WWF e Italia Nostra “negazionisti” del manicomio

aprile 3, 2014

Rovigo, 28 marzo. WWF e Italia Nostra – potenzialmente cancerogeni,  presentano il progetto di parco nel manicomio di Rovigo, “negazionisti” della memoria dei “matti” e “negazionisti” della cancerogenicità di un’area con tutti i tetti di eternit.
Il progetto prevede una spesa di 335 mila euro per recupero e riutilizzo del Parco: neanche 100 euro per la memoria – una lapide, un simbolo, un fiore di plastica, in un Lager istituzionale dove si è consumato un Olocausto dei malati di mente. Vista la negazione della pericolosità e di documenti, previsti per legge, a monitorare la eventuale cancerogenicità di un’area con 16.400 mq di tetti di eternit (cemento-amianto), dismessa dal 1997, Italia Nostra e WWF ed i mandanti istituzionali Ulss 18-Provincia-Comune sono stati “segnalati” alla Procura di Rovigo per «corresponsabilità in un progetto di apertura alla cittadinanza di un’area potenzialmente nociva per l’ambiente e potenzialmente cancerogena per le persone e di possibile procurato inquinamento ambientale per omissione di norme di sicurezza».

area ex opp rovigo pericolo amianto

Pericolo amianto in ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo

E, come nota finale, si denunciano Tiziana Virgili, Presidente della Provincia di Rovigo e Donata Fischetti, Presidente di Italia Nostra, “negazioniste” del-la competenza storica di Roberto Costa sul manicomio di Rovigo, per avere usato proprio una immagine di Roberto Costa a pubblicizzare l’iniziativa del Convegno sul Parco del manicomio, sia sul sito web della Provincia che su quello di Italia Nostra, senza citare la fonte né pagare l’autore.

da antonin artaud al manicomio di rovigoImmagine Manicomio di Rovigo rubata da Provincia e Italia Nostra
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IL CONVEGNO DELLA DIMENTICANZA DEL MANICOMIO E DELL’AMIANTO “Complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo
.                           Recupero e riutilizzo del parco
Rovigo, 28 marzo 2014, Sala Consigliare del Palazzo della Provincia.

Ore 15.00 Saluti: Tiziana Michela Virgili, Presidente della Provincia di Rovigo; Bruno Piva, Sindaco di Rovigo; Arturo Orsini, Direttore Generale Azienda ULSS18; Donata Fischetti, Presidente Ass.ne Italia Nostra Sez. Rovigo; Eddy Boschetti, Presidente Ass.ne WWF Sez. Rovigo.
Coordina: Davide Calimani giornalista RAI

Interventi:
ORE 15.30 “I rilievi e gli interventi necessari”
Arch. Lauro Benetti Italia Nostra Sez. Rovigo
con: Geom. Matteo Pasello Azienda ULSS 18 Rovigo
ORE 16.00  “La gestione del parco recuperato”
Eddy Boschetti, Presidente WWF Sez. di Rovigo
ORE 16.20 “Un branding territoriale: Pinerolo, le opportunità di Rovigo”.  Prof. Agostino Magnaghi, già Professore Ordinario presso Politecnico Torino;
con: Prof.ssa Andreina Maahsen-Milan, Università di Bologna

ORE 17.00 P A U S A
ore 17.10 “un parco pubblico curato da Italia nostra con il comune di Milano”. Sergio Pellizzoni Vice Presidente sez. Milano Nord di Italia Nostra ORE 17.30 “Un altro mondo: la memoria”
Dott.ssa Maria Cristina Turola “gruppo viachiarugi135”
ORE 17.50 Conclusioni e pubblico dibattito.

convegno parco manicomio provincia rovigo

La testata del Convegno Provinciale

I NEGAZIONISTI DEL MANICOMIO E DEL VELENO AMIANTO
I “negazionisti” sono quelle bande di dimenticati, compresi naziskin e nazi-fascisti che, con illegittima manipolazione della storia e della realtà, negano l’Olocausto degli Ebrei da parte della Germania nazista. A coloro, nel variegato mondo delle Istituzioni totali che producono dimenticanza, si sono aggiunti i “negazionisti” dell’Olocausto dei malati di mente ed i “negazionisti” della cancerogenicità dell’amianto e cioè i caporioni di Ulss 18-Provincia-Comune di Rovigo ed i loro esecutori – finanziati, WWF ed Italia Nostra, ad un Convegno istitutivo delle nuove correnti negazioniste. Al Convegno i nuovi “negazionisti” del manicomio, hanno rifiutato di inserire nel progetto di “Recupero e riutilizzo del parco del complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo”, del costo 335 mila euro, alcuna “memoria” degli internati nel “lager manicomiale” voluto da una “Maggio-ranza deviante” – ancora dominante, come l’utilizzo di una piccola stanza della restauranda portineria da adibire a “Centro documentazione e memoria del manicomio di Rovigo” proposta da Biancoenero a costo completamente zero. Al Convegno i “negazionisti” dell’amianto, hanno confermato la presenza di eternit sui tetti di tutti gli edifici dell’area (per una quota di 16.400 mq oltre a tettoie di eternit ondulato per rimesse e casoni vari) ma ne hanno negato la tossicità per la salute e per l’ambiente ed hanno altresì negato di possedere perizie di monitoraggio degli edifici (dismessi dal 1997 ed anche prima)  previste per legge. La nuova declinazione dei “negazionisti” è tanto più deprecabile, ed immorale, culturalmente ed eticamente, in quanto riguarda Istituzioni come l’Amministrazione Provinciale e l’Ulss 18 tragicamente corresponsabili anche penalmente [è stato documentato nelle “Cronache dal manicomio di Granzette”, Edizioni Biancoenero – Ndr] dell’internamento volutamente disumano dei malati di mente: la prima fino al 1980, la seconda fino al 1997. La nuova declinazione dei “negazionisti” dell’amianto è altresì altamente diseducativa, a livello nazionale, in quanto riguarda associazioni sedicenti ambientaliste come WWF ed Italia Nostra di Rovigo.

manicomio lager di rovigoManicomio di Rovigo anni trenta

ANTEPRIMA STORICA – le radici  la memoria
«Sono il massimo storico e studioso del manicomio di Rovigo, anche la foto sul sito della Provincia del Convegno è mia – si presenta Roberto Costa alla Presidente della Provincia attorniata da alcuni relatori – e chiedo di fare una breve premessa su tre punti fondamentali e storici che possono indirizzare i successivi interventi». «No!» risponde la Presidente Tiziana Virgili. «Allora chiama la polizia», le ribatte Roberto Costa e, piazzatosi al centro della sala, davanti al pubblico, con sotto braccio un album di duecento fotografie del manicomio sociale 1978-1996, un po’ spiritato, traccia il suo intervento. roberto costa al convegno sul parco manicomiale

ROBERTO COSTA storico, non invitato-“negato”
Sono il massimo studioso, storico, scrittore e divulgatore della storia del manicomio di Rovigo. Sono stato attivista per i diritti umani dei “matti” dai primi anni settanta al 1997. Anche da me è venuta la legge Basaglia di Riforma psichiatrica. Dal 1997 organizzo manifestazioni sulla memoria del manicomio e dei ”matti”, una tragedia sociale che si vuole nascondere e rimuovere, tipo la “visita guidata del manicomio di Rovigo” anno 2000 ed il “Manicomial day” – giorno della memoria dei matti, dell’anno scorso. Avermi escluso da questo convegno è un vero e proprio atto di discriminazione politica. In anteprima, e non alla fine, al Convegno sul Parco al manicomio vorrei perciò porre tre note storiche che possono servire da base per gli interventi successivi.
1 – Il parco non è il manicomio, tanto più che i matti non lo vedevano, rinchiusi nei padiglioni. Il Manicomio nasce nel 1866 dell’Unità d’Italia, con una delle prime leggi del Regno, che norma che le Province debbano farsi carico dei “maniaci poveri”. Nel 1903 la retta da pagare per mantenere 152 “maniaci poveri” in 41 istituti,  rappresentava circa il 10% dell’intero bilancio provinciale. Da qui nasce l’esigenza di un Manicomio Provinciale che viene aperto nel 1930. Il manicomio come ospedale dei matti ma un Ospedale di contenimento: “matti da legare” si dice non “matti da curare”. Nel 1965 il Ministro della Sanità Luigi Mariotti definisce i Manicomi «lager germanici» e «bolge infernali dantesche». Si tratta, quindi, di un vero e proprio Olocausto dei malati di mente. Una tragedia sociale che venne affrontata e umanizzata solo dalla Legge Basaglia del 1978. Da un anno proponiamo al tavolo del Parco nel manicomio di inserire nella rivalutazione dell’area anche un “Centro documentazione e memoria del manicomio”, anche a costo zero, in una stanza della restaurando portineria. Per fare memoria di presente, perché questa tragedia non si debba più ripetere. Ogni progetto dentro l’area del manicomio deve mettere al primo punto la testimonianza del manicomio. Chi vuole seminare aiole per nascondere la tragedia sta facendo del negazionismo storico: di quelli che negano la Shoah, il Porrajmos, l’Olocausto dei malati di mente.

Centro documentazione manicomio di rovigoCentro documentazione testimonianze e memoria del manicomio di Rovigo 

2 – I tesori del manicomio di Rovigo. Fra i tre tesori, patrimonio inestimabile, del manicomio di Rovigo, ci sono i 32 dipinti murali, affreschi, di un pittore manicomiato, fatti negli anni ’50 nelle “corti” e refettori maschili. È in atto una verifica della Soprintendenza di Verona per vincolarli come patrimonio culturale. Di questi dipinti 22 sono ancora in buono stato, sei nella “corte” del III uomini. Ecco, con una variazione d’uso del progetto del Parco – magari con la stessa cifra del restauro parco alberato medesimo, si può aprire un Museo della memoria del manicomio di Rovigo che preveda anche la visualizzazione di questi dipinti. Si creerebbe un circuito nazionale, culturale e turistico, verso il Manicomio di Rovigo.

affresco storico manicomio di rovigoDipinto murale, 2x3m, di pittore internato al manicomio di Rovigo, anni ’50

3 – Il manicomio produce malattia, per il solo fatto di esistere.
Edificazione del manicomio. Nella seduta della Deputazione provinciale del 24 aprile 1908, 
si deliberava di adottare l’”eternit”, che presentava un “aspetto simpatico” e resistente per la “nuova foggia di tetti che si compone di lastre artificiali levigate di composizione cementizia a forte pressione con amianto, sorretta da listoni e da speciale orditura”, offrendo coibenza, leggerezza, facilità ed economia di manutenzione, nonché una certa eleganza. Nell’ex Ospedale Psichiatrico ci sono 18 grandi fabbricati (padiglioni ed altri edifici come la chiesa, la cucina, lavanderia-guardaroba) ed altri edifici minori (come la portineria, isolamento, necroscopia) che hanno il tetto in eternit. L’eternit è un composto cemento-amianto stabile ma che, con la deteriorabilità nel tempo (quando il tetto crolla e la lastra diventa friabile) può liberare nell’ambiente fibre di amianto cancerogene che, per via respiratoria si “fissano” negli alvei polmonari. Si tratta di un’area di 20 ettari con un coperto degli edifici di 16.400 mq. situata in via Chiarugi 135, quartiere Mezzavia, che si aggiunge all’area industriale ex Puccinelli (chiusa nei primi anni ’90), sempre nello stesso quartiere, in cui è stata segnalata e viene chiesta da tempo la rimozione dei tetti di amianto da alcuni edifici. Allora, prima di ogni progetto di apertura dell’area alla cittadinanza, si chiede ai proprietari ed ai firmatari dell’accordo del progetto del Parco del manicomio di confermare se i tetti degli edifici sono di eternit e di mostrare le relazioni tecniche sullo stato di conservazio-ne/deteriorabilità degli edifici, come previsto da una legge del 1994.
Relazioni sulla pericolosità che si rendono necessarie in quanto gli edifici sono dismessi dal 1997 ed alcuni anche dal 1985. Sennò si tratta di procurato inquinamento ambientale, per ignoranza o finta di niente, o voluta perseveranza nell’inquinamento.

etichetta pericolo amiantomanicomio lager di rovigoetichetta pericolo amianto

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IL CONVEGNO SUL PARCO ALL’EX OSPEDALE PSICHIATRICO 

1 VIRGILI SMEMORIZZA IL CONVEGNO
La Presidente Virgili si preoccupa subito di “manicomializzare” l’intervento di Roberto Costa e di aprire, «dopo questo fuori programma», ufficialmente il Convegno e così tutti gli esimi e successivi relatori dimenticheranno sia la “memoria” del luogo dove si situa il parco, sia la possibile cancerogenicità, ben documentata, del sito. Il fascismo funzionava così: un “gerarca” esprimeva il suo pensiero e tutti in fila, proni e carponi, ad eseguire le direttive (cfr. Adorno: la sudditanza alienante dalle istituzioni). La presidente Virgili, in stile onomatopeico si preoccupa poi di ringraziare di qua e di là, ma solennemente e con piglio autoritario, anche l’ingegner Fasiol e l’architetto Benetti (che lavora in Provincia), relatori dello “studio di fattibilità”, perché il Parco è un’occasione di qua e che bellezza di là …

relatori al convegno sul parco in manicomio potenzialmente cancerogenoinizio

Tiziana Virgili apre il convegno sul parco che si trova proprio per caso dentro al manicomio che però non esiste, non c’è!

2 ASSESSORE BIMBATTI FACENTE VECI
Andrea Bimbatti, “piccolo” assessore all’Ambiente del Comune, sostituisce il Sindaco, impegnato con la crisi di Giunta, e si autoreferenzia a ringraziare da parte dell’Amministrazione Comunale: «Abbiamo subito aderito alla lodevole iniziativa. Ci andavo a giocare anche da piccolo al manicomio».

3 DONATA FISCHETTI ITALIA NOSTRA
la Presidente pretenziosa di Italia Nostra negazionista di Rovigo, in perfetto stile vintage  si sbrodola alla grande sul riutilizzo del parco del manicomio, un’area verde – il parco, da riutilizzare per la città proprio a partire dal volonteroso impegno di Italia Nostra, l’associazione che lei presiede, sulle orme del vice-presidente architetto Lauro Benetti (che lavora in Provincia).

relatori al convegno sul parco in manicomio

Donata Fischetti stile vintage: a-a prova, A-A-A!

4 EDDY BOSCHETTI WWF
Eddy wildlife Boschetti, presidente emerito del WWF, si prodiga nella sua specialità naturalistica, dimenticando in verità, il probabile disastro ambien-tale, «sì, ci siamo accollati la responsabilità di gestire l’area per tre anni».

5 DAVIDE CALIMANI GIORNALISTA
Il dottor Calimani, persuadente giornalista Rai, che dovrebbe coordinare il convegno al posto della Virgili, si preoccupa di informare il pubblico che, non sapendo niente del manicomio di Rovigo ha voluto, per coscienziosità  professionale Rai, andare la stessa mattina a visitare l’area manicomiale.

6 LAURO BENETTI ITALIA NOSTRA
Finalmente Lauro Benetti può sedere dietro lo scranno provinciale, futuro assessore all’Ambiente della Provincia [peccato che debba chiudere – Ndr], ma, pure se richiesto l’architettone, assecondando la sua Presidente Virgili, rifiuta di parlare dell’eternit, ma si dileggia esaurientemente sui ricordi di 6-7 mesi invernali, di rilevazioni fotografiche all’interno dell’ex OPP: la mappatura di ogni edificio per metterlo in sicurezza (cioè murare porta e finestre) e mettere transenne davanti. Fra gli edifici, un rilievo lo fa sul gasometro che adesso è tutto coperto ma è un vero esempio di archeologia industriale, lì il gas veniva depositato e rendeva la “cittadella” del tutto autonoma. Altri edifici “diversi” sono la chiesa in mattoni, come la falegnameria. Anche Benetti mostra una serie di immagini, a vivacizzare la sua relazione, come il manicomio da google maps. Come Boschetti ci tiene a promulgare la conservazione della nuova rigogliosa vegetazione, epperò l’albero sorto davanti alla chiesa non sarà rispettato nella sua naturalità e verrà rigorosamente abbattuto, quando ci vuole ci vuole!.

lauro benetti ambientalista negazionista

Lauro Benetti: velo dò io il manicomio!

7 GEOMETRA PASELLO ULSS 18
Il sotto-sostituto geometra Pasello ha l’ardito compito di sostituire sia il Direttore Ulss Orsini che il sostituto ing. Fasiol Capo servizio tecnico dell’Azienda. È grazie a colui che si può totalizzare la cifra degli interventi per il recupero e riutilizzo del parco manicomiale, accuratamente tenuta nascosta dai vari ambientalisti secretati: “sentieri itineranti” 66 mila euro, restauro cappella 70 mila euro, restauro portineria 94 mila euro, pulizia del verde, muratura edifici, recinzioni 105 mila euro. L’area è classificata zona F2B – attrezzature comuni di interesse urbano territoriale (scuole, edifici pubblici, case di riposo), spiega il geometra, rivelando poi una grande fal-sità: «sfalciamo l’erba due volte l’anno ». Poi si sbrodola con la proiezione di mappali e fotografie ad illustrare un po’ di storia manicomiale, da quando l’area è diventata di proprietà dell’Ulss 18 (1995) per arrivare ai progetti ultimi di riqualificazione (tipo l’International Cancer Center del 2000) senza citare alcune immagini uniche rubate al libro di Roberto Costa, e, su chiamata in causa proprio di quest’ultimo – rimbrottato dal giornalista Rai che «il dibattito è alla fine», risponde tranquillamente  che i tetti degli edifici manicomiali sono sì di eternit ma «l’eternit è un bene».

8 BOSCHETTI DUE IL VEGETATIVO
Eddy Boschetti 2 si vegetativizza di qua e di là, sia sugli orga(ni)smi naturali che sulle specie animali proliferate dal 1997 in area manicomiale chiusa: volpi rosse, donnole, faine, riccio, rapaci, pipistrelli. L’effetto oasi animale incontaminata non manca anche se, in effetti, alcune belle immagini sono riprese in altri siti. La presenza di chirotteri (pipistrelli) può essere utilizzata per ricevere fondi, previsti per legge, per la manutenzione degli edifici. Oltre al recupero parco Boschetti illustra estasiato tutta una serie di progetti sul verde: potatura, piste ciclabili, zona relax, eco-sistema, mantenimento spazi verdi, oasi naturalistica, caccia fotografica, orti urbani. Boschetti spiega ben bene che l’avvio del progetto sarà fatto a cura delle associazioni e del volontariato ma l’istituzione deve farsi carico della gestione dell’area per scongiurare il fallimento. [Cioè, avranno in gestione un’area per tre anni, che costerà 335 mila euro solo per il recupero, e dopo la spesa iniziale vogliono altri soldi? – Ndr].

eddy boschetti ambientalista negazionista

Eddy Boschetti illustra la boschettaglia avicunicola

9 PROF. MAGNAGHI POLITECNICO DI TORINO
Sono già le ore 16,27 quando prende la parola, anche lui per le lunghe e con debite immagini, il prof. Magnaghi che ambifica il progetto di “branding territoriale” di Pinerolo (To), con quello di Rovigo, destando l’attenzione incuriosita del pubblico che al termine “branding” rizza le orecchie a campana per ghermire in ogni sfumatura la dotta relazione. L’esempio, da bilanciare con Rovigo, è quello del recupero dell’abbazia di Pinerolo e del territorio circostante come i casini di caccia della reggia di Stupinigi. La valorizzazione del territorio è fondamentale per il professore che si spertica sul «progetto inestimabile di Rovigo», dimenticando e negando anche lui il manicomio e l’amianto nel branding territoriale dell’area specifica.

10 PROF.ssa ANDREINA MAAHSEN-MILAN
In coppia col professor Magnaghi la prof.ssa Andreina Maahsen-Milan, dell’università di Bologna, se la mena, con tanto di fotografie illustrative ben congegnate dell’area manicomiale – alcune rubate agli articoli web di Roberto Costa ma perdendone memoria!, fa la storia archeologica di Rovigo e Granzette e spiega come creare un luogo riconosciuto e conosciuto come tale soffermandosi sul ”genius loci” del manicomio [che è Flavio Temporin –ndr]. «La memoria va distrutta», spiega la dotta relatrice, per far posto a nuove aggregazioni, per non perdere opportunità, ma viene subito rimbrottata dal giornalista coordinatore Rai che ha pure dimenticato il manicomio ma non vuole dimenticare Auschwitz.

geometra pasello ulss 18, andreina negazionista milan, agostino negazionista magnaghi

Il funambolico trio negazionista Milan-Magnaghi-Pasello

FUORI PROGRAMMA – siparietto
Alle 17 dovrebbe esserci un attimo di pausa ma i relatori, uno dopo l’altro scatenati, vogliono impinguare/incalcare il silente pubblico. Ecco un piccolo fuori programma, fuori dalla porta di accesso: «A Granzette è pieno di eternit a partire dalle scuole elementari», si giustifica Matteo Masin, Rifondazione Comunista, «Sì, ma lì c’è manutenzione periodica», Redattore Biancoenero, «Non posso fare tutto e seguire anche quello del Manicomio, sto già seguendo l’amianto della ex Puccinelli», Massimo Benà WWF
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11 SERGIO PELLIZZONI ITALIA NOSTRA MILANO
Sergio Pellizzoni di Italia Nostra di Milano nord elenca, con la sua filosofale presenza, tutte le attività della sua lodevole associazione, illustrate da immagini appropriate – anche di banchetti etilico-gastronomici, che pare di essere alla comunità tossico-dipendenti ambientalisti di Ca’ Mello a Porto Tolle. A partire dal progetto “Boscoincittà” iniziato a Milano nel 1974 con 35 ettari di terreno che, nel 2003, sono diventati 1200. Un progetto attorno ad una cascina con ricostruzione di un ambiente verde, di boschi, di prati, zone umide. «Un lavoro fatto di volontari e coordinatori esperti perché il volontariato non è spontaneismo ma un’attività organizzata di largo respiro e in vista di un obiettivo preciso». 20 minuti di pubblicità serrata delle attività di Italia Nostra a Milano nord. Si stava già avviando alla programmazione del prossimo decennio quando viene interrotto e stoppato dal giornalista Rai moderatore: «altri 5 minuti!». 

12 LUDOVICO TUCCI “via chiarugi135”
L’ex infermiere manicomiale, unica presenza manicomiale fra 12 relatori, sostituisce la dottoressa manicomiale Maria Cristina Turola, a nome del gruppo “viachiarugi135” (numero civico del manicomio), che si è costituito alcuni anni fa per fare un libretto di racconti ed esperienze manicomiali di un gruppo di infermieri, ed assistente sociale, raccolti attorno alla dottoressa M. Cristina Turola medico primario al manicomio. “UN ALTRO MONDORacconti dal manicomio”, edizione Archivio di Stato – Ammini-strazione Provinciale 2009, è il titolo del volumetto in prefazione al quale la Presidente Virgili critica la Legge 180 perché ha interrotto un legame familiare tra i “matti” e operatori-suore: «Quando la Legge Basaglia decretò la chiusura degli Ospedali Psichiatrici per molti ospiti fu l’apertura dei cancelli alla libertà, ma anche l’interruzione di un legame d’affetto, quasi famigliare, che negli anni si era instaurato tra loro e gli operatori». Comunque, Ludovico Tucci fa l’unico discorso – su 12, anche articolato, sul luogo nel quale si restaura il parco. Ricorda di quando assumevano gli infermieri, anni Settanta, non per la qualifica professionale ma solo per la sana e robusta costituzione fisica e commenta una serie di immagini, preparate alla bisogna: una piccola storia dei matti, privati di ogni identità ed umanità, ridotti a nulla ed internati a vita dopo 15 giorni – massimo un mese, di “osservazione”, perché nessuno veniva mai dimesso. La sequenza termina con alcune immagini di festa fra infermieri e ricoverati. Anche Tucci, comunque, non ha niente da dire sulla proposta di una “stanza della memoria” dentro il restauro dell’area manicomiale ad uso parco.

pubblico e pieracci-donata

Anche giovani e Pieracci fra il pubblico negazionista

DIBATTITO ORE 17,50-18,00
Dopo 2 ore e trequarti di completa rimozione storica del manicomio e del potenziale velenoso del sito, inizia il dibattito con l’avvertenza che dopo 10 minuti la sala deve chiudere – ohibò! A domanda di Maria Angela Zerbinati, «335 mila euro di restauro parco e niente per la memoria?», trova modo di rispondere Eddy Boschetti presidente negazionista del WWf che «vedremo se ci saranno finanziamenti per mettere qualche tabella» e poi, dopo ben due interventi spreca-tempo durante il Convegno, trova pure modo di rispondere al discorso eternit che «i depositi a terra saranno rimossi».
Anche Lauro Benetti, vice-presidente di Italia Nostra, che lavora in Provincia ma come architetto redige anche lo “studio di fattibilità” del progetto assieme all’ingegner Fasiol dirigente tecnico Ulss 18, e che dopo firma come Italia Nostra il progetto assieme alla Provincia in cui lavora (ma non c’è assolutamente conflitto di interessi, mica si sognerebbe mai di criticare-conflittuare la Presidente Virgili!) trova modo – dopo un lungo monologo dilungatisi nel Convegno, di rispondere brevemente sulla tossicità dell’eternit, «i tetti vanno sistemati quando si screpola la tegola, quando si sbriciola fra le dita», non risponde sulla presenza del monitoraggio tecnico previsto per legge e rincuora Roberto Costa spiegando che «fin dall’inizio del progetto abbiamo sempre pensato alla memoria storica» [anche se su 335 mila euro non se ne trova traccia – Ndr].
Da segnalare anche l’intervento del comunista per niente da ben 40 anni Diego Foresti, che durante una visita al manicomio di Biancoenero si era pure accorto dell’eternit sui tetti, che chiede lumi solo sulla ipotizzata – ma poi negata, pista per fuoristrada in zona ex Stazione sperimentale, adiacente all’area manicomiale. Nessuna domanda, sulla memoria del Manicomio e sul rischio cancerogeno, da parte dei numerosi “sinistri” pervenuti pure ambientalisti a 360°, veri e propri “collaborazionisti” del regime negazionista imposto da Provincia ed Ulss 18, come Gigi Gioli dei Centri sociali del Nord-est, Donata Tamburin di Arci solidarietà, Vincenzo Pellegrino del Comitato diritto alla città – fiancheggiatore del WWF che sennò gli salta la sede, Mirko Bolzoni segretario negazionista di Sel, Valter Sigolo fisarmonicista negazionista, Matteo Masin dirigente negazionista di Rifondazione Comunista ed anche di Granzette, Massimo Benà il compare del WWF, Vincenzo Bellinello ambientalista negazionista della Commenda, Paolo Pieracci ambientalista negazionista senza cane, Antonio Gambato degli amici negazionisti della bici, Mariangela Baratella dei negazionisti astronomi che neanche col binocolo riesce a intravvedere il manicomio dietro il parco e gli arbusti, l’impiegatizia Cristina Tognon porta-carte della presidente Virgili ed altre belle statuine provinciali che chiuderà la Provincia politica ma dovrebbe anche quella amministrativa, vista la sussequiosità sussidiaria servi-leccagine dei presenti dipendenti amministrati supini dai politicati. Ed altri oscuri ed oscurati falsi ambientalisti accecati dal potere istituzionale nella coscienza (?) come gli assenti giustificati Gustavo de Filippo, braccio a(r)mato di Lauro Benetti, Luciano Marangoni della biodi-versità negazionista Lipu, Cesco fuffa Casoni del Csv che fa il dipendente volontariato solo in orario d’ufficio. Con la comparsata fisiognomica di Fede-rico Frigato Presidente da cancellare del Consiglio della Provincia. In finis,  da segnalare, con un encomio, un servo bitorzolone del pubblico che chiede «quando inizieranno i lavori?» e gli rispondono che inizieranno presto.
E così si chiude l’avvincente – si fa per dire, dibattito di 10 minuti dopo due ore e tre quarti – senza pausa, di parole pseudo ambientaliste di piante ed aiole che andranno a seppellire ed a negare sia la memoria del manicomio che la eventuale cancerogenicità dell’amianto dell’area. Ma con uno scatto parolaio, per cui è famosa e fumosa, la Presidente Virgili, pure negazionista dell’eternit cancerogeno, trova modo di dedicare il Convegno ai poveri matti del manicomio che, in verità, su 335 mila euro di recupero area manicomiale non ce ne sono 100 per la loro memoria effettiva. E finite queste ultime parole i testimoni della tragedia manicomiale saranno seppelliti senza lapidi e targhe commemorative, sotto aiole depilate, alberi restaurati e sentieri giulivi per bambini ed anziani, murando porte e finestre dei padiglioni per chiuderli dentro come fantasmi del manicomio.

camerata di presenze al manicomio di rovigo

Loro sono ancora lì dentro che aspettano di essere liberati!

Rimando per conoscenza Se possono essere considerate gratuite le affermazioni sui sinistri-ambientalisti sopra riportate, va ricordate il carteggio Biancoenero-Boschetti sulla lista di posta elettronica del “Comitato diritto alla città” dell’anno scorso e quello più recente Biancoenero-De Filippo, proprio sulle tematiche “Il parco non è il manicomio”, con tutti i sinistri-ambientalisti (oltre 100) perfettamente zitti-complici o apertamente difensori della linea Boschetti che vuole boschettizzare il manicomio fino a perderne memoria. > Comitato diritto alla città e coerenza politica

siparietto filologico
LA SINDROME DEL CONTADINO DI TREBLINKA
Sempre dalla parte del “fomentòn”. La “sindrome del contadino di Treblinka” definisce la sintomatologia del contadino che, chino a coltivare patate non si accorge e non si avvede dei grandi camini, appena di là del suo campo, che emettono “cenere” [dai forni crematori – Ndr].

lauro benetti e eddy boschetti contadini di Treblinka

Eddy Boschetti e Lauro Benetti: orti sociali a Treblinka

siparietto storico
PROVINCIA E ULSS 18 CARCERIERI DEL LAGER MANICOMIO
Il WWF di Eddy Boschetti e Italia Nostra di Lauro Benetti, col progetto del Parco in ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo, si “segnalano” per “negazio-nismo” dell’Olocausto dei malati di mente, un vero e proprio crimine contro l’umanità. Servi e burattinati dall’Ulss 18 e Provincia (il Comune nell’occasione vale come il due di picche a briscola): Istituzioni totali che hanno pesanti e penali responsabilità di carcerieri-aguzzini nella tragedia manicomiale e che, forse per questo vogliono cancellarla dalla memoria.
Esempio 1. “Una bomba biologica che la Provincia, nonostante diverse sollecitazioni, non ha mai voluto disinnescare”, era definita la Stazione di Pollicoltura adiacente – proprio di là della rete, al cortile dove stazionavano le internate del III donne, nelle “carte” delle sedute provinciali dei primi anni settanta. Larve e mosche trasportate dal vento, odori di feci e mangime di galline e tacchini. Il dottor Caniato, nel suo libro sul manicomio (L’ombra verde di Giuda – il manicomio tradito. ZeL Edizioni dicembre 2010), narra la storia di una oligofrenica tenuta legata al III Donne, alla quale vengono asportati chirurgicamente gli occhi per una infezione da larve di mosche provenienti dai recinti di tacchini, galline e ruspanti vari, della contigua Stazione Sperimentale di Pollicoltura e di come l’orrendo crimine viene messo a tacere sotto imposizione del Direttore che minaccia alcuni Medici che volevano segnalare il fatto.
Esempio 2. L’Ulss sostituisce l’Amministrazione Provinciale nella gestione del manicomio dopo la Legge Basaglia del 1978. Il 6 aprile 1990, all’auditorium dell’Ospedale Civile di Rovigo, si tiene il convegno-dibattito “La Psichiatria in Polesine: 12 anni di riforma” da cui emerge che la Riforma Psichiatrica
non è mai partita e viene titolato, nei giornali dell’epoca: «Sacchi di nuvole. In Polesine la situazione è ancora delicata perché non s’è fatto niente». nel 1990, dopo 12 anni, ancora nessuna “liberazione”, pure prevista per legge: continua la tragedia degli internati.

OPP rovigo cortile I uomini '60

OPP Rovigo: recinto I uomini, anni ’60

siparietto antropologico
CERVELLO DA RETTILE → GALLINA dei dipendenti pubblici
Occorre smentire decisamente quanti credono che la sinistra radicale e gli ambientalisti di Rovigo siano autentici “morti viventi”, revenant dalle nebbie del passato, sono, invece, autentici “evoluzionisti” dell’era Moderna.
Secondo approfonditi studi di pensiero della scuola di Palo Alto -California, (cfr. Mark Forrest: l’evoluzione del cervello in epoca istituzionale)  il cervello rettiliano della sopravvivenza, anche aggressivo ma indipendente, si è evoluto, adattandosi, nella società istituzionale moderna – soprattutto nei dipendenti pubblici [lo studio è riferito a quelli Usa – Ndr], in quello da gallina con caratteristiche di sopravvivenza legate più alla sudditanza, secondo il” principio della sussidiarietà”, che produrrebbero anche effetti di aggregazione collettiva definiti “starnazzamento da becchime”, che non alla indipendenza cognitiva. Se i dati empirici fossero confermati riguarderebbe-ro tutta la sinistra-ambientalista “dipendente” in Amministrazione Pubblica italiana, come quelli citati proprio sopra. Che basterebbe monitorarli nella pratica politica per confermare il pensiero empirico, «questo è il metodo scientifico: “provando e riprovando”», per citare Galileo. I portatori adattatori di cervello rettiliano → gallus domesticus in Amministrazione Pubblica, fra i “negazionisti” presenti in aula, potrebbero essere: Tiziana Virgili Pd, Lauro Benetti Italia Nostra e Eddy Boschetti WWF, Mirko Bolzoni Sel, Matteo Masin Rifondazione Comunista, Massimo Benà WWF, Gigi Gioli Centri sociali, Toni Gambato biciclettaro, Vincenzo Pellegrino Diritto alla città, Donata Tamburin Arci. Quasi tutti i partecipanti al convegno “negazio-nista”  del manicomio potrebbero essere affetti da una evoluzione cervicu-lare galliana, adattantesi alle Istituzioni totali (cfr. Adorno: la sudditanza alienante dalle istituzioni) da quella precedente a conformazione rettiliana. 

dal cervello rettiliano a quello gallina

M. F. evoluzione darwiniana del cervello rettiliano a galliano

siparietto visivo
IL MANICOMIO VEGETALIZZATO
Complesso ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo prima e dopo il recupero e riutilizzo del parco fatto da WWF-Italia Nostra-Ulss 18- Provincia-Comune.

area ex opp di rovigo

Manicomio prima del recupero parco di WWF e Italia Nostra

ex opp di rovigo secondo wwf e italia nostra

Manicomio dopo recupero parco di WWF e Italia Nostra

siparietto faunistico
IL TASSO – Lauro benetti, LA FAINA – Eddy Boschetti E LA VIPERA
Dentro la vasta area manicomiale (223 mila mq) chiusa dal 1997, non c’è stato solo un rinfoltimento selvatico della vegetazione, ma anche un ripo-polamento di fauna locale con l’arrivo di nuove specie animali. Dentro l’an-tropoformizzazione della fauna manicomialistica si possono riconoscere Lauro Benetti – il tasso, Eddy Boschetti – la faina, Tiziana Virgili – la vipera, l’ingegner Fasiol – la volpe rossa, il direttore Ulss 18 Orsini – il riccio, Donata Fischetti – la donnola. A proposito di bestie, viene in mente la storia popolare del tasso che blocca e mangia la vipera che aveva intimorito la volpe – e glielo spiega come fare. Una storia di vita educativa e vissuta risonante metaforicamente quasi una parabola – anzichenò!, che è ambien-tata in una unica e rarissima immagine dell’oasi-spiazzo dove è situato il ”Monumento alla memoria degli internati del Manicomio di Rovigo”.monumento memoria manicomio rovigo e faunaIl tasso – Lauro Benetti, mostra alla faina – Eddy Boschetti, che ne era stato  intimo-rito, come si prende e si mangia una vipera. L’azione è ambientata nell'”oasi” della memoria del manicomio di Rovigo, con la fontana a risuonare l’area circolare psichiatrica, dove è situato il monumento agli internati manicomiali 1930-1997.

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   La denuncia alla Procura della Repubblica 

procura rovigo targhetta1

Al Procuratore della Repubblica di Rovigo

OGGETTO: apertura area ex OPP senza verifiche su tossicità amianto

Egregio Procuratore, venerdì 28 marzo in Provincia di Rovigo è stato presentato il progetto di “Recupero e riutilizzo del parco dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo”, gestito da Ulss 18-Provincia-Comune-WWF-Italia Nostra. L’area dell’ex Ospedale Psichiatrico, sottoposta a vincolo paesaggistico ed architettonico dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Verona, si trova ai margini della città ed è di proprietà dell’Ulss 18 (salvo un edificio che compete all’Amministrazione Provinciale): su 220 mila quadri di estensione sono presenti 18 grandi fabbricati (fra padiglioni ed altri edifici come la chiesa, la cucina, lavanderia-guardaroba), ed altri edifici minori (come la portineria, isolamento, necroscopia) per un coperto totale di 16.400 metri quadri. L’area è stata dismessa alla fine del 1997, ma alcuni padiglioni sono stati chiusi a metà anni ’80. Nel Convegno di illustrazione del progetto (delibera del Comune di Rovigo, del 21 gennaio 2014 e dell’Amministrazione Provinciale del 24 febbraio 2014), esimi relatori istituzionali ed associazio-nistici hanno spiegato che i lavori per recuperare ed aprire alla cittadinanza il parco partiranno fra poco con contributi pubblici (Gal) e privati (Banca Cariparo) per un totale di 335 mila euro: 66 mila euro per “sentieri ed itinerari”; 70 mila euro per restauro cappella; 94 mila euro per restauro portineria; 105 mila euro per pulizia del verde, muratura edifici, recinzioni.

NEGAZIONE DELLA CANCEROGENICITÀ DELL’AREA
Ho chiesto agli esimi relatori se i tetti degli edifici, come riportato dalla storia del manicomio e da verifiche recenti, sono stati fatti in eternit e se ci sono relazioni tecniche sulla conservazione/deteriorabilità dei tetti. Il geometra dell’Ulss 18 Pasello ha confermato solo l’eternit sui tetti negando la pericolosità dello stesso, seguito a ruota dagli altri relatori come il presidente del WWF Eddy Boschetti ed il vice-presidente di Italia Nostra Lauro Benetti, co-relatore dello “studio di fattibilità”, che hanno negato la pericolosità delle coperture ed ignorato la presenza di relazioni tecniche a monitorare i tetti.

ETERNIT PERICOLOSO ED AREA POTENZIALMENTE CANCEROGENA
L’eternit (cemento-amianto) è un composto stabile ma, deteriorato nel tempo, può sbriciolarsi e liberare fibre di amianto nocive per l’ambiente (con la pioggia si infiltra nel terreno) e per le persone: respirato si fissa sugli alvei polmonari e può produrre cancro. Nell’area ex OP ci sono edifici con parti di tetto crollate, piastre del tetto rotte, infiltrazioni d’acqua. La pericolosità è quantomeno sospetta per un’area chiusa ed abbandonata dal 1997 e per una superficie coperta di ben 16.400 mq a cui si aggiungano varie tettoie di costrutti minori (come sala caldaia, officina, pergolati) di eternit ondulato, ma anche tubi di scarico dalle grondaie a terra. La maggior parte degli edifici sono dismessi da 17 anni (dal 1997), ma due padiglioni anche da 29 anni (dal 1985). Gli ultimi lavori di rifacimento fabbricati e tetti sono stati fatti nel periodo 1986-93 e riguardano anche la copertura dei tetti dei padiglioni «con lastre di eternit, all’epoca compatibili, ma che oggi rappresentano un problema» secondo la testimonianza di un geometra dell’Ufficio tecnico dell’Ulss 18. Ci risulta che negli ultimi anni è stata sistemata anche una parte di tetto crollato dell’ex III reparto donne e che recentemente è stata sigillata una infiltrazione d’acqua all’ex I reparto donne (usato come archivio) senza eccessive precauzioni. Di fronte alla precarietà dei tetti di questi edifici considerati «fatiscenti» anche dallo “studio di fattibilità” e in mancanza di un monitoraggio tecnico sulla deteriorabilità dei quali, è lecito almeno presupporre una potenziale cancerogenicità e tossicità ambientale dell’area.

LEGGI PERICOLOSITÀ AMIANTO
“È obbligatorio denunciare la presenza di materiali contenenti amianto. È obbligatorio rimuovere l’eternit soprattutto se deteriorato”: i proprietari degli immobili hanno l’obbligo di comunicare alla propria ASL competente i dati relativi alla presenza di amianto, come stabilito dall’articolo 12 comma 5 della legge 257/92. L ’ASL a questo punto provvederà al censimento e alla valutazione del rischio che consiste nell’individuare la pericolosità del manufatto e di valutarne il rischio di deterioramento. Secondo il D.M. 6/09/94 (fornisce, tra l’altro, indicazioni e prescrizioni per la valutazione del rischio amianto negli edifici e per l’esecuzione delle attività di bonifica) i proprietari degli edifici con amianto devono tenere sotto controllo, con relazioni tecniche accurate, lo stato dell’eternit. Leggi successive hanno anche stabilito un “Registro pubblico” degli edifici contenenti cemento-amianto. La legge n. 17/2003 art.1 prevede l’obbligo, per soggetti pubblici e privati, di denunciare all’ASL la presenza di manufatti contenenti cemento-amianto (in genere identificati con il nome commerciale di “eter-nit“). Il Censimento dei manufatti contenenti cemento-amianto dovrebbe essere effettuato dalla ASL in collaborazione con i Comuni e le Province. Allo Spisal di Rovigo, in data 3 marzo 2014, mi si dice che dovrebbe esistere questo registro ma in pratica non è stato compilato e non risulta nulla sull’ex manicomio; inoltre non risulta neanche che sia stato presentato alcun progetto di intervento e di lavoro sul tetto di questi edifici, pure previsto per legge.

DALLE DELIBERE E DALLO STUDIO DI FATTIBILITA’
Lo studio di fattibilità per il parco riguarda il viale d’ingresso, la recinzione e messa in sicurezza dei fabbricati, per lo più cadenti, e la ristrutturazione della chiesa e della portineria. Dalle delibere di Comune e Provincia non risulta nessun accenno alla presenza di pericoloso eternit nell’area da recuperare. Lo studio di fattibilità, ben particolareggiato, realizzato dall’ing. Fasiol dell’Ulss 18 e dall’architetto Benetti (che lavora in Provincia e come vice-presidente di Italia Nostra firma l’accordo con la Provincia) presenta fotografie e dettagli di tutti gli interventi e recinzioni e ristrutturazioni (muratura porte e finestre) degli edifici, con tutti i permessi pertinenti dal Comune (settore Ambiente ed Urbanistica), della Soprintendenza di Verona (l’area è vincolata ai beni architettonici e paesaggistici), per finire coi Vigili del Fuoco ed il parere del Corpo Forestale dello Stato, ma non si trova traccia, in oltre un centinaio di fotografie, disegni relazioni tecniche, dei tetti in eternit, soprattutto, «negli interventi di recupero di n. 2 fabbricati dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale», cioè nel restauro cappella e nella portineria di cui si scrive: «Verifica della situazione del coperto dell’edificio, con ripristino della funzionalità delle grondaie dei pluviali e interventi localizzati». Mentre ci risulta che ogni messa in opera di tetti contenenti amianto dovrebbe essere presentata ed approvata dallo Spisal di Rovigo.

SI DENUNCIA ULSS 18 E PROVINCIA DI ROVIGO
Da quanto sopra esposto, si chiede all’Autorità Giudiziaria di verificare se l’Ulss 18 abbia mai monitorato i tetti di eternit dell’area manicomiale (pur se dismessa dal 1997) e se anche la Provincia, proprietaria di un padiglione con eternit nella stessa area (in gestione alla Stazione sperimentale pollicoltura – poi Consorzio avicunicolo, pure dismessa dal 1998) abbia mai monitorato il proprio edificio e le tettorie di amianto pure presenti nella “Stazione”, anche nel periodo 2001-06 quando fu data in gestione all’“Area addestramento unità cinofile della Protezione Civile”. Monitoraggio tanto più urgente in quanto si intende aprire l’area ex O.P. alla cittadinanza. Si chiede inoltre se, oltre al monitoraggio, l’Ulss 18 e Provincia, avessero avuto l’obbligo di registrare ad un albo pubblico tali edifici. Si chiede inoltre se nel restauro di due fabbricati (cappella e portineria) compresi i tetti (nel qual caso si dovrebbero contattare ditte specializzate) il progetto sia stato presentato, per l’approvazione, allo Spisal dell’Ulss 18.
Se si fossero verificate violazioni alla normativa sull’amianto, si denunciano gli altri firmatari dell’accordo di recupero e restauro dell’area ex Ospedale Psichiatrico, Comune di Rovigo, Italia Nostra e WWF, per corresponsabilità in un progetto di apertura alla cittadinanza di un’area potenzialmente nociva per l’ambiente e potenzialmente cancerogena per le persone e di possibile procurato inquinamento ambientale per omissione di norme di sicurezza, perché, prima di destinare 335 mila euro per il recupero dell’area, si poteva fare una perizia tecnica per mettere a norma gli edifici tutelando l’ambiente e le persone.

ESTREMI DI REATO
Tanto premesso, Le chiedo, signor Procuratore, di verificare l’eventuale sussistenza di estremi di reato nel progetto di “Recupero e riutilizzo del parco del complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico” e, di conseguenza, di procedere con gli opportuni provvedimenti nei confronti dei responsabili: Ulss18-Provincia-Comune-WWF-Italia Nostra.

Rovigo, 1 aprile 2014,
In fede, R. C.

ALLEGATI
Si allegano alcuni documenti del progetto restando a disposizione con altro materiale di documentazione.

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 La denuncia numero due 

PROVINCIA – ITALIA NOSTRA: le ladre di memoria e di immagine
La Presidente della Provincia Tiziana Virgili, ha rifiutato, con atto d’ufficio, di dare appuntamento a Roberto Costa che le proponeva, a febbraio 2014, di partecipare al “tavolo” del Parco del Manicomio, per portare istanze sulla testimonianza degli internati in Manicomio. Italia Nostra, assieme al WWF, ha rifiutato di dare atto – con una semplice “conferma di lettura”, delle proposte di Roberto Costa, fatte per via e-mail nello stesso periodo, per inserire nel progetto di apertura del Parco, anche testimonianza – a costo zero, degli internati nel Lager manicomiale. Dopo questa premessa della “negazione” delle competenze di Roberto Costa sul Manicomio di Rovigo si scopre che il sito web di Italia Nostra nazionale e quello della Provincia di Rovigo, usano una immagine proprio di Roberto Costa – omettendo però di citare la fonte, per pubblicizzare il Convegno di presentazione del progetto del Parco, in Provincia il 28 marzo 2014. Contro questi ladri del diritto di immagine, Tiziana Virgili Presidente nonché assessore alla Pace ed ai Diritti Umani della provincia di Rovigo, ladra di immagine e del diritto di immagine, contro Donata Fischetti, Presidente di Italia Nostra di Rovigo, (“negazionista” della memoria del manicomio e della tossicità dell’amianto), ladra di immagini e del diritto di immagine, è stata sporta denuncia alla Procura della Repubblica di Rovigo per utilizzo di immagine manicomiale senza citare, né pagare, la fonte.

convegno parco provincia rovigo convegno parco italia nostra
da antonin artaud al manicomio di rovigo

Il sito della Provincia di Rovigo e quello di Italia Nostra nazionale, pubblicizzano il Convegno sul Parco del Manicomio con una immagine di Roberto Costa tratta da “Antonin Artaud c/o manicomio di Rovigo 1/2”, pubblicato in data 18 dicembre 2010 sul blog “Redazione Biancoenero”, Punctum di collegamento e approfondimenti. Senza citare la fonte né l’autore.

Ecchecazzo! L’architettone Benetti ha fatto centinaia di fotografie per lo “studio di fattibilità” e non ne ha una da dare alla sua Presidente di Provincia ed alla sua Presidente di Italia Nostra?

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IL LIBRO
> Cronache sociali dal manicomio di Granzette, libro-dvd

MEMORIA
Visita guidata al Manicomio  di Rovigo: 9 settembre 2000

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cartolina manicomio rovigo

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Stultifera navis al manicomio di GranzetteStultifera navis al manicomio di Granzette
100 profughi da malattia mentale
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un volto un nome.
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Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Una persecuzione che deve finire. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.
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