14 giugno 2009.  Ivan della Mea, poeta civile, è morto alle ore 1,30 all’O-spedale San Paolo di Milano dove era stato ricoverato d’urgenza per un malore seguito a un lungo periodo di cattiva salute.

DUE CITAZIONI ED UNA RECRIMINAZIONE
Due pensieri ed una recriminazione su Ivan della Mea, cantautore mili-tante che con le sue canzoni ha creato la colonna sonora del movimento del ’68. > “O cara moglie” la compose e la cantò davanti ai cancelli della Fiat, per gli operai in lotta nel 1966 a Torino. Ivan Della Mea, un auten-tico pioniere di sensibilità su tutte le tematiche dei Diritti Umani.
Basti pensare che “Io so che un giorno” (la ballata del manicomio come lager sociale) è del 1966, due anni prima della pubblicazione dell’Isti-tuzione negata”, la bibbia del movimento anti-psichiatrico di Franco Basaglia. Una canzone che Ivan, intervistato a Brescia quattro
anni fa, nell’annuale anniversario della Strage di Piazza della Loggia, a cui par-tecipava sempre, ha ricordato come la sua canzone più cara.
Basti pensare a “Se il cielo fosse bianco di carta”, canzone tratta da una lettera scritta ai genitori da un ragazzo rinchiuso in un campo di concen-tramento nazista, composta nel 1965. Quando lo sterminio degli Ebrei era ancora rimosso dalla società italiana.  La memoria dello sterminio degli Ebrei ad opera del regime nazi-fascista, la Shoah, viene ufficia-lizzata dallo Stato Italiano, con decreto Presidenziale il 20 luglio 2000.
La recriminazione riguarda la mancata chiamata in Polesine di
Ivan della Mea a testimoniare del ’68, l’anno scorso, in occasione del quaran-tennale. Ivan era già stato contattato e concordato per uno spettacolo inserito in una rassegna di dieci manifestazioni a memoria sessantottina. Poi lo sciagurato Sandro Partesani di Stienta ha fatto saltare tutto.
 

                                  ivan della mea l'unità


RASSEGNA STAMPA
“Noi siamo gli ultimi del mondo, ma questo mondo non ci avra’…”
(da > L’Internazionale di Fortini) 
 

                                      della mea canzoniere
È morto Ivan Della Mea il cantautore del lavoro
L’Unità.it, 14 giugno - Di Stefano Milani
Nel 1966 Ivan Della Mea scrisse una canzone che iniziava così: “O cara moglie stasera ti prego, / di’ a mio figlio che vada a dormire / perché le cose che io ho da dire / non sono cose che deve sentire. / Proprio stamane là sul lavoro, / con il sorriso del caposezione / mi è arrivata la liquidazione, / mi han licenziato senza pietà. / e la ragione è perché ho scioperato”. Ve la riportiamo perché a 69 anni, all’ospedale San Paolo di Milano, il cantautore nonché poeta, scrittore, uomo appassionato del destino degli uomini, un battagliero sostenitore degli ideali di giustizia sociale, uomo di sinistra, è morto nella notte tra sabato e domenica.
Se n’è andato un artista completo, dotato di una capacità rara di cogliere la realtà: lo dimostrò “O cara moglie” che ha accompagnato il ‘68, le lotte degli anni Settanta e che risuona sorprendentemente, o forse amaramente, attuale nell’Italia dei precari di oggi. Fino all’anno scorso scriveva di tanto in tanto per l’Unità.
Ivan Della Mea è stata una delle figure più importanti di una cultura ancorata alle ragioni di chi lavora o di ha perso o cerca il lavoro. E un musicista autentico: rileggeva in chiave attuale la tradizione e il folk virandola come pochi sanno fare al nostro tempo. Spesso con ironia e con umorismo.
Era nato a Lucca il 16 ottobre 1940, poi andò a Milano e qua, nel 1962, fondò con Gianni Bosio il Nuovo Canzoniere Italiano, formazione essenziale del folk. Ma prima di passare a tempo pieno alla musica fece ogni tipo di lavoro: operaio, scaricatore, fattorino, barista, correttore di bozze.
Ha scritto canzoni e ballate, talvolta in dialetto milanese, senza abbandonarsi alle mode. Ha avuto come compagni di viaggio artisti come Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli. E nel 1966 pubblicò per la neonata etichetta musicale «I dischi del sole» il suo primo disco, «Io so che un giorno»: primo capitolo di una narrazione che non ha mai risparmiato critiche a una società che divideva privilegi e fatica. Ivan Della Mea contestava il potere ingiusto, la società capitalista, ma non risparmiava critiche alla sua amata sinistra, quando lo riteneva necessario: anni fa non esitò a scrivere una lettera a Bertinotti in veste di segretario di Rifondazione dicendo in sostanza che la sinistra aveva perso la sua strada, che stava tradendo se stessa accecata dal potere. Lui non ebbe mai benefici dal potere. E “Comunista”, per Ivan Della Mea, non era una parolaccia o un passato da dimenticare.
Di grande umanità e artista versatile, ha inciso dischi come “Il rosso è diventato giallo”, “Se qualcuno ti fa morto”, “La nave dei folli”, “La piccola ragione di allegria”. Tra i libri, perché scriveva molto bene, la sua bibliografia indica “Fiaba d’orso, di bagatto di un giorno centenario»  (1984),  «Il sasso dentro” (1990), “Se nasco un’altra volta ci rinuncio”  (1992, primo Premio Forte dei Marmi« per il libro più divertente dell’anno»), “Un amore di luna” (1994). Infine, a ricordarne la versatilità, va detto che lavorò un paio di volte anche per il cinema: con Franco Solinas scrisse il soggetto dello spaghetti-western «Tepepa» (1969), dieci anni dopo parteciò al film di Paolo Pietrangeli “I giorni cantati” con Roberto Benigni, Melato e Giovanna Marini.
                                      io so che un giorno
Addio a Ivan Della Mea militante della canzone italiana
Solleviamoci’s Weblog , 14 giugno
Era uno dei militanti della canzone italiana. Ivan Della Mea è morto la notte scorsa all’ospedale San Paolo di Milano. Aveva 69 anni. Cantautore, poeta e scrittore nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, il cenacolo di artisti e intellettuali che ha segnato lo sviluppo della canzone di protesta italiana. Con tre canzoni: Se non li conoscete… – O cara moglie – L’Internazionale di Fortini
                                        O cara moglie
Grazie Ivan
Il Deposito.org, 14 giugno – Archivio di canti di protesta politica e sociale
Questa notte ci ha lasciati Ivan Della Mea.
Forse è inutile descrivere qui chi fosse.
Uno dei più noti, cantanti, autori, ricercatori. Un poeta, sempre impegnato. Passionalmente impegnato, una vita dedicata alla lotta per un mondo più giusto.
Il nostro progetto esiste solo perchè ci sono state, e ci sono per fortuna ancora, persone che hanno lavorato, che hanno dedicato la propria vita allo studio, alla riscoperta di quella cultura operaia, subalterna, ma importantissima.
A Ivan va il nostro più grande ringraziamento. Il nostro lavoro non potrà essere più lo stesso, e purtroppo non saremo i soli a sentire e risentire della sua mancanza. Che fare?
Andare avanti, verso l’obiettivo, come sempre. Nella speranza che tutto quello che Ivan ha fatto, detto, studiato, cantato, possa servire a migliorare questa società.
Un abbraccio fortissimo alla sua famiglia, ai suoi cari, ai compagni, agli amici che hanno avuto la fortuna e l’onore di conoscerlo, lavorare con lui, condividere con lui gioie e passioni e, perchè no, momenti tristi e tragici. Anche quelli fanno parte della vita delle persone, come la morte. Quello che ci possiamo augurare è che per le persone grandi come Ivan questa arrivi il più tardi possibile…
                                      ringhera
Morto Ivan Della Mea, storico cantore del movimento operaio
Clandestinoweb, 14 giugno
L’Istituto Ernesto De Martino parla di “una dura resa dei conti con la vita e con la morte che suona, purtroppo, come l’epitaffio nella vita di un grande artista e di un grande compagno comunista”. Ivan Della Mea e’ stato uno dei personaggi simbolo della canzone militante italiana e del lavoro di recupero e riscoperta della tradizione popolare, che dagli anni ‘60 in poi ha rappresentato una appendice musicale della lotta politica… 
                                         Ivan Della mea.
TROVIAMOCI PER IVAN DELLA MEA
Saluteremo Ivan martedì 16 giugno alle ore 11 presso il circolo Arci-Corvetto (che in cuor gli stava)  in via Oglio 21 a Milano. 
                                           La Linea Rossa 1967
IMMAGINI: Ivan della Mea da “l’Unità.it”, Canzoniere della protesta – edizioni Bella ciao 1976, e copertine di dischi degli anni sessanta e settanta (Ringhera, sulla Strage di Piazza della Loggia a Brescia, 1974).
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DAL FUNERALE DI IVAN DELLA MEA
Pugni chiusi e bandiere rosse al funerale laico 
                al funerale di ivan della mea
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Milano, 16 giugno. Un migliaio di persone si ritrovano alle ore 11 nella sede dell’Arci Corvetto per Ivan della Mea, cantautore civile – militante comunista, morto d’infarto il 14 giugno a 69 anni.
Nella grande sala del Circolo di via dell’Oglio, di cui Della Mea è stato presidente dall’aprile 1985 all’aprile 1997, gli amici, la compagna Clara ed i due figli portano l’ultimo saluto ad uno dei fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, l’artista che ha accompagnato con le sue strofe un’intera generazione della sinistra italiana: a preludio, durante, e dopo il ’68. Applausi, lacrime e pugni chiusi accompagnano all’interno della sala la bara coperta da una bandiera rossa.

Tra la folla, soprattutto di anziani – pochissimi i giovani, sono presenti i vertici locali dei partiti della sinistra istituzionale, del mondo sindacale, i militanti dei movimenti antagonisti, intellettuali e artisti (tra cui Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli e Ricky Gianco). Tra i presenti, i giornalisti Gad Lerner, Giovanni Mura e Michele Serra. Portano il loro saluto anche Antonio Pizzinato dell’Anpi, il segretario nazionale di Rifondazione Comu-nista, Paolo Ferrero, Nando Della Chiesa, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati e l’assessore alla Cultura Daniela Benelli.

Poi i soli amici e colleghi – per volontà dei familiari, si alternano per un’ora e mezza di fronte alla bara per ricordarne la figura e l’importanza nella cultura italiana del Dopoguerra.

Inizia Stefano Arrighetti, Presidente dell’Istituto Ernesto de Martino, successore proprio di Ivan, dimissionario per motivi di salute: un Istituto che Ivan Della Mea auspicava fosse frequentato soprattutto dai giovani, perché un mondo migliore si costruisce solo sulla memoria. Seguono le testimonianze di Emanuele Patti, presidente provinciale Arci Milano e di Cesare Bermani ricercatore dell’Istituto de Martino che ricorda la militanza comune, con Ivan, nella Fgci nel 1962. Lisa Reti, docente di storia, lo ricorda come un “artista libero – anzi libertario, indifferente alle mode, coerente col suo cuore e col suo cervello”. Anna Maria Rivera, docente di Etnologia e di Antropologia sociale, confessa il suo privilegio di avere frequentato da più di vent’anni Ivan della Mea (con lui si percepiva “il senso di vivere un’utopia”), conosciuto ad un seminario sullo psichiatra anti-manicomiale Franco Basaglia. Luigi Pestalozza, musi-cologo, spiega che le canzoni di Ivan non erano soggettive, davano il senso di una situazione, per questo le cantavano tutti. Per Pestalozza Ivan della Mea ha messo in pratica il concetto gramsciano: “Il compito degli intellettuali democratici è rivolgersi ai semplici”.
Poi interviene Giovanna Marini, cantautrice e ricercatrice etnomusicale, che ricorda l’incontro con Ivan, proprio pochi giorni prima della morte, in cui si sfottevano con frasi del tipo: “quando muoio non mi ci fare il commiato, non mi ci cantare sopra”. «Ed allora io adesso non posso dire niente altro», conclude commossa Giovanna.
L’ultimo intervento è di Antonio, un giovane ricercatore dell’Istituto de Martino che ricorda il “buonissimo e affettuoso” – IVAN, “duro e severo” – DELLA, “pieno di poesia, di sogno e di solidarietà” – MEA. 
                al funerale di ivan della mea1

Applausi, lacrime e pugni chiusi anche alla fine
Dopo le testimonianze viene presentata la Banda degli Ottoni, che esegue “O cara moglie” (in versione bandistica fatta proprio da Ivan), l’Internazionale cantata da tutti i presenti col pugno alzato, Bella ciao, cantata e ritmata collettivamente ed Hasta siempre di Carlos Puebla. La bara viene portata fuori, sul carro funebre, al suono di Addio Lugano Bella. Alle 12.45 il carro si dirige verso il cimitero di Lambrate, dove Ivan della Mea sarà cremato, per poi essere portato a Chiaravalle nel cui giardino riposerà, secondo le sue volontà, a fianco di Primo Moroni, altra figura storica della sinistra meneghina, scomparso nel 1998. 
                 al funerale di ivan della mea2

> Il video della cerimonia: youreporter.ot


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