’eternit che ricopre tutti gli edifici dell’ex O.P.P. Per dare un saggio di conoscenza storica il Dirigente Ulss 18 (che è stato in trasferta per 10 anni all’Ater di Rovigo – Direttore 2002-2011, ed è ritornato a fare il Dirigente Ulss 18 anche se la legge prevede che dopo 5 anni si perda questa opportunità), cita il giornalino del Manicomio “La Canavera” del 1975 sbagliando completamente data perché il numero unico è del 1964. Anche Rodoflo Fasiol parla dei “matti” e che la mostra serve a «dare vita a chi qua dentro non ha trovato una buona vita». Im-memoriale ex OP Rovigo la mostra carponi
Sono pochissimi e animati da autentica passione per la ricerca storica quelli, fra i visitatori, che si mettono carponi a visionare la mostra. Secondo i curatori la posizione dei tabulati sul corridoio centrale della chiesa rispecchierebbe la struttura architettonica – ohibò!, mentre, secondo noi, la posizione rasoterra (di nessun conto) rispecchia invece la condizione detentiva dei manicomiati. Im-memoriale ex OP Rovigo particolare mostra

LE BALLE DELLA “MEMORIA”
Alla dottoressa Sorbo che insegna a Venezia e non conosce niente del manicomio di Rovigo ma che parla di “percorsi della memoria” ed al Dirigente Rodolfo Fasiol che è di Rovigo ma non sa niente delle testimonianze dei ricoverati nel manicomio di Rovigo, occorre ricordare che ci sono ancora pazienti vivi ed attivi dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale e che le gemelle Zago e Sofia Siviero – per esempio, che abitano a Rovigo, sarebbero state felicissime di essere invitate alla mostra dentro una chiesa in cui per decenni e decenni, ogni domenica, partendo in fila indiana dai reparti, venivano a messa. Ma per una idea “umana” di questo tipo bisogna avere una sensibilità che la Docente ed il Dirigente, da “maggioranza deviante” – che ha prodotto e gestito il manicomio-lager, non hanno mai dimostrato di possedere [Il Manicomio come «lager germanico» e «bolgia infernale dantesca» sono definizioni del Ministro della Salute Mariotti del 1965 – Ndr].Im-memoriale ex OP Rovigo con geom. Piccoli
“C’è il lambrusco sotto ghiaccio che ci aspetta” – a spese dei contribuenti, spiega il presidente della Provincia Trombini ad una entusiasta dottoressa Sorbo, mentre gli si drizza le orecchie anche al geometra Piccoli, accolito di Fasiol nei progetti di recupero dell’area manicomiale senza monitoraggi sull’eternit.

LE DUE DOMANDE SENZA RISPOSTA
La “visita guidata” negata e l’eternit
Alla fine della pomposa e retorica presentazione, nella chiesa affollata da una cinquantina di persone, uno spettatore interessato all’iniziativa chiede il permesso di fare alcune domande – 2, che resteranno senza risposta. «Faccio parte del Centro Documentazione e memoria del manicomio di Rovigo», si presenta Roberto Costa «e faccio attività a tutela dei diritti umani dei ricoverati a partire dai primi anni settanta poi, dalla chiusura del manicomio nel 1997, ho cominciato a raccogliere testimonianze e materiali vari sulla tragedia manicomiale ed a divulgare e promuovere iniziative per la conservazione di questa memoria perché senza elaborare il lutto dell’olocausto manicomiale non ci sarà coscienza sociale e collettiva. Ho fatto anche diverse pubblicazioni proprio sul manicomio di Rovigo. In particolare, alla dottoressa Sorbo, voglio ricordare due fra i “tre tesori” che caratterizzano questo manicomio a livello nazionale. Il primo è quello del Pittore che ha affrescato 48 dipinti murali nei vari reparti, sua è anche la caratteristica fontana a conchiglia davanti alla Direzione, ma di cui non trovo traccia nei vostri progetti di restauro. Che so, la “corte” del III uomini dove ci sono 8 dipinti murali poteva diventare, con la riproduzione di pitture in altri reparti, poteva diventare una galleria espositiva di questo artista manicomiato. Un altro tesoro del manicomio di Rovigo è il dipinto murale – esterno 4,60×8,45 metri, che è stato riprodotto sulla copertina del recente libro di John Foot “La Repubblica dei Matti”, edizioni Feltrinelli, anche questo negato dalle vostre ricostruzioni.
Dopo questa premessa storica voglio rivolgere due domande all’Ingegner Fasiol, prima: perché quest’anno, lo scorso 10 maggio, pur con il patrocinio di Comune e Provincia di Rovigo, ci è stata negata l’annuale “visita guidata” al manicomio di Rovigo, nel “Giorno della memoria” dei “matti” e dopo un mese si apre il manicomio per questa mostra? Bisogna essere di Venezia per visitare e cercare di valorizzare il manicomio di Rovigo? E se il problema fosse l’eternit, c’era un mese fa e c’è adesso, sta lì dal 1908! Seconda domanda, appunto, ci può dire se sono stati fatti, per legge, e quali sono i risultati, i monitoraggi sull’eternit in manicomio a salvaguardia della salute dei cittadini e dei visitatori, e se sono stati fatti ogni due anni come previsto per legge a partire dal 1994 e perché al registro edifici pubblici con tetto di eternit dell’Ulss 18 il manicomio non è registrato? E perché dal 29 aprile attendiamo, con una delegazione, di essere ricevuti da lei per avere queste informazioni?». roberto costa agita il libro manicomiano dei morti
Roberto Costa, prima di diventare invisibile, agita il libro manicomiano dei morti.  

RISPOSTA NON C’È
«Risposta non c’è», sentenzia Lino Segantin di Ventaglio 90, le domande restano senza risposta, e non sono riprese, soprattutto quella sull’eternit, da alcuno dei parvenu confluiti a salamelecchi all’iniziativa Istituzionale che non va criticata ma servita e riverita l’Istituzione, qualsiasi cosa faccia e malattia produca e qui sta l’epoca da “maggioranza deviante” in cui è stato voluto e segregato il manicomio, come dimostrano i servi pervenuti a farsi vedere ed a genuflettersi ai potenti o gli ambientalisti orbi all’amianto  di WWF e Italia Nostra come Eddy Boschetti e Donata Fischetti e  Lauro Benetti ed altri lacchè convenuti nel rinfresco d’obbligo a brindare a lambrusco fresco ed a cibarsi di fragole da supermercato quando i viali manicomiali sono pieni, in questo periodo, di piante di more succose. more al manicomio di rovigo

GLI STUDENTI
Una nota va fatta sugli studenti di Architettura che hanno con solerzia ed iniziativa svolto un lavoro magari encomiabile sul piano pratico, ma scarso di contenuti di memoria e di testimonianza manicomiale per la impreparazione delle docenti, e sono venuti con orgoglio a presentare i loro lavori. Studenti ad alcuni dei quali, particolarmente attenti e scrupolosi – nonostante le docenti, che hanno voluto informarsi sulla storia del Manicomio di Granzette, Biancoenero ha spedito gratuitamente alcune copie delle “Cronache del manicomio di Rovigo”. Im-memoriale ex OP Rovigo studentesse spiegano la mostraA margine della manifestazione, intanto che le autorità istituzionali, alla sezione approvvigionamento pubblico, portavano “memoria” a calici di lambrusco ghiacciato agli alcolisti da III reparto, due studentesse relazionano sul lavoro fatto e sulle modalità di esposizione (il lungo corridoio centrale) degli elaborati.

QUALE SICUREZZA PER GLI STUDENTI
Quale sicurezza per gli studenti che hanno caracollato per un Manicomio all’eternit senza i monitoraggi previsti per legge che, guarda caso, ad esplorazioni finite, il 15 marzo 2015, sono state rimosse le coperture di eternit ondulato, sulla tettoia lato bicicletteria (N.21)? Quale sicurezza per gli studenti che hanno fotografato a raffica i cameroni del I reparto uomini (N.5), ben fotografati – sotto e sopra, nel progetto di recupero, con una parte del tetto crollata e con cartello “edificio pericolante” affisso sul portone? Ma la docente dello IUAV e l’Ufficio Tecnico dell’Ulss 18 sono andati in cerca di grane?
eternit rimosso da tettoia bicicletteria I uomini pericolante

IL PROGETTO DI RECUPERO SENZA MEMORIA SOCIALE
Che mancando la conoscenza storica dal progetto di recupero Manicomiale manca la storia dei soggetti internati – “detenuti” è scritto nella cartella clinica, perché di Ospedale Psichiatrico si tratta non di un deposito di laterizi. E così secondo un recupero di “architettura sociale” ad Osservazione (N.4) si avrebbe dovuto tenere conto che si tratta di un padiglione dove sono stati consumati migliaia e migliaia e migliaia di elettroshock, un luogo ancora gravido di urla di dolore e di tragica sofferenza, e la “corte” del III uomini (N.7), che è piena di dipinti murali del Pittore del manicomio di Rovigo, poteva essere conservata proprio come galleria espositiva di questo straordinario personaggio. corte III uomini con dipinti muraliLa “corte” del III uomini espone già otto dipinti murali, con la riproduzione degli altri dipinti in altri reparti, potrebbe diventare una vera e propria galleria espositiva personale del Pittore del manicomio di Rovigo.

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RECUPERO DIMENTICATO: IL MANICOMIO CIRCOLARE – A CONCHIGLIA  mappa del manicomio genio civile 1990 fontana manicomio granzette

Fontana a conchiglia – lato Direzione, risuonante la struttura semicircolare della disposizione dei padiglioni, realizzata da un paziente nel 1937. Un vero e proprio manufatto architettonico “dimenticato”, da “recuperare” a testimonianza sociale.

RECUPERO DIMENTICATO DUE: LA CAMERATA DEI SENZA NOME
camerata anni '80 manicomio di rovigo

1988, a 10 anni dalla legge 180, Presidenza ULSS Carlo Piombo. Camerata reparto manicomiale, un altro pezzo di “architettura sociale” del manicomio di Rovigo da conservare a futura memoria di una tragedia sociale che non si deve più ripetere. Se uno si chiedesse perché non ci sono armadietti va detto che i “matti” venivano buttati a letto alla rinfusa, i vestiti legati a saccoccio appesi o buttati a lato come capita. L’annullamento della persona passa anche attraverso la negazione di spazi personali e intimi. Con la gestione ULSS dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale iniziata nel 1980 a seguito della Riforma Psichiatrica, non cambia la gestione “carceraria” del manicomio in piena disattenzione alla Legge 180. I “matti” restano senza nome, non hanno neanche diritto a vestiti o ad un letto personale. Del resto, anche alla chiusura del Manicomio, nel 1997, molti dei 223 residenti  (77) vengono spediti, contro la loro volontà, alla RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale)  di Ficarolo, recentemente salita alla cronaca nera per le violenze ed anche gli assassini di ricoverati, solo perché il Direttore di questa struttura (carceraria anche questa) era parente del Direttore ULSS 18 di Rovigo Gianni Tessari. 

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LA “MAGGIORANZA DEVIANTE” CREA EMARGINAZIONE
Per due domande ai referenti istituzionali Roberto Costa diventa invisibile
La “maggioranza deviante”, il potere costituito a prepotenza e sopraffazione delle minoranze, crea emarginazione segregando nei manicomi (la cosiddetta Istituzione totale), o emarginando in altri modi dalla vita pubblica, i dissidenti, i “diversi”, gli altri da sé. Oggi non ci sono più i manicomi ma le pratiche di emarginazione continuano col supporto dei servi e degli scagnozzi di potere. Adorno lo aveva scritto nel 1942 che l’Istituzione crea vassallaggio e annulla il libero arbitrio e pensiero. Se ne ha una riprova alla presentazione della mostra sul Restauro del manicomio di Rovigo dove Roberto Costa viene emarginato per due domande rivolte ai potenti istituzionali: 1 – perché a noi di Rovigo non è possibile accedere anche per motivi di studio, al manicomio ed a quelli di Venezia sì?; 2 – Se i tetti dei fabbricati sono di eternit, potenzialmente cancerogeno anche per noi che siamo qui, ci sono i monitoraggi previsti per legge a tutela della salute dei cittadini? Da queste due semplici domande, non critiche ma propositive e propedeutiche, scatta la “fattura” dell’invisibilità per Roberto Costa e collega che espone anche alcune pubblicazioni. Una sessantina di persone, e studiosi, partecipanti ad una mostra sul manicomio e nessuno (ad eccezione di un giovane guarda caso non studente di architettura) che si informi o chieda sulle pubblicazioni esposte: 1 – Cronache sociali dal manicomio di Granzette (1906-2012) con documenti storici come la delibera del 1940 per l’acquisto della prima macchina da elettroshock o come le mappe di inizio secolo dal catasto Austro-Italiano; 2 – Il Pittore del manicomio di Rovigo, monografia contestualizzata con la riproduzione di 43 dei 48 dipinti; 3 – Antonin Artaud (un poeta visionario) c/o al Manicomio di Rovigo. Studenti e docenti e paraventi istituzionali ad una mostra sul Manicomio che non si informano sull’unica pubblicazione – opera omnia (500 pagine 450 fotografie), attualizzata sul manicomio di Rovigo?
Residenti di Granzette con figli, come E. Grigolato, che non si preoccupano di sapere  se c’è un inquinamento cancerogeno per le loro famiglie? Da quelle due domande Roberto Costa diventa invisibile ed emarginato  dagli studenti, dai docenti universitari, dagli istituzionali Ulss e Provincia e dagli altri visitatori e per fortuna che non sono passati alla emarginazione fisica, perché avevano iniziato l’ignorante storica della Provincia, pagata coi soldi dei contribuenti, Cristina Tognon (chiedetele della madonnina simbolo del manicomio) e la pure ignorante docente Sorbo (chiedetele i morti nel manicomio di Rovigo 1930-97, oppure, una più facile, dove è finita la madonnina che era dietro l’altare delle chiesa?), pure pagata coi soldi dei contribuenti, ad attaccare briga seppur verbale al divulgatore storico a spese proprie Roberto Costa. Sì la “maggioranza deviante” agisce ancora e servifica la gleba ed annichilisce la coscienza critica, e cancella la storia se le fa comodo, mettendo all’indice la libertà di pensiero e di espressione. cimitero manicomio di rovigo
Ai “martiri” uccisi nel Manicomio Provinciale di Rovigo 1930-1997 prima dai fascisti della “superiorità della razza” e poi dalla “maggioranza deviante” dell’Istituzione totale. Ai nostri conoscenti e amici…

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Supplemento urbanistico il parco al manicomio di Rovigo n.1

IL PARCO NON È IL MANICOMIO
Soldi buttati in Amministrazione Pubblica
Su progetto dell’ing. Rodolfo Fasiol e con la direzione dei lavori del geometra Andrea Piccoli, il 14 novembre 2014 – per la durata di 40 giorni, sarebbero dovuti iniziare i lavori, il primo stralcio, per il “Recupero e riutilizzo del parco – sentieri ed itinerari” dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo. La cifra prevista per il programma indicato è di 58.750.000 euro finanziati dal GAL Polesine Adige. Si tratta della prima fase di un programma per l’apertura del Parco nel manicomio (all’eternit) , approvato e regolamentato il 4/02/2014 (per una durata triennale), in accordo fra ULSS 18, il comune di Rovigo, la provincia di Rovigo, l’associazione WWF e Italia Nostra: un mega progetto da 335 mila euro con dettagliata e documentatissima relazione tecnica in cui viene assolutamente secretato l’eternit che ricopre tutti gli edifici dell’ex O.P.P. Il progetto per il “Recupero e riutilizzo del parco” è stato presentato in gran spolvero il 28 marzo 2014 presso l’Amministrata Provincia, da Tiziana Virgili, di Rovigo: in quell’occasione, come Centro documentazione abbiamo proposto, invano ed a costo zero, di aprire un piccolo Centro della memoria dentro una saletta dell’area manicomiale, tipo la restauranda portineria. Dalla ridondante presentazione l’unica novità è nel primo stralcio di lavori sopra descritto che, in effetti, sono iniziati il 13 dicembre 2014 e sospesi il 15 marzo 2015 con la rimozione di tegole di amianto ondulato dalla bicicletteria. L’area ed i viali sono stati ripuliti, l’erba sfalciata ed innalzate staccionate per delimitare ed impedire l’accesso a diversi edifici. Inoltre sono state posizionate 29 tabelle e 10 aree sosta con panchina e cestino, in tutta l’area manicomiale. Una prevista “passeggiata al parco del manicomio” pubblicizzata dal WWF di Rovigo per il “mercatino dei ragazzi” a S. Pio X del 3 maggio 2015 è stata sospesa, a detta del Presidente WWF Eddy Boschetti, per verifiche ambientali sull’area. Ed allora ci si chiedeva perché Fasiol-Piccoli dell’Ulss 18, avessero speso 60 mila euro prima di fare la verifica ambientale, col rischio di lasciare le nuove panchine a deperire come tutta l’area dal 1997.
panchina parco manicomio rovigo panchina sommersa erba manicomio di rovigo 28-5-2015
Marzo 2015. Una bella area sosta dentro il parco del manicomio di Granzette, nuova di pallino, dentro un’area rigorosamente chiusa-sbarrata, pena denuncia: non dell’Ulss 18 per mal-Amministrazione Pubblica con sperpero di soldi dei contribuenti, ma degli eventuali ed incauti visitatori che volessero “panchinare”. Maggio 2015. Una bella area sosta dentro l’area del manicomio di Granzette, già ricoperta dall’erba ed impraticabile alla panchinatura. “Careghe” in Amministrazione Pubblica per tecnici impreparati ma ben pagati, e careghe a panchina in mezzo all’erba per i contribuenti, in zona rigorosamente chiusa al pubblico.

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procura della repubblica rovigo

 La denuncia alla Procura  

Al Procuratore della Repubblica di Rovigo

OGGETTO: apertura al pubblica di area con edifici pericolosi e pericolanti aperti ed agibili senza protezione alcuna per i visitatori.

Egregio Procuratore della Repubblica,
in data 6 giugno 2015, a cura dell’Azienda ULSS 18, è stata aperta una mostra dal titolo “(Im)Memoriale ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo” presso la Chiesa dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo dalle ore 11,30 alle ore 15. La mostra curata dallo IUAV di Venezia trattava di progetti di recupero dell’area manicomiale che in effetti è chiusa – sbarrata, dal 1997 ed è stata riaperta al pubblico per l’occasione. Faccio presente che, a nome dell’Associazione Biancoenero e Centro documentazione manicomio di Granzette, negli anni precedenti ho organizzato “visite guidate” all’area manicomiale, nel “Giorno della memoria” dei manicomiati (13 maggio),  proprio per valorizzarne la suggestione paesaggistica del luogo e le testimonianze di memoria dei ricoverati. La “visita”, con autorizzazione della Direzione dell’Azienda,  durava al massimo due ore con un numero limitato di partecipanti, 30-40 persone, col cancello d’entrata che veniva chiuso e sotto sorveglianza di un dipendente Ulss 18 che accompagnava il nostro gruppo controllando che si restasse nel percorso stradale e non si debordasse dalla strada o dentro i fabbricati. Perché l’area manicomiale, di 220 mila metri quadri con un percorso stradale di circa due km., contempla anche una ventina di fabbricati, alcuni chiusi, una diecina, invece, aperti ed accessibili: gli edifici  “aperti”  sono stati vandalizzati, con le finestre e le porte rotte, bagni e lavandini spaccati, macchinari in disuso, mobili sventrati e buttati di traverso per terra e sulle scale, scarti e rottami e cianfrusaglie distribuite sui lunghi corridoi, cartelle e documenti di servizio dell’ex Ospedale Psichiatrico buttati alla rinfusa o de-scatolati e sparpagliati in ogni dove. Di questi padiglioni alcuni hanno anche una parte di tetto crollato. Ebbene, in occasione della mostra del 6 giugno, il cancello dell’ex manicomio è stato spalancato per tutto il periodo cosicché i visitatori, un centinaio di persone – tra cui alcuni bambini, hanno potuto entrare e transitare per tutta l’area manicomiale uscendo dal percorso suggerito da alcuni fogli attaccati per segnalare la direzione verso la chiesa. L’Azienda ULSS 18 non ha predisposto nessun servizio di vigilanza cosicché ci sono stati gruppi e gruppi di persone che dopo l’inaugurazione della mostra hanno scorrazzato per tutta l’area manicomiale, esplorando anche i sentieri meno agibili ed entrando dentro alcuni reparti aperti, alcuni dei quali senza neanche cartelli di divieto, con rischio di incidenti ed infortuni. In aggiunta, diversi visitatori, invece di lasciare i veicoli in via Chiarugi, sono entrati con le automobili in un’area che non ha segnaletica per il traffico stradale.

A SEGUITO DI QUANTO ESPOSTO
A seguito di quanto esposto si chiede di verificare se l’apertura temporanea al pubblico, di un’area di così grandi dimensioni e con tanti edifici aperti, pieni di rottami ed addirittura pericolanti, sia conforme alle disposizioni di sicurezza su aree pubbliche a tutela dei visitatori e nel caso di omissione di questi ordinamenti di procedere a norma di legge verso il responsabile di tali illiceità, che si identifica in Arturo Orsini, Direttore Generale dell’Azienda Salute ULSS  responsabile della manifestazione aperta la pubblico. 

Rovigo,9 giugno 2015,
in fede, Roberto Costa, via Cavalletto 37, 45100 Rovigo

ALLEGATI FOTOGRAFICI
1 Gruppo su sentiero interno fuori dalla direzione Chiesa della mostra. 2 Visitatori escono da stabile Direzione. 3 Davanti edificio madonnina, stabile di grandissime dimensioni a due piani con parte di tetto crollata. 3a Entrata edificio madonnina, la porta è aperta: la staccionata non impedi-sce il passaggio e neanche il pietrone davanti la porta e neanche il cartello. 4 Visitatori dentro Lavanderia: fotografia dal buco sul portone. 4a Portone entrata Lavanderia: porta e finestra con vetri rotti e scheggiati. 5 Gruppo su area verde abbandonata verso la Camera mortuaria ed altri edifici crollati. 6 Lavoratrici, un altro reparto “aperto”. 7 Macchine davanti padiglione interno. 8 Macchine su viale manicomiale. 

1 gruppo sentiero interno manicomio di rovigo 2 Visitatori Direzione manicomio di rovigo 1 Gruppo su sentieri interno fuori dal percorso ufficiale. 2 Visitatori della Direzione, grande edificio a due piani. Porta a vetri rotta e dentro macerie, mobilia vandalizzata e documenti O.P.P. alla rinfusa. “La Direzione è uguale e speculare al reparto Neuro. Qualcuno degli studenti ha fatto una comparazione sui reparti speculari, ad esempio anche Lavoratori uomini e donne, dell’ex O.P.P.?”.
 3 davanti madonnina manicomio di rovigo 3a entrata madonnina manicomio di rovigo 3 Gruppo davanti all’entrata edificio Madonnina. 3a In effetti è segnalato il pericolo di crollo ma la porta è aperta e non basta la transenna od il pietrone ad impedire l’accesso. Edificio a due piani con parte di tetto crollata.
4 Lavanderia, interno manicomio di rovigo 4a portone lavanderia manicomio di rovigo 4 Visitatori dento la lavanderia. C’è da segnalare che il tetto al piano sopra è crollato (foto attraverso il buco della porta). 4a Entrata lavanderia, portone e finestra coi vetri frantumati.
5 verso camera mortuaria manicomio di rovigo 6 lavoratrici manicomio di rovigo
5 Gruppo turisti su area verde abbandonata, verso Camera mortuaria ed altri edifici pericolanti o crollati, all’opposto della Chiesa. 6 Lavoratrici, un altro reparto “aperto” a due piani senza segnaletica. Dentro rottami e mobili devastati…
7 macchine davanti lavoratrici manicomio di rovigo 8 macchine viale manicomio di rovigo
7 Macchine – anzi macchinone,  davanti reparto Lavoratrici. 8 Macchine su viale del manicomio. “Sembra di essere tornati agli anni ’70 del secolo scorso: i mediconi in macchina, gli infermieri in bicicletta, i matti dentro i reparti o a piedi”.
 

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EPILOGO – TERRA-TERRA
«Sì, lo confesso, ho le “visioni”: dove gli altri vedono cameroni vuoti da ristrutturare io vedo persone, tragedie ma anche feste fra amici e matti da ricordare», R.C.
In questo articolo si è volutamente usato un linguaggio divulgativo, terra-terra, proprio per catturare l’interesse dei meno culturati, magari a discapito dei sapientoni istituzionali a contributo pubblico. Anche se in verità la docentone di Venezia, l’ingegnerone dell’ULSS 18 ed il Presidentone della Provincia, non ci fanno bella figura a fare una mostra di “recupero” del Manicomio senza avere letto l’unica pubblicazione sulla materia, visto che il libro precedente di Lugaresi – del 1997, è esaurito da tempo. Una pubblicazione già citata, “Cronache sociali dal manicomio di Granzette”, illustrata da oltre 500 fotografie e tabulati e mappe e quindi facile da consultare anche per i meno dotati alla lettura storiografica in Amministrazione Pubblica. D’altronde, solo quando si naviga terra-terra si può provare l’ebbrezza di un volo pindarico, di una dotta citazione che ci porta, in un ardito volteggio, alla Madonnina del Manicomio di Granzette, ornata in occasione di un convegno su Michel Foucault: “Il Manicomio che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine è ora diventato il castello della nostra coscienza”. Già, coscienza… il manicomio rovigo in foucaultSe ne approfitta per segnalare un video, questo qui:
> Dalla Stultifera navis alle Navicula stultorum al manicomio di Granzette . . .

ATTUALITÀ
> Visita guidata al manicomio di Rovigo 2015

IL LIBRO
> Cronache sociali dal manicomio di Granzette, libro-dvd

MEMORIA
Visita guidata al Manicomio  di Rovigo: 9 settembre 2000

DOPO
> Visita guidata al manicomio di Rovigo 2013
Visita guidata al manicomio di Rovigo 2014

FALSI AMBIENTALISTI
> Wwf e Italia Nostra “negazionisti” del manicomio

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“Presenze” ad un reparto uomini nell’area manicomiale dismessa di Rovigo.
“Loro” sono ancora lì che aspettano di essere ri-conosciuti e liberati.

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un volto un nome
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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale),  consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Di una guerra di persecuzione che deve finire. Alla società tutta, in nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa. . . .

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