Il parco non è il manicomio – petizione

febbraio 3, 2014

Petizione pubblica per salvaguardare le testimonianze delle vittime del Manicomio di Granzette dai “negazionisti” che ne vogliono profanare la memoria per sistemare le aiole e le piante del parco. 

cimitero manicomioDal 31 dicembre 1997 il lager manicomiale di Granzette è stato dismesso ed abbandonato e fa comodo rimuoverne la memoria, perché le 90 mila persone rinchiuse fra le sue mura, dal 1930, hanno subito un vero e proprio “Olocausto della diversità” in nome di una cosiddetta e sé dicente “maggioranza deviante” che ancora impèra. Dopo 16 anni, invece di recuperare l’Ospedale Psichiatrico, la memoria e la testimonianza delle sue vittime, in un atto di riconciliazione sociale, si vuole semplicemente sistemare e riutilizzare il parco e per renderlo agibile mettere in sicurezza l’area circostante per una cifra complessiva (di finanziamenti pubblici, cioè soldi della collettività) sui 220 mila euro: 60 mila per il parco, 70 mila per la chiesa, 90 mila per la portineria. [E’ come sistemare le aiole di margheritine ad Auschwitz-Birkenau facendo finta di non vedere i lager abbandonati lì di fianco]. Se nel caso di Ulss 18 e Amministrazione Provinciale, che hanno gestito l’”Istituzione Totale”, è facile capire la pratica “negazionista” di questo Olocausto (il Comune della Giunta Piva [quella dell’informa-giovani, della fisiognomica assessoriale, del parco Langer-Maddalena-via Curiel] si adegua perché non spende un “sisino”), dubbi di pertinenza etico-morale riguardano le associazioni WWF e Italia Nostra. Tali tribù ambientaliste, fautrici a intermittenza – a proprio torna-conto, della “cittadinanza attiva”, chiedono  – ad esempio, sul progetto  del Passante nord, di vedere i preventivi di spesa di un progetto di Amministrazione Pubblica e di poter fare osservazioni propositive su un’opera che taglierà una parte di parco Langer. Però, nel caso del parco del manicomio, stavolta dalla parte del “formentòn” istituzionale, coloro si dimenticano le pratiche di “cittadinanza attiva” e discriminano le istanze di Biancoenero (visura del progetto e possibilità di fare proposte anche a costo zero), in sinergia partitocratica, ohibò, con Comune e Provincia e Ulss 18.
Là dove c’era un lager abbandonato, un cimitero dismesso, ci sarà un parco messo a nuovo. Ma “Loro”, con la nostra umanità, restano rinchiusi, nei padiglioni murati, ad aspettare di essere ri-conosciuti e finalmente liberati.

camerata di presenze

 

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.petizione 

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Alla cortese attenzione di:   

ULSS 18                          .
Amministrazione Provinciale
Comune di Rovigo             .
WWF                                .
Italia Nostra                     .

OGGETTO: IL PARCO NON È IL MANICOMIO – Petizione pubblica
Perché venga salvaguardata la memoria e le testimonianze dei “matti” nel recupero dell’area manicomiale

Rispetto al progetto del “Recupero e riutilizzo del parco” dell’ex Ospedale Psichiatrico di Rovigo formalizzato da un “tavolo” formato da ULSS 18-Provincia-Comune di Rovigo-WWF-Italia Nostra,
NOI, persone e associazioni a tutela dei Diritti Umani dei “matti”, dai primi anni Settanta fino alla chiusura dell’Ospedale Psichiatrico e promotori della conservazione della sua memoria, dal 1998 ad oggi, facciamo richiesta:
1- di prendere visione dello “studio di fattibilità” del progetto;
2- di poter fare delle osservazioni sul progetto medesimo, anche a costo zero (tipo l’allestimento del “Centro documentazione [testimonianze e memoria] del Manicomio di Granzette” in una stanza della restauranda portineria: previsti 220 mila euro per restaurare chiesa, portineria e parco).
Questa petizione pubblica, in un principio e pratica di “cittadinanza attiva”, si rende necessaria in quanto le nostre precedenti richieste di partecipazione, rivolte ai vari soggetti del “tavolo” (sia istituzionali che associativi) sono rimaste inevase ed inascoltate. La petizione si rende altresì necessaria perché le nostre recenti “visite guidate”, hanno rivelato la grande attenzione dei partecipanti (di Rovigo ed altre parti d’Italia), soprattutto verso l’area manicomiale/psichiatrica. 

Chiediamo che la richiesta dello studio di fattibilità e di una sessione aperta del “tavolo” che gestisce il progetto, per proporre eventuali osservazioni, venga accolta prima dell’approvazione dell’accordo di programma che verrà ratificato a breve presso l’Amministrazione Provinciale. In quanto dall’approvazione dell’accordo già avvenuta, recentemente, con delibera del Comune di Rovigo (21-1-2014), non risulta alcuna parola o frase che voglia evidenziare la capacità di fare memoria attiva e cosciente di questa tragedia umana (un vero e proprio “Olocausto dei malati di mente”), ma si disserta solo di parco, fruibilità del parco, visibilità turistica del parco, “negando” la stessa realtà manicomiale in cui il parco è inserito e nato, ben dopo l’apertura dell’Istituto stesso. Infatti nella delibera del Comune si legge: «rendere fruibile al pubblico questa ampia area verde», «recupero e riutilizzo del parco», «condividere le regole di accesso al parco predisposte dal WWF», «pubblicizzare l’iniziativa ai fini ricreativi, turistici e culturali», «nell’ideazione di progetti culturali ed educativi a sostegno della vivibilità del parco», «garantire la gestione e la fruizione del parco», «reperire le risorse umane, strumentali ed economiche necessarie al mantenimento ed alla manutenzione del parco», «nominare un Comitato di gestione, costituito dal WWF e dalle altre Associazioni di volontariato che aderiranno all’iniziativa, in grado di governare tutte le iniziative che nel parco saranno promosse», «garantire la presenza di accompagnatori e/o custodi durante le giornate di apertura del parco al pubblico».

NOI  – dalla parte e con le vittime dell’”Istituzione totale” (Franco Basaglia), al contrario non vogliamo che sia dimenticata la memoria e la testimonianza di questo “lager germanico” – “bolgia infernale dantesca”  (termini coniati dal Ministro della Sanità Luigi Mariotti nel 1965) a imprigionare la diversità (“i malati di mente considerati uomini irrecuperabili”).  Come in altre città d’Italia – tipo Venezia, l’istituzione di un “Museo della memoria del manicomio” potrebbe essere un volano turistico e culturale e sociale. Il manicomio di Rovigo è rimasto unico in Italia per la sua struttura architettonica-ambientale ed i suoi particolari “tesori” sono da conservare gelosamente e ri-velare alla comunità.
Contare le piante E rac-contare i ”matti”

Redazione Biancoenero
Centro documentazione manicomio di Granzette
Tel.0425-411101 E-mail: red.biancoenero@teletu.itlogo benero

Centro documentazione manicomio di rovigo

N.B. Questa petizione, con allegate le adesioni – di persone e associazioni, sarà inviata alle istituzioni ed associazioni della “tavolata” del parco. La petizione è propedeutica alla “visita guidata” al manicomio di Rovigo che si vuole organizzare  (anche quest’anno) il 13 maggio 2014, nel “Giorno della memoria” dei manicomi.

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*                                                                 .cartolina manicomio
Il manicomio … che fu un tempo la fortezza visibile dell’ordine,
è diventato ora il castello della nostra coscienza.
                                                 Michel Focault

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IL LIBRO                                         *
> Cronache sociali dal manicomio di Granzette, libro-dvd

MEMORIA                                       *
Visita guidata al Manicomio  di Rovigo: 9 settembre 2000

ATTUALITA’                                    *
> Visita guidata al manicomio di Rovigo: 13 maggio 2013
> Visita guidata al manicomio di Rovigo due
> Il parco non è il manicomio      °
> Centro documentazione manicomio di Rovigo
 

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Stultifera navis al manicomio di GranzetteStultifera navis al manicomio di Granzette
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° bottoni fotografici manicomio di rovigoFoto-bottoni, anche colorati a mano, del manicomio di Rovigo: 1930-1997
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storia della follia copia
Storia della follìa, dall’età classica al manicomio di Rovigo
(fare click sull’immagine per vedere il video)
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un volto un nome dei manicomiati

Per dare voce alla di-sperata desuetudine di solitudini incarcerate nei Manicomi d’Italia, per “liberare” quell’umanità (anche la nostra) lì imprigionata e privata di nome e di volto e di storia. Un “Giorno della memoria” per elaborare il lutto di un Manicomio voluto ed inventato da una Maggioranza sociale a emarginare e segregare i diversi e, nello stesso tempo, per legittimare, la propria devianza istituzionale.

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L’OLOCAUSTO DEI MALATI DI MENTE – Come Redazione Biancoenero (per i Diritti Umani e la Giustizia sociale), consideriamo gli internati manicomiali  come vere e proprie “vittime di guerra”, di una guerra di esclusione sociale e di segregazione, mossa e vinta dalla “maggioranza deviante”. Alla società tutta, in nome ed a nome di una ri-conciliazione nazionale, per dovere di cronaca e per rispetto per le vittime, va “liberata” e riconsegnata quella identità per troppo tempo negata e reclusa.

intermittenti

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