Clandestino day Rovigo 2010 – Biancoenero

settembre 7, 2010

Rovigo 10 settembre, dalle ore 21, presso il Csv – viale Trieste n.23, per il Clandestino day 2010. La convocazione parte da Redazione Biancoe-nero, che si occupa di Diritti di migranti e minoranze dal 1990, che ha aderito e manifestato a Rovigo il 25 settembre “Clandestino day” 2009 (tra i promotori anche del Comitato Primo marzo di Rovigo a cui aderi-scono 12 associazioni di volontariato e sindacali), che ha già aderito anche al “Clandestino day” 2010, lanciato dal settimanale Carta.

La convocazione nasce anche dal fatto che a Rovigo è nato un sedicente “Coordinamento per il 24 settembre 2010 – Clandestino Day Rovigo” che, in prima seduta presso la sede dell’assessore Pineda del comune di Rovigo (a cui erano presente l’assessore Pineda e dipendenti ed asso-ciazioni assunti e contribuite dall’assessore Pineda), non ha invitato nè Redazione Biancoenero, nè il Comitato Primo marzo per i migranti.

Biancoenero pensa, e continua a praticare, che si possa essere e fare gli attivisti per i Diritti Migranti in piena autonomia dai Partiti e dagli assessori di partito, perchè il dramma dei Migranti nasce da una certa politica di centro-sinistra (come i Cpt della “Turco-Napolitano) ed è stato alimentato da quella di centro-destra (come la “Bossi-Fini”). L’incontro è aperto a tutte le persone che vogliano con-dividere la manifestazione del “Clandestino day”, in un’ottica di pedagogia della r-esistenza ed una propedeutica di liberazione – per una sola umanità, perchè i diritti negati dei migranti ci riguardano tutti, siamo tutti migranti. 
                   
                          Manifestazione a Brescia, 24 novembre 2001

APPROFONDIMENTI
 > Perché un Cie per migranti a Rovigo
> Clandestino day 2009

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STORIA
Manifestazione nazionale contro i Cpt, 18 giugno 2004
Memoria di presente per le associazioni dimentiche
Rovigo, 18 giugno 2004. «Associazioni e gruppi manifestano il 18 giugno, in tutta Italia, davanti alle prefetture e Questure, Ctp o altri luoghi signi-ficativi chiedendo la chiusura di queste carceri dove vengono rinchiusi i migranti». In adesione alla manifestazione nazionale, anche Rovigo si mobilita con volantinaggio e presidio davanti alla Prefettura. «I Cpt van-no chiusi perché luoghi della vergogna. Attiviamoci tutti assieme per imporre la chiusura di quelli esistenti, attiviamoci, tutti assieme, per im-pedire che se ne realizzi uno anche a Rovigo. Sarebbe un segnale pro-fondo verso una democrazia reale nel nostro Paese». Nel volantino, alle firme delle associazioni organizzatrici, seguono le firme di quelle aderenti al preidio di Rovigo: Biancoenero, Centro documentazione polesano, Azad per il popolo kurdo e Rovigo Opera Nomadi (queste ultime due associazioni sono “emanazioni” di Biancoenero”).
                          
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APPROFONDIMENTI
Redazione Biancoenero al “Coordinamento Clandestino day Rovigo”
Rovigo, 9 settembre 2010. Il Direttore e la vice, intervengono alla secon-da riunione del sedicente Coordinamento per il 24 settembre 2010 – Clandestino Day Rovigo, aperto a tutti ma non a Biancoenero (nè al Comitato Primo marzo) che non è stato invitato, né alla prima, né alla seconda assemblea costituente.
«Non vogliamo fare dibattito», esordisce Maria Angela Zerbinati, «per non intralciare la vostra riunione, ma vorremmo, se possibile, leggere in diretta una lettera di risposta a quella del vostro Coordinamento pubblicata su “La voce”. In diretta, invece che mandarla ai giornali».

Poi tocca a Roberto Costa leggere la missiva:
«OGGETTO: le discriminazioni politiche del coordinamento “Clandestino day” Rovigo.

Egregio Coordinamento per il 24 settembre 2010 – Clandestino Day Ro,
a cui aderiscono Arcisolidarietà, Beati costruttori di pace, Emergency, La Fionda di Davide, Folkloriamo Martisor, African diaspora nigerian women, Auser, Il Fiume, Centro documentazione polesano, Noi siamo chiesa, cir-colo Arci Ridada e molte altre, oltre ad alcuni cittadini a titolo personale,
vi segnalo due esempi di discriminazione politica nei miei confronti.
Come direttore di Biancoenero, che si occupa di diritti migranti e di mino-ranze dal 1990, non sono stato invitato alla “prima riunione organiz-zativa della manifestazione sul Cie di Zelo”, nonostante Biancoenero abbia manifestato l’anno scorso per il “Clandestino day” a Rovigo, ed abbia dato l’adesione al settimanale Carta – promotore, anche per quello del 2010. Neanche il Comitato Primo marzo per i migranti, l’unico coordinamento territoriale, alle cui tematiche aderiscono 12 associazioni polesane, e tra i cui fondatori figura Biancoenero, è stato invitato.
La prima convocazione del Coordinamento Clandestino day è stata in-detta (da Luigi Ennio) presso il Centro culturale donna dell’assessorato im-migrazione (Giovanna Pineda) del comune di Rovigo dove peraltro, presente l’assessore Pineda, sono stati invitati dipendenti ed associa-zioni manifestate e contribuite dall’assessore Pineda. Ebbene, per avere espresso un’opinione critica e propositiva a questa riunione, attraverso una lettera ad un quotidiano locale, sono stato insultato -1, dall’asses-sore Pineda e successivamente messo all’indice dal Coordinamento -2.
1: «Solitamente non perdo tempo nel rispondere a qualcuno che usa carta e penna o blog per dare sfogo alle sue frustrazioni», risponde l’as-sessore alla Pace e Diritti Umani, qualificandosi e qualificando gli amici che la sostengono.
2 – “Arcisolidarietà, Beati costruttori di pace, Emergency, La Fionda di Davide, Folkloriamo Martisor, African diaspora nigerian women, oltre ad alcuni cittadini sostenitori che fanno parte del coordinamento al quale aderiscono associazioni molto diverse tra loro come Auser, Il Fiume, Centro documentazone polesano, Noi siamo chiesa, circolo Arci Ridada e altre, precisano alcune considerazioni fatte da Roberto Costa”: queste sono le parole, con cui inizia la lettera pubblicata.
Ebbene, le precisazioni sono pertinenti ed assolutamente non offensive ma danno il tono della messa all’indice di Roberto Costa da parte di molte associazioni pacifiste e parrocchiali. Senza entrare nel merito delle considerazioni tipo, «Perciò chiediamo a tutti la correttezza di non effet-tuare strumentalizzazioni partitiche di sorta», faccio presente che io non faccio parte di alcun partito e che due dei rappresentanti, su sei, presen-ti alla prima riunione (Arcisolidarietà e Folkloriamo Martisor), hanno ripe-tutamente negato di avere firmato alcuna lettera verso Roberto Costa. Quindi ritengo discriminatoria la “messa all’indice” di Roberto Costa da parte del Coordinamento per il 24 settembre – Clandestino day Rovigo, tanto più che è stata fatta arbitrariamente e senza consultare tutti gli aderenti. Vi ringrazio per l’attenzione: distinti saluti, Roberto Costa»
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“Senza strumentalizzazioni partitiche”
«Perciò chiediamo a tutti la correttezza di non effettuare strumenta-lizzazioni partitiche di sorta, totalmente estranee al nostro agire», scrive il Coordinamento a Roberto Costa. Epperò alla riunione del 9 settembre, all’intervento di Biancoenero – fatto alle ore 9,20 per una riunione indet-ta alle 9, erano presenti 4 rappresentanti di associazioni, due Verdi di partito e il segretario di Sel provinciale: 4 di associazione e tre di partito.
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LETTERE CONTRO L’IPOCRISIA
> L’assessore Pineda e la ghenga dei pacifisti
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Cambia nome il Coordinamento “Clandestino day”
Rovigo, 11 settembre. Il “Coordinamento per il 24 settembre 2010 – Clandestino Day Rovigo”, a cui aderiscono Arcisolidarietà, Beati costrut-tori di pace, Emergency, La Fionda di Davide, Folkloriamo Martisor, Afri-can diaspora nigerian women, Auser, Il Fiume, Centro documentazione polesano, Noi siamo chiesa, circolo Arci Ridada e molte altre, oltre ad alcuni cittadini a titolo personale, dopo la riunione di giovedì 9, cambia titolo e composizione, perdendo molti pezzi per strada. Da un quotidiano locale: «Diverse associazioni danno vita al coordinamento No Cie: Arci-solidarietà, Beatri costruttori di pace, Noi siamo chiesa, La fionda di Da-vide, Emergency e il Centro di documentazione polesano
». Cambia nome ma non la discriminante politica verso Biancoenero e il Comitato Primo marzo che continuano ad essere esclusi. Con tanti saluti a Francesco Casoni, Donatella Traniello, Donata Tamburin ed altri, falsi e ipocriti, che hanno sempre la bocca piena di parole come diritti e uguaglianza, ma nei fatti praticano discriminazione verso chi ha idee e religione differenti…
                                     
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 APPUNTAMENTI 

NO AL CIE (come specchietto per allodole)
Rovigo, venerdì 17 settembre, alle ore 21, presso il Csv in viale Trieste n.23, relazione “No al Cie (come specchietto per allodole)” di Roberto Costa, direttore di Bianco-e-nero, periodico polesano di immigrati e mi-noranze – 1993. Roberto Costa ha pubblicato due libri sull’immigrazione in Polesine e la relazione storica (l’unica su questo tema) “Immigrazione in provincia di Rovigo: 1992-2005”. Per restare in ambito giornalistico, il Direttore ha collaborato a giornali e riviste come Cittadini dappertutto, Cem Mondialità (per anni componente anche del Consiglio direttivo), Migra, il Corriere di Rovigo, l’Adige, Fotopratica, Romano Lil dell’Opera Nomadi (direttore), Carta, Redattore Sociale.
La conoscenza è una severa maestra, ed allora occorre contestualizzare la contrarietà al Cie che si vorrebbe aprire in Polesine, perchè tale avver-sità non resti un bel gesto a buon mercato, consolatorio e de-responsa-bilizzante, che non modifica di una virgola le “leggi razziali” che hanno fatto nascere queste carceri per “diversi” poveri. Il  Cie, istituito come Cpt dalla Turco-Napolitano – Governo Prodi 1998, come emblema e mo-dello di una società che crea disuguaglianze.
La manifestazione è propedeutica al “Clandestino day” 2010, non il 24 ma sabato 25 settembre, con volantinaggio e presidio in piazza Vittorio Emanuele II e altre proposte collettive in fase.
                                    
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LA RIFLESSIONE
Lo sdegno appariscente senza conseguenze
Una firma contro il Cie: un bel gesto (de-responsabilizzante) a buon mercato
(Da Marco Rovelli). Nell’unanime coro contro il Cie sembra che non ci sia scelta: per chi aderisce è sufficiente una generica enunciazione contro la dignità umana violata ed il gioco è fatto, l’approvazione sociale ottenuta. E’ un bel gesto a buon mercato, che non implica nulla che ci riguardi di-rettamente, visto che si sta parlando di un carcere “totalmente altro”. Ci si scaglia contro un imprigionamento che non ci riguarda e dunque que-sta scelta non ci impone di riconsiderare la “nostra” vita per scorgerne gli “imprigionamenti” di coscienza. In questo senso, l’ostilità al Cie rischia di diventare una scelta consolatoria e de-responsabilizzante (non si sta dicendo che sia una scelta sbagliata, tutt’altro, è evidentemente neces-saria). Questo aspetto della questione si intreccia poi con quello più pro-priamente politico, ovvero la sovraesposizione di questo caso (e la sua strumentalizzazione) rispetto alla questione primaria, l’affresco, il conte-sto in cui è inserito il Cie. Perché il Cie è un modello di prigione elabora-to da una società sempre più razzista e discriminante e qui sta il vero nocciolo della questione. Perché nel brodo sociale in cui siamo tutti im-mersi, non ci si può “liberare tutti” a buon mercato, occorre mettere in gioco la nostra pasta, le nostre coscienze e la nostra pseudo libertà, perchè “per quanto noi ci sentiamo assolti, siamo lo stesso coinvolti”.

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Razzismo di Stato e razzismo Popolare
Una barbarie che parla alla sinistra
«… E allora suonerebbe meno infondato l’allarme delle rare cassandre che da alcuni anni cercano di richiamare l’attenzione sul razzismo di massa che dilaga in Italia ed in Europa e sulla terribile saldatura fra razzismo di Stato e razzismo popolare». Un razzismo che è stato tanto metabolizzato da diventare forma della politica: «… Questa forma non può produrre altro che barbarie. Ed è perciò la condizione primaria per qualsiasi progetto di ricomposizione della sinistra, o solo di alleanza in difesa della democrazia, è che al primo punto vi siano l’impegno anti-razzista e la difesa incondizionata dei diritti dei rom, dei migranti, dei profughi». Da Annamaria Rivera, “il manifesto”, 17 settembre.
                                     
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Coordinamento “No Cie” per il “Clandestino day”
Il coordinamento promuove un sit-in in piazza Vittorio
Giovedì 16 settembre. Alle ore 21, alla Gran guardia di Rovigo, si è tenuta la riunione allargata del coordinamento “No Cie” del Polesine che, aven-do escluso Biancoenero, raccoglie tante associazioni pseudo pacifiste e per i Diritti Umani, tante fisiologiche al sistema partitocratico dominante in Polesine. Alla serata erano presenti una quarantina di persone, col contributo di “disobbedienti”, da Padova – Melting pot Europa e Razzi-smo stop, da Verona – Cittadinanza Globale e Metropolis, da Venezia – Tuttidirittiumanipertutti. Sono state dunque fissate le iniziative per il 24 settembre “Clandestino day”: A – ore 17.00, sit in in piazza Vittorio Ema-nuele II a Rovigo, con interventi delle associazioni del coordinamento No Cie del Polesine, con delegazioni da altre province del Veneto; B – ore 18.30 partenza per Zelo-Ceneselli in auto (ritrovo in piazza d’Armi); C – ore 21.00, sala consiliare di Ceneselli, “Apriti Cie”, incontro-dibattito con: Nicola Grigion (Progetto Melting Pot Europa), Andrea Bellavite (gior-nalista), don Albino Bizzotto (Beati costruttori di pace), Livio Ferrari (ga-rante dei detenuti). Modera Nicola Chiarini, giornalista*.
Attualmente il coordinamento No Cie, è composto da: Arci Rovigo, Arci-solidarietà, Arci Ridada, Assopace, Auser volontariato Polesine, African diaspora nigerian women, Beati costruttori di pace, Centro documenta-zione polesano, Centro francescano d’ascolto, Emergency, La Fionda di Davide, Folkloriamo Martisor, Noi siamo chiesa, Comitato Primo marzo e le associazioni esterne, Razzismo stop, Melting pot Europa, Cittadinanza Globale, Metropolis, Tuttidirittiumanipertutti.
In apertura di serata è stato distribuito un volantino di Biancoenero dal titolo “No Cie (come specchietto per allodole)”. > Volantino no Cie
                   

*La Redazione Biancoenero (regolarmente registrata al Tribunale di Rovigo anno 1993) ha inoltrato ben cinque richieste ufficiali all’addetto-stampa del Deltablues Nicola Chiarini, l’ultima anche per conoscenza all’Ordine dei Giorna-listi Veneto, per avere notizia (diritto-dovere di informazione) dei contributi pubblici a tale manifestazione:dal 6 luglio 2009 ancora in attesa di risposta. 
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MA QUALE STRUMENTALIZZAZIONE PARTITICA?
Se il Coordinamento “No Cie” è partito da Francesco Casoni (giornalista del Corriere di Rovigo – assieme a Nicola Chiarini, addetto comunicazio-ne al Csv e collaboratore di Carta) con Luigi Ennio dei Beati costruttori di pace e Giovanna Pineda, presso la sede dell’assessore Giovanna Pineda con dipendenti ed invitate associazioni ben contribuite dalla stessa as-sessora Pineda, è passato poi ad aprirsi, fin dall’inizio in verità coi due Verdi disobbedienti di Rovigo, alle associazioni di disobbedienti venete, in segno di apertura e di con-divisione delle differenze ma tutti uniti, anche a livello regionale, contro la disumanità dei Cie (e tutti uniti ad escludere Redazione Biancoenero). Nessuna strumentalizzazione, anzi, una aper-tura a tutti. Infatti la successiva riunione del “No Cie” si tiene lunedì alle ore 16 presso la sede dei Verdi (disobbedienti) di Rovigo. Se qualcuno volesse andare a Venezia, sempre lunedì alle 18.30, può andare ai Ma-gazzini del Sale – Punta della Dogana all’incontro “No Cie, nè a Rovigo, nè altrove” organizzato da Tuttiidirittiumanipertutti. Ci sarà anche l’as-sessora alla Pace e Diritti Umani Giovanna Pineda, in veste da assessore (pagata dai contribuenti?) e non di partito.

                                     
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  LA RELAZIONE DEL DIRETTORE  
Dalla serata di venerdì 17 settembre al Csv di Rovigo.
                                    

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PER UNA SOLA UMANITÀ: no al Cie come specchietto per allodole

IL RE DI DANIMARCA
Il re di Danimarca si appuntò la stella gialla, sul petto, dalla parte del cuore, intanto che i collaborazionisti stavano a guardare ed il contadino di Treblinka coltivava patate. Ma anche lì, prima di tutto, già dal 1935, nei campi di concentramento ci misero gli zingari e gli oppositori politici.

UN CIE IN POLESINE
La nascita di un Cie (Centro identificazione ed espulsione) per immigrati irregolari, in Polesine prende corpo alla fine di luglio ma i toni si alzano soprattutto a partire dal 13 agosto quando il vescovo Lucio Soravito De’ Franceschi si esprime contro perché non “rispettano la persona”. E da lì parte la crociata, “No a Cie come carceri disumane”, a cui subito aderi-scono gruppi parrocchiali, amministrazioni pubbliche di centro-sinistra, Comune e Provincia di Rovigo col corollario di associazioni pacifiste con-tribuite e dipendenti dagli assessorati preposti. A centro-destra la con-trarietà è uguale ma limitata esclusivamente alla funzionalità del luogo, o all’imposizione governativa: No al Cie a Rovigo, fatelo da altre parti.
La prima riunione del sedicente Coordinamento contro il Cie per il “Clan-destino day” avviene presso il Centro donna voluto dall’assessore immi-grazione Pineda, con associazioni manifestate e contribuite e dipendenti dell’assessore Pineda. Alla prima ed alla successiva riunione aperta a tutti del Coordinamento nascente, non vengono invitati Biancoenero, la più storica associazione per i diritti migranti del Polesine – dal 1990, che aveva pure manifestato per il Clandestino day dell’anno prima, né il Comitato Primo marzo per i migranti, l’unico coordinamento sui diritti migranti a cui aderiscono dodici associazioni locali e sindacali. E questa si chiama discriminazione politica. Alla critica di Biancoenero alla prima riunione risponde l’assessore Pace e Diritti Umani, Giovanna Pineda (sic!), precisando che di solito non risponde a chi “usa carta o penna o blog per dare sfogo alle sue frustrazioni”.

DA DOVE NASCE IL CIE
Noi si pensa che la proposta del Cie a Rovigo a possa essere un’occa-sione per ri-proporre e praticare effettivamente percorsi di giustizia e uguaglianza sociale e non di esclusione politica, andando a sedimen-tare le attività territoriali non ad inventarne di nuove e pretestuose. Perché il vero aspetto del problema è di contrastare e di cercare di cambiare la società che ha prodotto queste strutture totalitarie che non dovrebbero esistere in una società civile, ma si inseriscono in un pro-cesso molto più generale e insidioso che mira a tagliar fuori dalla vita pubblica interi segmenti di popolazione (i migranti, i poveri, i non al-lineati…) e a distrarre dalle vere emergenze di questa nostra epoca.
Il Cie è simbolo e modello di una società che produce diseguaglianza e discriminazione verso i migranti poveri ed i diversi poveri. Questa politica di disumana civiltà, di intolleranza e discriminazione verso i migranti, si configura in precise tappe: 1 – 1998, Governo Prodi, legge “Turco-Napo-litano” sull’immigrazione, che istituisce anche i Cpt – mutuati poi in Cie; 2 – 2002, Governo Berlusconi, evoluzione con la legge “Bossi-Fini”, che il Relatore Speciale per i Diritti Umani dell’ONU, Doudou Diène, giudica “ispirata dalla filosofia di scontro della civiltà” e che “incita alla discrimi-nazione ed alla criminalizzazione degli immigrati”; 3 – 2009, Governo Berlusconi. Il percorso di discriminazione istituzionale viene sancito dal cosiddetto “pacchetto-sicurezza”, legge 94 del 15 luglio 2009, che decreta, tra l’altro, il reato di “immigrazione clandestina” che crea dal nulla un milione di “criminali”, magari col permesso di soggiorno scaduto. Che vanno incarcerati nei Cie, da incrementare perciò nel Paese, anche nel Veneto. Va spiegato che il pacchetto-sicurezza deriva dalla logica dei sindaci-sceriffi di sinistra, come Cofferati a Bologna: il primo, al solito, è del Governo Prodi (ministri Mastella e Amato) su istigazione del sindaco di Roma Veltroni, nel 30 ottobre 2007.

LE LEGGI (discriminatorie) SUGLI IMMIGRATI
In Polesine l’applicazione delle leggi sull’immigrazione, e le politiche di in-tegrazione, anche coi copiosi fondi regionali, è garantita da amministra-zioni di Centro-sinistra (comune di Rovigo e Provincia) con appositi refe-rati e contiguità (partitocratiche) e commesse a gruppi e cooperative a gestire servizi (come l’Informa-immigrati, il Centro donna, lo sportello “badanti”…), senza appalto pubblico (salvo l’eccezione dell’ultimo bando provinciale per gli sportelli informa-immigrati) ma a trattativa privata.
Per non dimenticare gli sportelli “badanti” della Caritas pure contribuiti dalla Regione Veneto dove gli operatori sono a chiamata parrocchiale.
In questa logica si inserisce l’11° corso annuale per mediatori culturali del Cdp, finanziato dalla Provincia (come fare un corso per apprendisti operai da mandare alla Bassano Grimeca), o il “rimpatrio assistito” dei marocchini promosso dal comune di Rovigo – a giugno 2009. Le politiche di integrazione sociale locale, per immigrati, sono spesso, oltre che a scarsa valenza, anche senza trasparenza e gestite da associazioni fisio-logiche al sistema partitico. Per andare alle giunte precedenti basta ricordare l’assessore Saccardin (di giunta comunale di centro-destra) che, appena arrivato (2003), ridusse di un terzo lavoro e incarico allo storico responsabile nigeriano, affiancandolo e sottomettendolo al “bianco” della cooperativa Porto Alegre, o l’assessore immigrazione della Provincia, Tiziana Virgili che affidò alla “Don Calabria” di Verona, il censimento dei Rom/Sinti del Polesine, scavalcando l’Opera Nomadi locale, o ancora l’assessore Callegarin, precedente alla Virgili, che contribuiva a decine di migliaia di euro i progetti di Arcisolidarietà locale (lui medesimo presidente Arci provinciale) e quelli dell’Arci nazionale.
Per restare alla battaglia dei Diritti Migranti, in cui si inserisce l’omologa-to polpettone del coordinamento “No Cie”, negli ultimi due anni, Bianco-enero ha manifestato in vari modi e proposte, in almeno una decina di situazioni, a Rovigo e nel resto d’Italia contro il “pacchetto-sicurezza”, senza incontrare mai nessuno (salvo due) di queste decine e decine di attivisti ora alla ribalta ed in prima fila, con Comune e Provincia, contro il Cie che viola i Diritti Umani Migranti.

Lo sdegno appariscente senza conseguenze
Una firma contro il Cie: un bel gesto (de-responsabilizzante) a buon mercato
No Cie “libera tutti”. Nell’unanime coro contro il Cie sembra che non ci sia scelta: per chi aderisce è sufficiente una generica enunciazione contro la dignità umana violata ed il gioco è fatto, l’approvazione sociale ottenu-ta. E’ un bel gesto a buon mercato, che non implica nulla che ci riguardi direttamente, visto che si sta parlando di un carcere “totalmente altro”. Ci si scaglia contro un imprigionamento che non ci riguarda e dunque questa scelta non ci impone di riconsiderare la “nostra” vita per scorger-ne gli “imprigionamenti” di coscienza. In questo senso, l’ostilità al Cie rischia di diventare una scelta consolatoria e de-responsabilizzante (non si sta dicendo che sia una scelta sbagliata, tutt’altro, è evidentemente necessaria). Questo aspetto della questione si intreccia poi con quello più propriamente politico, ovvero la sovraesposizione di questo caso (e la sua strumentalizzazione) rispetto alla questione primaria, l’affresco, il contesto in cui è inserito il Cie. Perché il Cie è un modello di prigione ela-borato da una società sempre più razzista e discriminante e qui sta il vero nocciolo della questione. Perché nel brodo sociale in cui siamo tutti immersi, non ci si può “liberare tutti” a buon mercato, occorre mettere in gioco la nostra pasta, le nostre coscienze e la nostra pseudo libertà, perché potrebbe arrivare un poeta (De Andrè) a ricordarci che: “per quanto voi vi sentiate assolti, siete lo stesso coinvolti”.

PER I DIRITTI UMANI E LA GIUSTIZIA SOCIALE
La società italiana, diventata via via più intollerante e razzista, è gover-nata da un “berlusconismo” e da una “partitocrazia” che non praticano giustizia sociale e fa parte di quel sistema occidentale, il 18%, che pro-voca miseria sull’82% del pianeta. La discriminazione sociale deriva prima di tutto dalla ingiustizia. Allora la vera battaglia contro il Cie è una battaglia per abbattere il “sistema” che lo istituisce, una mobilitazione per l’uguaglianza e la giustizia sociale. Che si pratica, anche qui ed ora, in tutti i settori ed i nodi sociali, senza ipocrisie e sepolcri imbiancati.
Perché occorre mobilitarci per cambiare la cultura (corruzione, partitocra-zia, “tangentopoli”, mafia, ipocrisia) che ha prodotto i Cpt-Cie e che ha disumanizzato la società con la violazione, perpetua e reiterata, dei Diritti Umani, come ad esempio l’Articolo 1, dalla Dichiarazione universale dei diritti della persona: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in di-gnità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza; oppure l’Art. 3, dalla Costituzione della Repubblica Italiana: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Occorre contestualizzare la contrarietà al Cie che si vorrebbe aprire in Polesine, perchè tale avversità non resti un bel gesto a buon mercato, consolatorio e de-responsabilizzante, che non modifica di una virgola le “leggi razziali” che hanno fatto nascere queste carceri per “diversi” poveri. Il Cie è un emblema e modello di una società che crea disu-guaglianze sia verso gli immigrati che verso i residenti: il berlusconismo a livello nazionale e la partitocrazia, che alligna anche in Polesine – in Comune e Provincia, con il sostegno di associazioni pseudo pacifiste.

DIRITTI UMANI PER TUTTI – principesse e principi di Danimarca
Allora per ritornare al prologo iniziale, in epoca di discriminazioni sociali ed istituzionali, c’è sempre da scegliere fra il contadino di Treblinka (da cui deriva la sindrome del) che coltivava patate vicino ai camini di Ausch-witz, i collaborazionisti al regime ed il re di Danimarca che si appese sul petto la stella gialla degli Ebrei perseguitati. Oggi, di fronte ai nuovi cam-pi di concentramento, alle nuove leggi di discriminazione razziale e socia-le, diventiamo principesse e principi che si appendano sul petto, dalla parte del cuore, la stella gialla degli Ebrei, il triangolo marrone degli Zin-gari, quello blu degli Immigrati, quello nero degli asociali, quello rosso dei dissidenti ed oppositori politici. Tanti colori che, messi assieme nella ruota della vita, producono il bianco: di una sola umanità!
Diritti Umani per tutti! Migranti tutti!!
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Polpettone dell’Ulivo in salsa pacifista
Col “No Cie” è aperta la campagna elettorale del Comune 2011
Rovigo, 22 settembre
. A tutt’oggi, le associazioni che aderiscono al coor-dinamento “No Cie”, sembrano contigue o emanazioni dirette di partiti come Idv, Pd, Rifondazione comunista, Sel, Verdi, Curia, che amministra-no col centro-sinistra Comune e Provincia di Rovigo. Amministrazioni che hanno sempre amministrato, senza alcuna disobbedienza, le politiche sull’immigrazione del governo Berlusconi. E così la campagna “No Cie” sembra esclusivamente pre-elettorale. Mentre a livello partitico naziona-le il segretario Pd Bersani lancia l’idea di un nuovo Ulivo, a livello locale il modello è già praticato tramite le sedicenti associazioni pacifiste e sui diritti umani. Infatti alla manifestazione del 24, “Clandestino day”, al presidio di piazza Matteotti, hanno aderito anche Comune di Rovigo e Provincia, con tanto di gonfaloni. L’apertura politica, è questa è una proposta che il laboratorio politico polesano lancia al nazionale, è diretta anche ai dissidenti “finiani” del Pdl, come il sindaco di Ceneselli Marco Trombini, che concede la sala consiliare del paese per la seconda tappa, delle relazioni-dibattito, del “Clandestino day”.
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Come nasce il Coordinamento Clandestino day – No Cie
La prima riunione del Coordinamento Clandestino day – No Cie, viene indetta martedì 31 agosto presso il Centro donna del comune di Rovigo. L’iniziativa parte da Francesco Casoni giornalista del Corriere del Vene-to, addetto comunicazione Csv e collaboratore di Carta. Casoni, come collaboratore di Carta facendo finta di non sapere che il Clandestino day 2009, a Rovigo, era stato organizzato da Redazione Biancoenero (che aveva già dato adesione anche per il 2010) si aggrega a Luigi Ennio dei Beati costruttori di pace ed a Giovanna Pineda, assessore comunale di Rifondazione che con Luigi Ennio aveva già fatto iniziative politiche. Casoni, passato andata-e-ritorno davanti al presidio per i diritti dei Rom del 25 agosto, organizzato dal Primo marzo, così risponde sull’iniziativa: «Come collaboratore di Carta ho proposto un appello per “fare qualco-sa” in occasione del Clandestino Day, per i motivi illustrati nell’appello, e qui si ferma il mio ruolo. Credo che certe iniziative devono partire da chi ha credibilità in questo ambito (che io non ho) ed è in grado di aggrega-re persone e gruppi attorno a uno scopo comune. Il mondo è già abba-stanza affollato di primedonne. Io mi limito a fare quel poco che so fare».
Allora siccome Casoni non vuole fare la “primadonna” e cerca persone che abbiano “credibilità”, invece di rivolgersi al comitato Primo marzo, l’unico coordinamento fra associazioni (dodici) sulle tematiche degli immigrati, a cui aveva pure partecipato in prima fase il febbraio scorso (per poi defilarsi completamente), invece di rivolgersi a Biancoenero, che conosce benissimo, si rivolge al “beato” costruttore ed all’assessore di Rifondazione. E così parte la prima riunione a cui sono invitate diverse associazioni “amiche”, con esclusione di Biancoenero e del Primo marzo. Da lì partono anche i contatti col partito dei Verdi – centri sociali di Rovi-go cosicchè alla seconda riunione, ci sono anche coloro.  E così, anche con la complicità di Donatella Traniello del Cdp e di Donata Tamburin di Arcisolidarietà, si concretizza il “Clandestino day” a Rovigo con la parte-cipazione anche di associazioni dei Verdi centri sociali da fuori Provincia e con l’esclusione di Biancoenero. E così Casoni può fare l’attivista e scri-verne sia su Carta che sul Corriere Veneto, invitando pure il collega del Corriere Veneto, Nicola Chiarini, a fare il moderatore alle iniziative. 
                                     
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LA MANIFESTAZIONE DEL 24 SETTEMBRE

Clandestino day Rovigo
Il minestrone del coordinamento “No Cie” che raccoglie molte associa-zioni fisiologiche al “sistema” partitocratico locale, manifesta, con l’ade-sione – appunto di Comune e Provincia di Rovigo per il “Clandestino day” e, dalle istanze iniziali, indice anche un presidio in piazza:
ore 17.00
Sit in in piazza Matteotti a Rovigo
“No a tutti i Cie”, interventi delle associazioni del coordinamento No Cie del Polesine, con delegazioni da altre province del Veneto.
ore 18.00
Corteo in centro verso piazza D’armi. Partenza per Zelo-Ceneselli in auto
ore 21.00
Sala consiliare di Ceneselli, “Apriti Cie”, incontro-dibattito con Nicola Gri-gion (Progetto Melting Pot Europa), Andrea Bellavite (giornalista), don Albino Bizzotto (Beati costruttori di pace), Livio Ferrari (garante dei de-tenuti). Modera Nicola Chiarini, giornalista.

Biancoenero per il Clandestino day
Dopo la variante di manifestazione del coordinamento “No Cie”, Reda-zione Biancoenero, che aveva già prenotato per un presidio in piazza Vittorio il 25 settembre, ha deciso di partecipare al sit-in del Coordi-namento, con le proprie istanze e motivazioni.
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IN PIAZZA PER IL CLANDESTINO DAY
Rovigo 25 settembre. Un centinaio di persone alla manifestazione “No Cie” (nella giornata del “Clandestino day” promosso dalla rivista Carta) che è diventata la sfilata dei Centri sociali del Veneto. La cerimonia or-ganizzata dal coordinamento polesano “No Cie”, in cui confluiscono tutte le associazioni pacifiste e diritti umani del territorio (meno una), ha tra-sformato in barzelletta il proclama iniziale “non accettiamo strumenta-lizzazioni partitiche”. > Clandestino day – Rovigo 2010: No Cie
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