Antro-Po-logia d’alluvione 1951
novembre 14, 2011
Dall’archivio della memoria. Un pro-memoria visibile e tascabile del Polesi-ne d’alluvione del 14 novembre 1951. 14 immagini raccolte in un visore a macchinetta fotografica, souvenir d’epoca.

La macchinetta-visore, marca 3R – Milano, simula una vera macchina foto-grafica, con impostazione dei tempi, diaframmi, autoscatto, paraluce e quant’altro. Con la differenza che le immagini (14) sono già incorporate-impres-sionate nella macchina e il pulsante di scatto le fa scorrere in successione..


La prima della sequenza di 14 immagini
PRESENTAZIONE
Dall’archivio della memoria recupero questo lavoro fatto, nell’occasione del quarantennale dell’alluvione, per il Centro di Documentazione Pole-sano di Pier Antonio Castello: persona degna – Egli, testimone, vigile e promotore di cultura quanti nel Polesine – peraltro ancora alluvionato, non ce n’è. La macchinetta d’alluvione - realizzata in serie di 100, andava abbinata alla pubblicazione “Il filo blu”, momenti di vita sull’Alluvione del 1951, pag. 66 formato 17,5×25 cm., Nova Cultura editrice – 1991. (R.C.)
Antro-Po-logia ‘50
Un promemoria visibile e tascabile del Polesine d’alluvione
Roberto Costa - La Risposta, 13 dicembre 1991
La prima fotografia della mia vita risale al novembre 1951: mi fu fatta a Brescia quando ero un piccolissimo bambino sfollato dall’alluvione pole-sana. Ricordi d’acqua, memoria del passato, perché più l’albero ha radici estese ed infisse nel terreno, più apre i suoi rami e si innalza al cielo.
Gli anni ’50 sono scarni d’immagine: pochi giornali, niente televisione, i cinegiornali al cinema. L’informazione è veicolata soprattutto attraverso la radio. E’ allora comprensibile come l’evento alluvione generi una icono-grafia di tipo popolare come le cartoline postali con “vedute” dal Polesi-ne sommerso, prodotte dai fotografi locali e spedite dai pochi rimasti a parenti ed amici lontani. Da questa idea ho tratto spunto per realizzare una macchinetta (del tipo “souvenir di Venezia”) con immagini-ricordo del Polesine d’alluvione. La macchinetta, che simula in piccolo una vera mac-china fotografica, contiene 14 immagini disposte lungo la corona circola-re così da permettere la visione, e la rapida sostituzione, delle figure.
L’alluvione ha visto una invasione di giornalisti, fotografi ed operatori ci-nematografici. E nelle immagini tanti stereotipi, con scenari di tipo tea-trale, con figure umane accuratamente inquadrate nel paesaggio che fanno finta di essere naturali. Tanta retorica, di tipo estetico, atta a snaturare la rappresentazione della realtà. Ho voluto allora selezionare 14 momenti visivi che ponessero l’accento sulla persona, sulla gente del Po-lesine: antropologia, appunto. Nel disco, che simbolicamente è come la ruota della vita, si parte con una immagine d’acqua e d’abbandono (una barca carica di persone che si allontanano dai luoghi sommersi) e si chiude con la terra ed il ritorno (uomini alla ricostruzione). In mezzo i volti, le persone, i primi piani, gli occhi di stupore ed i bambini: loro sono la storia, nei loro tratti l’epoca. Immagini virate in seppia, che è il colore del ricordo che si fa testimonianza e perde gli accenti del dolore.

Antro-Po-logia d’alluvione 1951: l’impaginazione delle fotografie su un menabò circolare di diametro 60 cm. che viene successivamente ri-prodotto in una diapositiva circolare da inserire nella macchinetta.
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DATI IN PILLOLA
Alluvione anno 579, 1385, 1772, 1882, 1951: allagati 107 mila ettari di terreno su 157 mila coltivati, 88 persone morte, 20 mila capi di bestiame perduti, 100 miliardi di danni, 100 mila profughi su 360 mila abitanti.

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PIAZZA RICONOSCENZA
In tutto furono 5 miliardi gli aiuti di solidarietà, da tutti i Paesi del mondo – 36 milioni di lire dall’Albania per esempio, portati alla nostra terra. Coi resti di quella cifra, devoluta alla ricostruzione, a Rovigo venne costruita una fontana, con sculture di Virgilio Milani, nella piazza della Stazione che, dal 1952, divenne Piazza della Riconoscenza.
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Piazza Riconoscenza – Rovigo, 1991, solidarietà mondiale

APPENDICE
La “mama” polesana
Da “Polesine d’alluvione”, cartolina teatrale di Roberto Costa, 1991
La “cartolina” è così strutturata: 1- Premessa: Il Polesine anni ’50, El scimmiotto, Storie d’acqua; 2- Cronaca illustrata d’alluvione, 14-novem-bre-24 novembre: ogni giorno una cronaca con immagine; 3- Bella Po-lesana, canzone tango di Ave-Borgatti. La “mama polesana” è un inte-rmezzo – intervallo dalla “cronaca illustrata” con immagini.
«Il Po rompe come una grande madre d’acqua che, non trattenuta nel-l’alveo (sentendosi abbandonata, trascurata) deborda, tracima, tutto travolge ed ammanta di sé: come “na’ grande mama polesana”.
E mi si permetta di citare Moni Ovadia (grande cantore della cultura ebraica) di quando parla della “yddish mama” - lo yddish è la lingua che era parlata dagli Ebrei dell’Est europeo. Ebbene, la mamma ebrea è grande e potente e sapete che differenza ci passa tra la yddish mama ed un avvoltoio? Tutti e due ti mangiano il cuore, ma l’avvoltoio ha più pietà, aspetta almeno che tu sia morto.
La mama polesana è così ed in più, a differenza dello yddish – dove esiste il termine ‘mama’, è detta anche ‘mare’, proprio come il mare che tutto possiede ed avvolge: nessun uomo è un’isola, scriveva Thomas Merton, la mama polesana è di più, è come un continente - che dico, come il super continente Pangea, prima della deriva dei continenti che formano l’attuale stato geografico del Pianeta. La mama polesana è come una piovra, abbraccia i figli con dieci braccia. E’ a lei che si sono ispirati gli autori di favole, per tracciare le ‘mame’ di personaggi come: Cenerentola, Biancaneve, Hansel e Gretel. Di mamma ce n’è una sola – sia ringraziato il signore! Sui figli della mama polesana non tramonta mai il sole: sono sempre sotto i riflettori, notte e dì! Per chiudere l’intermezzo c’è da ricordare un vecchio proverbio polesano “chi ga la mare è in pericolo ogni dì”, da cui deriva: “beati i fioi che non ga’ la mare!”».

Il Polesine inondato
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