Manicomio di Rovigo, museo della memoria
luglio 17, 2011
A partire da un fatto di cronaca vandalica alla dismessa area manicomia-le, Redazione Biancoenero scrive una lettera aperta ai giornali di Rovigo, per fare il punto sulla zona dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale, un “buco nero” di coscienza sociale, che va rivalutata e rigenerata con un “museo della memoria manicomiale” a riconciliare vittime e persecutori.
Per un Museo della memoria al Manicomio di Granzette
Lettera aperta ai quotidiani locali
Granzette, giovedì 7 luglio 2011. Rispetto alla recente notizia di “vandali all’ex Ospedale Psichiatrico” (80 secondo la polizia, 7-8 secondo i resi-denti), si ritiene di specificare che non è la prima volta che alcuni black-bloc entrano illegalmente nella dismessa area manicomiale, da dicembre 1997, a vandalizzare e distruggere di tutto e di più. Prodotti di una società che genera malattia e disagio e non è un caso che l’alcoolismo giovanile, l’uso di cocaina e altre droghe, sia in forte aumento negli ultimi anni di disimpegno sociale e politico (da Genova 2001). Nell’occasione non è stato forzato solo l’accesso ad un reparto (I donne) dove sono cu-stodite “le cartelle cliniche dell’ospedale Santa Maria della Misericordia” poi gettate in strada, ma, da fonti accreditate, anche l’ex III uomini ed il III donne, pure chiusi e ben conservati. A completare il “raid”, distruzio-ni varie anche negli immobili “aperti”, come la chiesa dove sono state scardinate anche le balaustre di marmo. Considerando che, a volte, il manicomio, proprio per la sua nomea e funzione, è visitato anche da curiosi visitatori, tra i quali, ex-infermieri, gurppi di adolescenti e foto-grafi, è una fortuna che non ci siano state anche “vittime” civili.
A fronte del valore di 8,5 milioni di euro assegnato all’area da parte del-l’Asl 18, ci si chiede se la suddetta azienda non possa spendere una ci-fra irrisoria per inserire nella zona dismessa alcune telecamere di sorve-glianza – magari finte, con tanti segnali appositi, a fini dissuasori. A pre-servare un’area psichiatrica di grande valore sociale e storico. Il proget-to del 1906 descrive, infatti, l’”Ospedale Psichiatrico Provinciale” (la defi-nizione sarà del 1937) come «Il primo Manicomio a disposizione circolare d’Italia» che sarà aperto, però, dopo varie vicissitudini e sospensioni, il 30 marzo 1930, in epoca fascista. Dal 1922 al 1937, per politiche di “bo-nifica sociale”, vengono aperti 5 nuovi manicomi in tutta Italia. Nel 1978 sono 76 quelli attivi nel Paese per una popolazione carcerata di oltre 100 mila persone. Nel 1978 vengono tutti “chiusi” – nel senso di nuovi ricove-ri, dalla legge n.180, voluta da Franco Basaglia, che aveva cominciato ad “agitare” la società dal 1961 dal manicomio di Gorizia e che poi era stato lievitato dal “movimento” del ’68. Dopo oltre trent’anni dalla chiusu-ra dei manicomi è ora di cominciare a elaborarne il lutto ed iniziare a pre-servarne la storia e la memoria. Anche per raccogliere testimonianze degli ultimi degenti ed operatori. E l’idea di un “Giorno della memoria dei matti” da istituire il 13 maggio a ricordare il 13 maggio 1978 della 180?
Ora, visto che l’area manicomiale di Rovigo è dismessa, e abbandonata, dal dicembre 1997 e che anche nella recente campagna elettorale il pro-blema del suo recupero è stato, pur se in modo approssimato, affronta-to, vogliamo qui, come Redazione Biancoenero (a cui si deve la monu-mentale “Cronache dal manicomio di Granzette” – edita per via telema-tica) continuare a proporre il riutilizzo dell’area come un vero e proprio Museo della Memoria Manicomiale, di Rovigo e d’Italia. E si tratterebbe di un progetto di valore nazionale ed internazionale. Perché il manicomio è profondamente intessuto nella storia sociale d’Italia e dei territori in cui fu situato, come a Rovigo. Per conservare, ad esempio, anche la memo-ria del partigiano Emilio Bonatti lì rinchiuso in epoca nazi-fascista, quel-la dell’alluvione del 1951 con le corriere che portavano via i ricoverati…
Si pensi anche, per passare alla poesia, al gemellaggio con Rodez dove fu “ospitato” Antonin Artaud, o con quello del San Salvi di Firenze dove fu rinchiuso Dino Campana, o con Villa Turri di Milano dove fu incarcerata Alda Merini. E magari con la Maison du docteur Blanche, dell’Ottocento a Parigi, che imprigionò Guy de Maupassant e Charles Baudelaire.
E se proprio non ci fosse l’orgoglio polesano di ardire all’orizzonte, allora si provi a considerare almeno la proposta di adibire un solo reparto (il Centro Ospiti) a Museo del Manicomio, per recuperare e conservare quell’umanità che lì dentro fu per parecchio tempo imprigionata. “Il mani-comio libera tutti”: liberare finalmente il manicomio, e la sua memoria, per liberare anche la nostra umanità! Questa piccola e semplice opera-zione, col restauro del dipinto murale del 1979 (5×9 metri) sul lato mu-rario dell’edificio, di valore culturale tale da essere inserito nelle guide turistiche, permetterebbe almeno di gettare una luce sulla “zona d’om-bra” manicomiale e di fare da presidio e da faro per occupare, rischiarare e “liberare”, finalmente, quell’area, dai carcerieri del passato e dai black-bloc del presente (si vocifera anche che vogliono buttare giù la Madonni-na), ed accendere il dibattito sulla sua destinazione. Perché se non è possibile edificare un centro commerciale ad Auschwitz, non si può nean-che fare una Rovigo 2 al manicomio di Granzette. Redazione Biancoenero

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APPENDICE
Questa lettera, naturalmente non pubblicata, è tratta dall’articolo:
> Proposte e prospettive del manicomio di Rovigo
Rovigo, 16 settembre 2010. La chiusura definitiva del manicomio di Rovigo avviene il 31 dicembre 1997 e, da quella data, nascono diverse propo-ste di riutilizzo dell’area. Che restano inevase a 13 anni di distanza.
E le prospettive?
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RIFERIMENTI 1
> Manicomio di Rovigo – destinazione d’uso
Rovigo, 1 luglio 2011. Nessuna ristrutturazione della dismessa area ma-nicomiale può avvenire cancellando la memoria dell’Ospedale Psichia-trico. Ogni recupero della superficie deve prevedere uno spazio ade-guato per una “memoria manicomiale” attiva, che si faccia presente. Per una ri-conciliazione nazionale con le vittime manicomiali. Con la visione del restauro del dipinto murale del 1° maggio 1979.
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RIFERIMENTI 2
> Storia e leggende dal manicomio di Granzette
Rovigo, 16 agosto 2010. Una appendice storica, con leggende attuali, alle “Cronache dal manicomio di Granzette”: Il manicomio durante la guerra 1940-45, il tesoro dei tedeschi al manicomio, il (misterioso) deposito sot-terraneo, la Stazione Sperimentale di Pollicoltura, la “madonnina” del manicomio di Granzette, urla manicomiali di luna piena, manicomio “zona d’ombra” metropolitana, il “guardiano” del manicomio di Granzette, la mappa dell’”isola del manicomio”, infermieri – ladri – teppisti e “stalker” al manicomio di Granzette, visioni fotografiche.
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IL CONTESTO: dentro la storia
> Cronache dal manicomio di Granzette, Rovigo
Granzette, 25 novembre 2008. Cronache manicomiali, sotto forma di ap-punti di viaggio illustrati, degli interventi sociali nell’Ospedale Psichia-trico di Rovigo dai primi anni settanta ai primi anni novanta. Un pezzo di storia rimossa anche dai pochi documenti ufficiali proprio perché gli in-terventi stavano dalla parte dei vinti.
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il problema sono proprio i vandali e ci rimettiamo tutti, anche chi come me vorrebbe entrare per il piacere di scoprire il posto, luoghi e testimonianze di chi è entrato. Come fare per farlo diventare davvero un museo? Non dico ripulito, perchè dalle foto che ho visto è proprio bello com’è ora, dimentica-to, come se tutti fossero scappati. Quindi servirebbe solo mettere in sicu-rezza l’area e sistemare magari la zona museo e il resto come visita tra ‘i resti’ del manicomio (pulendo solo dal disastro dei ragazzi vandali che non sanno che altro fare nella vita).
Volevo inotre sapere se è possibile, legalmente (ma non so a chi chiedere il permesso), avere la possibilità di entrare con un gruppo di giovani interessati e fotografi. Sarebbe molto interessante come visita guidata!!!!!
La pertinenza del “manicomio” è dell’Ulss 18. Si può telefonare al Direttore Marcolongo senza troppe speranze (o voi che vorreste entrare).
Il Direttore