Fra i tre tesori del manicomio di Rovigo

febbraio 15, 2014

Fra i (tre) “tesori”, esclusivi e caratteristici del manicomio di Granzette, ci sono i dipinti murali realizzati nelle “corti” di alcuni reparti uomini. Si tratta di una testimonianza culturale ed artistica unica fra tutti i manicomi d’Italia e perciò da tutelare e rendere visibile alla collettività. Che si deve fare comunità per rivendicare e riappropriarsi di questa memoria visiva, che resta sprangata e murata con tutta la memoria e le testimonianze del Manicomio, Olocausto istituzionale dei malati di mente. Una tragedia sociale che si è consumata a Rovigo dal 1930 al 1997. .

.manicomi come lager 

Manicomi come lager Angelo Del Boca Edizioni dell'Albero, 1966

lotta all'internamento 14 aprile 1969 manicomio lager 1969 ospedale psichiatrico pericoloso 1966“Manicomi come lager”, libro di Angelo Del Boca – 1966. Sotto tre manifesti degli anni sessanta contro i manicomi: “Lotta all’internamento psichiatrico” dell’Amministrazione Provinciale di Perugia – 1966, “Manicomio=Lager” dell’associazione contro le malattie mentali di Torino – 1969, “Ospedale Psichiatrico Pericoloso” dell’associazione per la lotta contro le malattie mentali di Firenze, disegnato da Hugo Pratt con le sue effige da manicomiato – 1966.
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DIPINTI MURALI AL MANICOMIO DI ROVIGO
Dalle >“Cronache sociali del manicomio di Granzette”, si apprende che i dipinti sono stati eseguiti da un paziente attorno agli anni Cinquanta, internato negli anni Trenta e morto nei primi anni ’60. Egli ha creato delle vere e proprie “finestre”, con paesaggi naturalistici (di montagna e campagna), a colorare la claustrofobia biancoenero delle “corti”, murate di tempo e di coscienza. La “corte” è il camerone passa-giornata dove, accalcati in sovrannumero e controllati dai sorveglianti, i “malati di mente” trascorrono tutta la loro vita, nelle pause fra i pasti ed il dormitorio notturno. Matti seduti, distesi o accovacciati, altri che si rigirano o muovono a pendolo nella stanza e l’odore stagnante di escrementi.

Dei 32 dipinti 9 sono deteriorati dal tempo o da lavori sovrapposti (come tubature dell’acqua) o coperti da pesanti scaffalature o a rischio crollo, come quelli del I reparto uomini tanto fatiscente da rischiare il cedimento.

Le misure dei 20 dipinti, ancora ben conservati, sono: 3×2 m. quelli orizzontali, 1,5×2 m. quelli verticali. In particolare va segnalata la “corte” di un reparto uomini dove ci sono 8 pitture murali in un camerone di 26 x7,5m. dove erano internati 70 malati. Una vera e propria galleria espositiva di un pittore manicomiale, che dovrebbe essere salvaguardata e restituita alla collettività invece di spendere 220 mila euro per recuperare il “parco del manicomio” – con annessi e connessi, come progettato dai protezionisti delle piante del > Parco del manicomio, ma “negazionisti” della tragedia lì consumata. Sì, perché sono da consegnare alla storia delle persecuzioni (alla memoria) dei “matti” le Associazioni del “tavolo” formato da ULSS 18, Provincia di Rovigo, Comune di Rovigo, WWF e Italia Nostra.
> I “negazionisti” del manicomio di Rovigo.  

In visione, alcuni dei dipinti murali – “tesori”, del Manicomio di Granzette. 

strada campagna dipinto murale manicomio di rovigo

lago montano dipinto murale manicomio di rovigo

strada montana dipinto murale manicomio di rovigo

ponte dipinto murale manicomio di rovigo

borgo dipinto murale manicomio di rovigo

stradina dipinto murale manicomio di rovigo

paesaggio con lago dipinto murale manicomio di rovigo.
AGGIORNAMENTI
Novembre 2014. Ulteriori ricerche di “scavo” antropologico e sociale hanno portato al rinvenimento di altri dipinti murali, al III reparto donne, ed ad una ricostruzione più puntuale del “pittoretto” del manicomio di Rovigo.

I dipinti murali al Manicomio di Rovigo. In totale si tratta di 48 dipinti murali, di misura media orizzontale 2×3 m., verticale 1,5×2 m., pitturati nei tre reparti uomini e nel III reparto donne dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Rovigo negli anni ’50 del secolo scorso. Di 48 dipinti 42 sono ancora in buono stato di conservazione anche se alcuni coperti da scaffalature per l’archivio dell’Ulss 18, proprietaria dell’area.

Il pittore del manicomio di Rovigo. Su due dipinti è stata trovata la firma dell’autore e da altre ricerche con la nipote pare si tratti di L.B., nato nel 1897, internato nel manicomio di Rovigo nel periodo 1931-34 e poi definitivamente nel 1937 fino alla morte avvenuta nel 1962. La sua tomba si trova al cimitero di Rovigo dove si giace anche il primo Direttore del Manicomio (1930-1955) Emilio Padovani. Del pittore del manicomio di Rovigo, rimosso dalla storia e dalle poche pubblicazione sull’O.P.P. di Rovigo, si trova nota solo sul romanzo di Giovanni Caniato > L’ombra verde di Giuda – Il manicomio tradito, una raccolta di racconti allegorici dove, con altri nomi e luoghi, il dottore, sotto forma di alias, racconta del periodo anni 1969-1974 in cui lavorò all’Ospedale Psichiatrico. A pag.28 si legge: «Tra i folli alcuni infermieri ricordavano un pittore (un vero artista, pare) che nella stagione sana aveva dipinto quadri di valore. Ammalatosi, aveva affrescato qualche camerone del Primo e del Terzo Uomini con paesaggi e fantasie improbabili. Erano sogni fatti per dissolvere paura e depressione. Tra i dipinti anche una Via Crucis esposta il Venerdì Santo per la processione, sparita dopo la sua morte…».
firma pittore del manicomio di rovigo1
La firma e la data su uno dei 48 dipinti murali al Manicomio di Rovigo
pittore manicomio di rovigo ultima cena“L’ultima cena”. Una delle 14 stazioni della Via Crucis dipinte su lenzuola (1,5×2,5 m.) dal pittore del manicomio di Rovigo negli anni ’30 del Novecento. Le tele erano esposte in chiesa ogni “Venerdì santo”. Per concessione del dottor Giovanni Caniato.

AGGIORNAMENTI
Sabato 7 febbraio 2015, alle ore 17 presso il Centro Servizio Volontariato – viale Tre Martiri 67/F, si tiene la presentazione (con video e fotografie) della pubblicazione “Un pittore nel manicomio di Rovigo 1931-1962”, a cura di Roberto Costa per le edizioni Biancoenero.
> Un pittore nel manicomio di Rovigo

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°un volto un nome dei manicomiati.
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L’OLOCAUSTO DEI MALATI DI MENTE – Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa. Il diritto di avere il nome e cognome scolpito in una parete della memoria dentro il lager istituzionale.
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