hamsa e amen
“Italiani, per esempio”, L’Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati, è il titolo di un libro di Giuseppe Caliceti. E’ scandito come un abbecedario, ad ogni parola la definizione di un bambino immigrato. Ne scaturisce un’Italia più viva e curiosa e descrittiva di quella degli adulti.


Italiani, per esempio. L’Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati
Di Giuseppe Caliceti. Giangiacomo Feltrinelli Editore, pp. 64, euro 7,00,
Solo nelle librerie Feltrinelli in abbinamento con la borsa “Il razzismo è una brutta storia”.
Un maestro elementare italiano ha raccolto le storie, le riflessioni, le con-fidenze di alunni non italiani incontrati negli ultimi vent’anni di scuola. Un ritratto inedito dell’Italia di oggi e degli italiani.
Un momento della campagna “Il razzismo è una brutta storia” che Feltri-nelli promuove nel corso di tutto il 2009 con incontri e dibattiti sul tema attuale e urgente dell’antirazzismo. Il libro è la versione condensata di un’opera più ampia che l’Editore prevede di pubblicare nel 2010.
 
                                             italiani per esempio

ITALIANI PER ESEMPIO: abbecedario di bambini immigrati
Italiani, per esempio è scandito come un abbecedario. Ad ogni parola la definizione di un bambino immigrato. Eccone alcune.
Abbronzato
Non è vero che io in estate non mi sdraio e non prendo il sole, anche io prendo il sole. Anche se sono già con la pelle nera, io lo voglio prendere e infatti lo prendo. Anche mia madre, anche mio padre, ma non in Italia, in Africa. Infatti in Italia mio padre non ha tempo perché deve sempre lavorare. In Africa però lo prendeva e infatti era più nero di adesso. Era abbronzato. In Italia invece lui ha la pelle meno nera.
Tamu, 10 anni, Burkina Faso
Agitati
Italiani sono brava gente, però per me delle volte sono un po’ troppo agitati. Delle volte loro urlano troppo, per esempio quando fanno goal alla partita. Loro sono bravi a cantare, ma non tutti. Poi a scuola alcuni bambini italiani ti vogliono baciare che tu non sai neppure chi sono. Sana, 6 anni, Albania
Berlusconi
Berlusconi è il capo dell’Italia e anche il capo della Sardegna. Lui è come un re. Però in Italia il re non si chiama re. Lui mette a posto tutte le cose che non vanno in Italia. Lui è quello che vince le elezioni o le partite. Lui è il capo di tutte le televisioni dell’Italia. Berlusconi è il più furbo. Berlusconi è il capo anche del Milan. Peter, 10 anni, Germania
Colore
In Italia le donne possono sposare anche uomini di colore.
Ada, 9 anni, Camerun
Coraggio
Coraggioso come una tigre bianca in inverno. Coraggioso come un leone in un campo di grano. Coraggioso come uno che scala un grattacielo. Coraggioso come un angelo nel cielo. Coraggioso come un innamorato. Biko, 10 anni, Congo
Difetto
L’Italia è un paese molto bello, ma per me ha un difetto: per me è un po’ troppo lontano dalla Tunisia. Zahira, 7 anni, Tunisia
Dittatura
La dittatura sono delle persone che lavorano tutte in una ditta.
Sheela, 8 anni, Sri Lanka
Figli
Per me le famiglie di stranieri che vengono in Italia fanno più figli degli italiani perché altrimenti dopo non sanno cosa fare. Laila, 9 anni, Egitto
Hitler
Hitler era un signore che voleva ammazzare tutti gli uomini tranne lui, ma alla fine non c’è riuscito e allora si è ammazzato lui.
Tong Wen, 10 anni, Cina
Immigrati
Io sono nata in Italia, a Montecchio, però mia mamma e mio papà sono albanesi e anche io allora sono albanese. Io ho fatto l’asilo qui, la scuola qui. Io vorrei chiedere al maestro due cose. La prima cosa è questa: io sono italiana o albanese o tutti e due? La seconda: ma io sono immigra-ta o no? Fatima, 11 anni, Albania
Italia Politica
In Italia ci sono due re: un re è Berlusconi, l’altro re è il Papa. Berlusconi comanda l’Italia, il Papa comanda gli italiani.
Suko, 9 anni, Cina
Italiani
Gli italiani sono americani, però sono nati in Italia, non in America, per questo parlano italiano. Quando io dopo vado tanto a scuola in Italia e imparo bene l’italiano però non divento americana, perché sono nata in Marocco, io sono araba, io sono marocchina. Io allora divento un po’ italiana e un po’ marocchina. Faiza, 10 anni, Marocco
Mafia
La prima volta che ero in Italia avevo paura che c’era una mafia che mi uccideva. Ndidi, 10 anni, Senegal
Maschio Italiano
Gli italiani sono educati, però anche loro mangiano la pizza con le mani. Ndidi, 7 anni, Senegal
Naso
Una cosa a me dava molto fastidio era stato all’inizio, quando io sono arrivato qui in questa scuola, perché subito nessuno voleva sedersi vicino a me, andavano via, mi evitavano. Se una maestra mi chiamava e mi alzavo, un bambino metteva il naso sulla sedia, faceva delle smorfie, faceva finta che puzzavo per far ridere gli altri. Naima, 7 anni, Marocco
Natale
Natale è quando hai tanti regali, però a Casablanca non c’è il presepe. Omar, 7 anni, Marocco
Pensieri
Da piccola avevo meno pensieri. Yuko, 7 anni, Cina
Pesanti
A me sembra che tanti immigrati fanno dei lavori più pesanti dei lavori degli italiani e stanno anche a lavorare anche di più degli italiani, perché mio padre viene sempre a casa da lavorare quando è già buio e dopo vuole andare subito a letto. Perché i lavori più leggeri sono degli italiani perché sono arrivati prima in Italia. Isham, 8 anni, Marocco
Più
Secondo me in Italia le donne lavorano di più dei mariti. Come in Africa. Ada, 6 anni, Camerun
Politica
La politica è quando uno non è d’accordo. Diego, 8 anni, Romania
Provare
Io sono nato perché secondo me mio padre e mia madre volevano provare come si faceva un figlio e dopo mi hanno fatto. Damian, 8 anni, Romania
Rom
Per esempio a me non piace quando mi chiamano zingaro o mi chiamano rom perché i rumeni non sono tutti zingari! Io sono rom? no, non lo so-no! io sono ru-me-no! Damian, 11 anni, Romania
Sempre
Per me la mamma è più importante del papà perché se tua mamma si sposa con un altro marito, lei è sempre tua mamma, invece tuo papà dopo cambia. Ines, 10 anni, Santo Domingo
Soprattutto
Gli italiani hanno inventato tante cose ma soprattutto vestiti e cibi.
Akuti, 10 anni, India
Stupidi
Gli italiani sono abbastanza gentili, però quando si arrabbiano sono mol-to stupidi. Damian, 10 anni, Romania
Tipi
Ci sono italiani di molti tipi: alti, bassi, biondi, bravi, cattivi. Come i cinesi. Però loro sono un po’ ignoranti, non lo sanno. Loro pensano che tutti i cinesi sono uguali perché non hanno viaggiato come me.
Tong Wen, 9 anni, Cina
Tristi
A Santo Domingo la gente si picchia di più, i più grandi picchiano i più pic-coli e anche i grandi tra loro, però sei anche più allegro che in Italia, più rilassato, ti sfoghi di più, puoi anche cantare di notte e non viene subito la polizia come qui, perché qui siete più tristi anche se nessuno vi picchia.  Roberto, 10 anni, Santo Domingo
Tv
Un mio compagno di scuola italiano in casa sua ha sette tv. Una tv in ogni stanza. Anche in camera sua e anche in bagno. E in casa sua sono solo lui, la mamma, il papà e la sorella, in quattro. Raja, 8 anni, Egitto
Zingari
In tutti i paesi del mondo ci sono sempre degli zingari, anche in Italia. Gli zingari sono persone che rubano le cose. Suko, 8 anni, Cina

                                             italiani per esempio 


L’intervista all’autore
PER UNA SCUOLA DI CON-DIVISIONE E DI FUTURO
Giuseppe Caliceti, un maestro,  per esempio
«Non vedo alcun razzismo o intolleranza rivolto alla pelle, ma verso la povertà. I figli di giocatori di pallacanestro americani, o di giocatori di calcio stranieri, non hanno nessun problema nell’integrazione. Dai problemi economici nascono i pregiudizi. Il vero razzismo, l’intolleranza, nascono dalla paura verso il più povero come una minaccia verso di noi che lo siamo di meno. Questo in premessa. Per quanto riguarda il libro, voglio fare tre considerazioni ed una conclusione.
La prima considerazione riguarda il fatto che l’Italia è già un Paese multirazziale, nonostante ci sia chi ancora lo nega (si riferisce alle considerazioni del Presidente del Consiglio del 9 maggio scorso).
La seconda considerazione riguarda l’immagine dell’Italia che restitui-scono questi bambini: assomiglia poco ai media italiani e di più ai media stranieri. Una Italia multietnica, più vivace, internazionale, poco provin-ciale, più proiettata nel futuro che non nel passato.
Le differenze non sono ostacoli per i bambini. La differenza nel calcio, di ruolo e di valore, è più importante della differenza somatica, di pelle. I bambini sono più predisposti degli adulti alla intercultura. Non solo quelli immigrati, anche gli italiani, da piccoli.
La terza considerazione riguarda quello che dice anche la CEI, che la multi cultura è un valore: non è una considerazione solo dei vescovi, la multi cultura arricchisce tutti quanti.
Per concludere, la cosa più importante è farli convivere da piccoli, dall’a-silo nido alla scuola materna, pur con le difficoltà che possono insorgere. Questo vuol dire fare prevenzione fare scuola elementare, di vita e di pedagogia di futuro». 
 

                                             italiani per esempio

I BAMBINI CI GUARDANO E RIFLETTONO
La presentazione ufficiale dell’autore, Giuseppe Caliceti

“Il numero di immigrati in Italia è più che triplicato solo nell’ultimo decen-nio. Sono oltre tre milioni. E i bambini? Nessuno lo sa con precisione. Sono meno che in altri Paesi europei, ma certo in questi anni da noi il malcontento e il razzismo verso di loro è cresciuto, fomentato anche da alcuni movimenti politici. Reggio Emilia è oggi quarta in Italia per inci-denza immigrati. Pur avendo straordinarie eccellenze educative ricono-sciute a livello nazionale e internazionale, anche qui capita che gli immigrati siano sempre più visti come un problema di ordine pubblico e come una minaccia all’identità culturale del nostro paese. Ho iniziato a insegnare nel plesso di Reggio Emilia come maestro elementare di ruolo nel 1983. Per alcuni anni, fui distaccato dal normale insegnamento su classe per curare un progetto ministeriale per l’integrazione dei bambini stranieri all’interno delle elementari di Sant’Ilario d’Enza, un paese tra Parma e Reggio Emilia. Allora c’erano solo alcune decine di bambini di origine non italiana, ora diverse centinaia, ma quel progetto è soppresso da tempo. Sono tornato al mio normale lavoro di insegnante di classe: l’immigrazione cresceva e nelle scuole c’erano sempre più bambini di origine non italiana.
Quanti alunni stranieri avrò conosciuto in questi venticinque anni di scuola? Duecento? Quattrocento? Di più? Non so, ma ho sempre cercato di accogliere tutti e di ascoltarli con attenzione, clandestini compresi. Ho cercato di rispettare i loro silenzi finché, in modo inaspettato, è scattata in loro la voglia di raccontarsi e rileggere, a volte anche in modo fanta-stico, la propria esperienza. Hanno aiutato me e tanti alunni italiani a guardare con occhi nuovi al complesso fenomeno dell’immigrazione e ai problemi a esso connessi, mettendo spesso in discussione le nostre presunte superiorità e certezze. Ci siamo aiutati a guardare in modo diverso il mondo e il Paese in cui ci siamo trovati ad abitare. Fin da principio ho preso l’abitudine di trascrivere parole, frasi, conversazioni, testi scritti da questi bambini. In più di un’occasione sembrava di rivivere la favola del Brutto Anatroccolo, ma non sempre. Una volta ambientati in Italia, ho chiesto loro cosa ne pensassero dell’Italia e degli italiani. Ho raccolto i frammenti di tante storie, riflessioni, confidenze piene di speranza e di paura, di realtà e di fantasie, di tristezze e di allegrie, di ingenue osservazioni e di fantastici fraintendimenti. Ne è uscito questo ritratto inedito dell’Italia di oggi e degli italiani. Ho cambiato i loro nomi per ragioni di privacy, ma non la loro età e la loro nazionalità. Questo è libro è dedicato sia a loro che ai loro compagni di classe italiani. Ma anche a tutti i loro genitori. Grazie. Buona lettura.”

                                              italiani per esempio

 

IL RAZZISMO È UNA BRUTTA STORIA
La presentazione dell’editore Carlo Feltrinelli
Certamente lo è. Certamente il razzismo è una brutta storia. Questa campagna e questo piccolo libro prezioso sono una testimonianza e una forma di attenzione a quella “storia”. Primo, per far sapere che c’è, secondo perché le apparteniamo, volenti o nolenti. Nessuna professione negativa (“io non sono razzista”) ci mette al riparo dagli spostamenti progressivi del costume, dal filtrare della cultura del sospetto e della paura. Il nostro razzismo, quello italiano, è appena cominciato, e non è così scontato riconoscerlo nelle sue manifestazioni più becere, che aprono immediatamente all’indignazione. Ci sono forme di antipatia, di chiusura, di ostilità, c’è un veleno quotidiano, una aggressività indiretta che si insinua, insieme alla paura, dentro la diurna fabbrica delle opinioni condivise e la notturna creazione di fantasmi modificando il tessuto cul-turale degli italiani. È questa la sede delle “brutte storie”, perché opi-nioni e fantasmi finiscono per semplificare la complessità del fenomeno migratorio di centinaia di migliaia di persone e del cambiamento che inevitabilmente produce. La diversità viene letta come criminalità.
E viceversa. Facile. Brutta storia. Quando invece siamo di fronte a persone. E a un cambiamento possibile. Da una ventina d’anni stiamo assistendo, giorno per giorno, a una trasformazione culturale di cui è difficile prendere atto, ed è ancor più difficile presumerne gli sviluppi. Quello che sappiamo è che un nuovo popolo impara i gesti che sono stati dell’Italia povera del dopoguerra, entra in case estranee a pren-dersi cura di quanto di più intimo esista (la relazione parentale, la malattia del corpo, il degrado della mente, la morte), occupa – nella città e nella provincia – i luoghi oscuri, sopravvive ai margini della legalità. Ma la brutta storia rischia di non finire anche quando le garanzie della legge ci sono, anche quando la diversità, almeno formalmente, ha le carte in regola. È così che si compromette la concretezza di un cambiamento già avvenuto, di una risorsa nuova.
L’immigrazione è tollerabile fin dove somiglia al modello schiavista. Lì la diversità è chiara, fa meno paura: esige solo modalità di controllo, polizia. Quale che sia l’etnia, paghiamo, tolleriamo, rispettiamo, talora addirittura amiamo gli immigrati-forza lavoro, ma quanto possono “diventare” italiani? E soprattutto, quanto possono diventarlo i loro bambini? E anche per questi bambini è pensato il nuovo progetto ragazzi che le Librerie Feltrinelli stanno realizzando in partnership con Reggio Children – Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, nato dall’espe-rienza delle istituzioni per l’infanzia del comune di Reggio Emilia, punto di riferimento per ricercatori e studiosi di tutto il mondo, destinato a diffondere un’idea forte dell’infanzia e delle sue risorse ancora troppo spesso misconosciute ed eluse.
Il libro di Giuseppe Caliceti, Italiani, per esempio, testimonia una convi-venza complessa ma non compromessa, conflittuale ma non traumatica, tanto più significativa in quanto percepita attraverso le impressioni, le riflessioni, i sentimenti dei giovanissimi alunni delle scuole elementari di Reggio Emilia, dove il maestro Giuseppe Caliceti insegna. I bambini ci guardano, possiamo nuovamente ripetere con Vittorio De Sica.
Ci guardano non come adulti, ma come italiani.

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