L’avvocato Cirillo e la sanatoria immigrati 2012

ottobre 3, 2012

La  sanatoria immigrati 2012 (il “ravvedimento  operoso”) per  fare emer-gere dal lavoro irregolare circa 3-400 mila immigrati, rischia il fallimento, ne potrebbero essere esclusi l’80% degli aventi diritto. A colloquio con Andrea Cirillo dell’ufficio consulenza immigrati della Cgil di Rovigo.


Immigrati, il “ravvedimento operoso” è legge
Decreto del 29 agosto 2012 del Ministero dell’Interno 
È la regolarizzazione 2012, il “ravvedimento operoso” per chi dà lavoro a immigrati senza documenti: i datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze extra-comunitari irregolari, potranno dichiarare la sussisten-za del rapporto di lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione, nel pe-riodo 15 settembre – 15 ottobre. La sanatoria potrebbe portare alla luce (regolarizzare con permesso di soggiorno) circa 400mila immigrati, invi-sibili perché irregolari. Ecco le disposizioni del testo: “I datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in  possesso della carta di soggiorno che, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo occupano irre-golarmente alle proprie dipendenze da almeno tre mesi lavoratori (e che continuano ad essere occupati al momento della presentazione della domanda) stranieri presenti nel territorio nazionale in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011, o precedentemente, possono dichiarare la sussistenza del rapporto  di lavoro allo sportello unico per l’immigrazione. La dichiarazione è presentata dal 15 settembre al 15 ottobre 2012 con le modalità stabilite con  decreto di natura non rego-lamentare. In  ogni  caso, la presenza sul territorio nazionale dal 31 dicembre 2011 deve essere attestata da documentazione proveniente da organismi pubblici.
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“Una sanatoria che non sana quasi niente”
Speriamo in una circolare esplicativa ed estensiva della prova di presenza sul territorio nazionale che dia la possibilità a tutti di accedere alla sanatoria
Rovigo, 3 ottobre
. Andrea Cirillo presta servizio di consulenza legale presso l’ufficio immigrati della Cgil di Rovigo di giovedì pomeriggio. In questo articolo ci spiega perché la “sanatoria” 2012 sana poco o niente. 

«In questo periodo la consulenza all’ufficio immigrati riguarda soprattut-to la cosiddetta “sanatoria” 2012, procedure per l’emersione del lavoro “nero”. Le domande vanno fatte allo Sportello Unico per l’Immigrazione della prefettura, tramite Sindacato o Confindustria nel periodo 15 set-tembre – 15 ottobre. A domanda accettata il lavoratore ed il datore di lavoro verranno convocati allo Sportello Unico per la stipula del contratto di lavoro col quale l’immigrato verrà regolarizzato col permesso di sog-giorno. Questa sanatoria accoglie la direttiva europea in modo restrittivo dando la possibilità solo al datore di lavoro (e non anche al dipendente) di chiedere la regolarizzazione. Nelle intenzioni la sanatoria avrebbe dovuto regolarizzare almeno 3-400 mila dipendenti extracomunitari ma il 90% degli aventi diritto potrebbe non partecipare. Nei primi 15 giorni , su almeno 300 mila domande previste ne sono state presentate circa 30 mila. E questo a causa di due evidenti difficoltà: 1) il contributo oneroso di 1000 euro da versare anche in caso di diniego della domanda, 2) la pro-va di presenza in territorio italiano al 31 dicembre 2011 certificata da Uf-ficio Pubblico. A queste due difficoltà occorre aggiungere inoltre, e non è da poco, che ancora oggi aspettiamo le circolari esplicative del Ministero che devono indicare i criteri per rendere idonea  la “prova di presenza”. Perché il lavoratore irregolare deve dimostrare, con documenti pubblici, di essere in Italia almeno dal 31 dicembre 2011 ma le Amministrazioni Pubbliche non possono dare certificazioni agli immigrati irregolari. Quindi, attualmente, tale certificazione la può produrre solo chi è stato ricovera-to al pronto soccorso e chi ha mandato i propri figli a scuola. La sanato-ria sembra, dunque, solo un pretesto dello Stato per fare cassa coi 1000 euro per domanda più la quota dei contributi, più che una modalità per fare emergere il lavoro nero. Perché ancora oggi mancano i criteri che in-dichino quale prova di presenza deve dare il lavoratore nella richiesta. Anche a Rovigo le domande fin’ora sono state poche sia perché i datori di lavoro stanno ancora attendendo i criteri esplicativi, sia perché l’im-migrato ha paura di perdere i soldi, oltre a quella di autodenunciarsi. Il rischio è proprio quello di un gran numero di autodenunce di irregola-rità, che sono anche perseguibili per legge, con espulsione. Comunque, attualmente la sanatoria sembra riguardare principalmente colf e “ba-danti” che lavorano part-time, minimo 20 ore la settimana. Gli altri tipi di lavoro a tempo pieno sembrano esclusi perché molto più onerosi per la quota di contributi da pagare (da almeno tre mesi), dal 9 maggio 2012. 
La maggiore difficoltà. Visto che la “prova di presenza” la maggior parte degli immigrati non la può fornire con certificazione pubblica, le associa-zioni di e per gli immigrati chiedono che sia validato almeno il “timbro Schengen” (il timbro di ingresso  che viene impresso sul passaporto dal-le autorità di frontiera) o che faccia fede di presenza anche una dichia-razione sostituiva del datore di lavoro.
Aspetta e spera. Comunque in data 3 ottobre, a 12 giorni dalla scaden-za, siamo ancora in attesa di una circolare applicativa del decreto, in mancanza della quale ogni Prefettura farà quello che vuole col rischio che il provvedimento venga applicato in maniera restrittiva e disomogenea. Nemmeno la Prefettura sa se il documento che tu presenti è valido o non è valido. Stiamo aspettando la circolare esplicativa dal Ministero dell’Interno sperando che ampli la possibilità del documento di certificazione della presenza sul territorio nazionale. E in una eventuale proroga per permettere agli immigrati irregolari che restano in attesa, per paura e per mancanza di certificazione, di fare la domanda: una sa-natoria che, fin’ora, sana poco o niente. Aspettiamo e speriamo… ».
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pprofondimenti
Emanata anche la circolare congiunta con i chiarimenti operativi
7 settembre. In data odierna è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n.209 il decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, con il Ministro per la Cooperazione in-ternazionale e l’integrazione e con il Ministro dell’Economia e delle Fi-nanze, di attuazione dell’articolo 5 del Decreto Legislativo 16 luglio 2012, n. 109, che stabilisce le modalità di presentazione della dichiara-zione di emersione del rapporto di lavoro irregolare, le modalità di pa-gamento del contributo forfettario di 1.000 europrevisto per ciascun la-voratore, le modalità per la regolarizzazione delle somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale, nonché i limiti di reddito di lavoro richiesti per il datore di lavoro per l’emersione del rapporto di lavoro irregolare.

Appello associazioni immigrati per modifiche alla “sanatoria”
28 settembre. Con una nota indirizzata al presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, le organizzazioni aderenti al Tavolo nazionale per l’Immigrazione (Acli, Arci, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cisl, Cgil, Comu-nita’ di S. Egidio, Fcei, Ugl, Uil) lanciano un appello perché si introducano modifiche a quelli che vengono definiti ”i punti di maggiore criticità”, for-mulando una serie di proposte che potrebbero aiutare a superare le diffi-coltà che oggi incontra chi vorrebbe utilizzare il provvedimento. Il rischio sempre più concreto, secondo le associazioni e’ che ”solo una piccolissi-ma parte dei potenziali interessati possa accedervi, mentre quasi il 90% ne resterebbe escluso”. In particolare le proposte (che vertono sulla prova della presenza del lavoratore al 31.12.2011, sui costi eccessivi, sui limiti di reddito previsti, ecc) si prefiggono lo scopo di allargare la platea dei beneficiari, a vantaggio dei lavoratori oggi non in regola e per questo più facilmente ricattabili, ma anche delle casse dello stato, visto che con l’emersione si eliminerebbe una sacca di evasione importante. Nella nota si chiede, tra l’altro, al governo di estendere la possibilità di presentare domanda di regolarizzazione anche a quei datori di lavoro stranieri tito-lari di permesso di soggiorno non di lungo periodo; considerare come prova di presenza anche una dichiarazione sostituiva del datore di lavo-ro; interpretare in modo estensivo il termine ‘organismo pubblico’ da cui deve pervenire la documentazione sulla presenza in Italia; considerare prova di presenza i timbri di ingresso in area Schengen; consentire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro part-time in tutti i settori.

La sanatoria rischia il flop
Sabato 30 settembre. L’allarme è delle associazioni perché il 90% dei lavoratori non potrebbe partecipare alla regolarizzazione che potrebbe essere un flop annunciato. Sono poco meno di 30mila le domande arri-vate al Ministero dell’Interno in 15 giorni e quindi non c’è stato il massic-cio afflusso che ci si aspettava. Nei giorni che hanno preceduto la nor-mativa, vari esponenti del Governo avevano annunciato che questa soluzione poteva risolvere molti problemi del lavoro nero, ma finora è più che evidente che dei 300mila previsti ed annunciati, solo il 10% ha realmente formalizzato la domanda. Il punto principale per rendere più accessibile la norma, secondo le associazioni, è quello di eliminare la prova di presenza con una dichiarazione sostitutiva del datore di lavoro. Si eliminerebbe così l’onere da parte del lavoratore di avere necessa-riamente un documento rilasciato da un ufficio pubblico.

Cgil Emilia Romagna, su sanatoria serve proroga o rischio fallimento
Bologna, 1 ottobre – La sanatoria per regolarizzare gli immigrati e’ “a rischio fallimento a causa di norme poco chiare e incongruenti, che pretendono requisiti impossibili per la maggior parte dei lavoratori intenzionati a regolarizzarsi”. A sostenerlo e’ la Cgil regionale Emilia Ro-magna che snocciola i numeri di metà percorso. Secondo i dati aggior-nati al 28 settembre, infatti, in Emilia Romagna le domande presentate sono 3.746, un numero irrisorio rispetto alle 50 mila attese.


LA NORMA
> Decreto del 29 agosto 2012 del Ministero dell’Interno
Gazzetta Ufficiale n.209 del 7 settembre 2012
 > Circolare n. 5638 del 7 settembre 2012 
Del Ministero dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche Sociali
> Decreto 29 agosto 2012

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AGGIORNAMENTI: come volevasi dimostrare
Rovigo, 5 ottobre 2012. A 10 giorni dalla scadenza della regolarizzazione sono arrivati i tanto attesi chiarimenti sugli organismi pubblici che posso-no certificare la presenza in Italia dello straniero almeno dal 31 dicembre 2011. Per provare la presenza in Italia l’immigrato potrà presentare an-che la tessera nominativa dei mezzi pubblici, una scheda Sim di un ope-ratore italiano o una certificazione firmata da un centro di accoglienza o ricovero. La titolarità di una scheda telefonica vale come prova perché per attivarla si deve esibire un documento di riconoscimento valido, ad esempio un passaporto,  che viene fotocopiato e conservato dal rivendi-tore. La prova che rimane al cliente è il contratto di attivazione.  
> Immigrati presenza in Italia provata anche con la Sim 
> E il telefonino salvò la regolarizzazione 
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ULTIMA ORA: CHIUSA LA SANATORIA
> Per gli immigrati la sanatoria è un flop
Tempo scaduto per la regolarizzazione: 130mila domande di emersione
16 ottobre 2012 Si è chiusa a mezzanotte la finestra utile per regolariz-zare i lavoratori stranieri in nero. Alle 18, ultima rilevazione dell’Interno a sei ore dalla chiusura, il dato era di 129.814 domande inviate al sito del Viminale, di cui 112 mila per il settore del lavoro domestico. Poche, inve-ce, le richieste di regolarizzare lavoratori subordinati in altri settori. Ancora una volta il nostro governo ha commesso l’errore di approvare un provvedimento basato su una visione statistica del mercato del lavoro. Salvo poi scontrarsi con quello zoccolo duro del sistema economico italiano, composto da criminalità organizzata con la connivenza di una cospicua fetta di imprenditori e non solo, che ha tutto l’interesse a mantenere in vita l’enorme vivaio della manodo-pera illegale. Tant’è che non è certo un caso che la stragrande maggioranza delle domande di emersione ricevute dal Viminale sono arrivate da colf e badanti. Mentre non si ha traccia di quell’esercito di invisibili impiegati nel settore agricolo, edilizio, della ristorazione o del turismo.

La regolarizzazione fallita, un salvagente troppo piccolo e lontano
Roma – 16 ottobre 2012 – Stai affogando, cerchi aiuto, da una barca ti gridano: “Stai calmo, ti salviamo”. Poi però gettano in acqua un salva-gente minuscolo, a cento metri da te. Forse annaspando riesci a rag-giungerlo. Forse no. Sei in Italia senza permesso di soggiorno, lavori in nero. Il governo annuncia: “Puoi metterti in regola”. Ma si inventa una sanatoria che sembra un percorso a ostacoli, costosissima, fumosa, legata al buon cuore del tuo datore di lavoro e alla tua felice o cattiva sorte. Magari ce la fai. Più probabilmente no.La regolarizzazione si è chiusa con centotrentamila domande, quasi tutte per colf, badanti o babysitter e non ci si può consolare con queste, soprattutto prima di capire quante si trasformeranno davvero in un permesso di soggiorno. Non si possono ignorare i due, tre, quattrocentomila lavoratori irregolari che sono stati incolpevolmente esclusi…
La verità è lampante e banale. Tanti datori non hanno voluto pagare i mille euro e, soprattutto, i sei mesi di tasse e contributi arretrati. Tanti immigrati irregolari non hanno trovato una prova rilasciata da un “orga-nismo pubblico” sulla loro presenza in Italia nel duemilaundici, nono-stante la tardiva e incompleta apertura su questo aspetto. A far fallire la regolarizzazione è stato il modo in cui l’hanno scritta.

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