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Sabato 25 aprile, ore 21,  presso Csv, viale Trieste 23, Rovigo.
Diario di Re-sistenza civile all’oppressione, con la Redazione Biancoenero. Esercizi di memoria resistente, pratica di presente, per consolidare spazi di Libertà. Solo dalla Resistenza all’oppressione nasce la Liberazione per un mondo migliore. Redazione aperta, di discussione, con-divisione e sostegno a Biancoenero, periodico polesano di immigrati e minoranze -1993, in edi-zione telematica dal 2008. Con “Bella ciao” in diretta e lettura da “Le nuvole” di Aristofane, Felici pochi e Infelici molti, da Elsa Morante…

DI-MENTICARE PRODUCE VIOLENZA – Siamo una società che perde di memoria e questo produce violenza perché di-menticare vuol dire lette-ralmente ‘fuori di mente’, ‘fuori di testa’. Occorre uscire dalle vuote cele-brazioni per attivare la nostra coscienza: che il fantasma della memoria si faccia corpo sociale e diventi testimonianza attiva e cosciente. Il ri-cordo, portare memoria vuol dire RI-COR-DARE col cuore, è impegnarsi, uscire dall’indifferenza e vigilare e lottare perché il Fascismo, ogni nuovo tipo di “fascismo”, non si debba ripetere. Fuori di retorica va ricordato che la Resistenza fu anche un tentativo di iniziare una trasformazione radicale della società, trasformazione tuttora urgente e necessaria, vista la deriva sociale e razzista in cui è scivolata la società italiana.

NON DIMENTICARE IL 25 APRILE

Non dimenticare: Livia Bruna Bianchi di Melara l’unica donna polesana, ad avere ricevuto la medaglia d’oro alla Resistenza: fu fucilata dai  tede-schi il 21 gennaio 1945 a Cima di Porlezza sulle sponde del lago di Lu-gano dopo avere rifiutato la grazia concessale in quanto donna.

Non dimenticare Lorenzo Fava, partigiano di origini polesane, medaglia d’oro al valor militare, fucilato in carcere, a Verona, il 23 agosto 1944, dalla Repubblica Sociale Italiana a 25 anni. Dall’ultimo scritto di Lorenzo Fava: I mali più gravi sono in noi. Se gli uomini in camicia nera presto man-cheranno, lo spirito del fascismo perdurerà. Per spirito del fascismo noi in-tendiamo la disonestà, l’arrivismo, i facili guadagni, l’opportunismo, il timore del rischio ed il timore della morte, l’egoismo e la mancanza di dignità, l’in-sincerità e la mafia, il protezionismo e il nepotismo. Quando noi avremo abbattuto tutti questi colossali nemici, allora soltanto avremo eliminato lo spirito del fascismo. Purtroppo non sono trascorsi invano vent’anni di mal-governo. Esso si  è infiltrato come un veleno insidioso in tutti gli strati della popolazione. Tutti ne siamo bacati.

PER UNA PEDAGOGIA DELLA R-ESISTENZA

Pratiche e modalità di R-esistenza civile con Biancoenero

- Servizio e solidarietà a Immigrati, Zingari e Minoranze;

- Denuncia e r-esistenza alla partitocrazia;

- Pratiche di disintossicazione dal consumismo;

- Progetti e didattica di resistenza;

- Consolidare spazi di libertà.
CANTI E LETTURE con i soci Biancoenero
Bella ciao ed altri canti della resistenza, lettura da “Le nuvole” di Aristo-fane, da “Il mondo salvato dai ragazzini” di Elsa Morante, “Sulle strade del desiderio” da R. Mantegazza, ”Eliogabalo ed il regime della parola”, da “L’oca al passo” di Antonio Tabucchi…
                  barchetta biancoenero

MANIFESTI - 25 aprile sempre. Committente: circolo della resistenza di Torino. Grafico: Bruno Munari. Proprietà: Istituto storico della resistenza, Parma. – 25 aprile Costituzione: Anpi.

                                                   CRONACA
                                              ben-per-un-mondo-a-colori
                            Per una pedagogia della resistenza 

Rovigo, 25 aprile ore 21, presso Csv. Si rende cronaca della serata per coprire un vuoto di informazione ed anche per dare risalto all’unica manifestazione a ricordo della Resistenza-Liberazione organizzata a Rovigo al di fuori delle retorica manifestazione ufficiale dell’alzabandiera (Italiana) in piazza Vittorio Emanuele alle ore 12.

VUOTO DI RESISTENZA
L’unica manifestazione a ricordo di Resistenza-Liberazione del 25 aprile, in un vuoto di resistenza tanto più desolato quanto l’anno scorso se ne è fatto un tripudio orgiastico, al Mercato coperto. Ed allora ci si chiede: dove è finita la compagna resistente assessora Giovanna Pineda, dove sono finiti i compagni resistenti Anpi Aristide Bianchi e Guido Romanin, dove sono finiti i compagni resistenti Marmaja che Che Guevara era ri-sorto, dove sono finiti i compagni resistenti Arci Nicola Chiarini e Nicola Quadrelli, dove sono finiti i compagni resistenti partecipanti che affol-lavano i chioschi di birra ed alcoolici vari’

DALLA RESISTENZA, LIBERAZIONE
Il Direttore introduce il tema della serata, solo dalla Resistenza viene Liberazione, illustrando -anche con l’aiuto di alcuni articoli Biancoenero, una resistenza attuale, per esempio, al Disegno di legge 733, da molti definito una replica delle leggi razziali del 1938, epoca fascista. Una resistenza che passa anche per la memoria: proprio in questi giorni è ricorso il trentennale dal “7 aprile”,  processo di persecuzione dello Stato Italiano contro il movimento dell’Autonomia Operaia.  
Una Resistenza alla partitocrazia in cui, secondo il Direttore, si incarna lo “spirito del fascismo” ben descritto da Lorenzo Fava, partigiano di origini polesane, medaglia d’oro al valor militare, fucilato in carcere, a Verona, il 23 agosto 1944, dalla Repubblica Sociale Italiana a 25 anni:
Per spirito del fascismo noi intendiamo la disonestà, l’arrivismo, i facili guadagni, l’op-portunismo, il timore del rischio ed il timore della morte, l’egoismo e la man-canza di dignità, l’insincerità e la mafia, il protezionismo e il nepotismo.
Una Resistenza che si fa anche pedagogia e didattica quando sedimenta spazi di libertà, stili di vita non consumistici e pratiche di creativa vitalità.

LE NUVOLE – DA ARISTOFANE
La lettura a due voci, Angela – Lavinia, di “Le nuvole” di Aristofane nella versione di Fabrizio De Andrè: “Le nuvole come rappresentazione del potere che oscura le coscienze”.

IL MONDO SALVATO DAI RAGAZZINI
“Il mondo salvato dai ragazzini” è un testo, poetico e profetico, di Elsa Morante, anno 1967, illustrato da Roberto. Un picco di poesia sociale di tutto il Novecento. Il Mondo salvato dai ragazzini, resistenti alla narco-tizzazione consumistica, dalla distruzione operata dagli adulti. La salvez-za sta nei felici Pochi isolati dagli Infelici Molti. Fra i Felici Pochi: Antonio Gramsci – la speranza di una Città reale, Simona Weil – l’intelligenza della santità, Arthur Rimbaud – l’avventura sacra, Benedictus Spinoza – la festa del tesoro nascosto, Platone di Atene – la lettura dei simboli, Rembrandt – la luce, Giovanni Bellini – la salute dell’occhio che illumina il corpo.

“Un tale

(F.P. anonimo)

che fu dato in pasto alle belve sotto i Cesari perché schiavo

ridato in pasto alle belve sotto i Flavii perché cristiano

sgozzato a Tenochtilan perché femmina vergine

bruciato vivo dai papi perché empio maledetto

ribruciato vivo dai vescovi delle Fiandre perché strega ossessa

fucilato dagli Zar perché rivoluzionario

impiccato da Stalin perché anarchico

rastrellato dai fascisti perché maschio di leva

gassato a Buchenwald perché ebreo

linciato a Dallas perché negro

mangiato dai Cannibali Zulù perché bianco

affogato in una alluvione del Friuli perché friulano

bombardato nel Vietnam perché stava a letto a partorire

schiacciato nei crolli di Agrigento nell’anno 19°° perché

si trovava sul cantone del palazzo a vendere lupini;

e attualmente vive in incognito contento e felice

dentro una grotta in un qualche Tibet

e va dicendo che…”.

SULLE STRADE DEL DESIDERIO
Tratta e adattata da Raffaele Mantegazza, è una giaculatoria tera-peutica sull’avventura ed il viaggio che, nella ritematizzazione dell’Io, possono ridefinire l’identità sociale segregata in nicchie sociali sempre più ristrette.

BELLA CIAO, PER FLAUTO E CHITARRA, PER PIÙ VOCI
Intensa commozione alla canzone simbolo della Resistenza, “Bella ciao”, suonata da Fausto al flauto e da Francesco alla chitarra. Un canto a più voci, un corale collettivo.

UN CERINO PER ILLUMINARE IL BUIO
“Il silenzio è d’oro”, un pezzo di Antonio Tabucchi dell’anno 2002, che tratta dell’importanza della parole in una dittatura (di stampo berlusco-niano) che impone il silenzio. 20 paragrafi, letti da Angela, che illustrano l’importanza di opporsi alle dittature con la parola. Di estrema attualità, al punto numero 17, la riflessione in cui si nega che ci sia uguaglianza tra i Repubblichini di Salò ed i Partigiani della Resistenza. Commozione della lettrice sempre  al punto 17, in cui si citano Caserio, Sacco e Van-zetti, Valpreda, Pinelli, martiri di regime.
Dall’introduzione: “Non pre-tendo che sia molta la luce che accendo sul buio che attraversiamo, ma a volte basta un cerino per illuminare l’oscurità e accorgerci che stiamo camminando sull’orlo dell’abisso”.

E buona Resistenza-per-la-Liberazione a tutti.
fausto-e-francesco

ACHTUNG BANDITEN – BIANCOENERO

Che quasi nessuno partecipi alla iniziativa pubblica Biancoenero nel quaranten-nale del ’68 (l’unica occasione della provincia dove si è potuto ascoltare dal vivo  “Contessa” – inno di quegli anni di contestazione),
che quasi nessuno partecipi alle attività di Biancoenero di solidarietà-memoria-resistenza sugli “zingari” (i Rom anche nel 2008 continuano ad essere le popo-lazioni più discriminate d’Italia ed Europa), o di servizio e com-partecipazione verso gli Immigrati (di cui si chiede il diritto di voto amministrativo dal 1992),
che quasi nessuno partecipi alla unica manifestazione sulla “resistenza” al nazi-fascismo fatta a Rovigo da Biancoenero,
evidenzia e segnala quanto noi, pochissimi, di Biancoenero siamo ormai com-pletamente “banditi” da una società omologata e partitocratica – tutta, che go-verna il Polesine, con sedicenti associazioni culturali e diritti-umani fisiologiche e complici al sistema. Sistema che si è trasformato in un vero e proprio regime.

Banditen erano chiamati i Partigiani che facevano resistenza al nazi-fascismo. Banditi, esclusi e discriminati, sono i Resistenti al Regime partitocratico odierno.

LE BANDE BANDISCONO

Le “bande” per famiglia e per casta,  governano il Polesine, noi di Biancoenero ne siamo banditi. Continuiamo a tenere acceso un cerino ad illuminare la bolgia oscurata ma ci stiamo bruciando le dita e senza soccorritori a passare e rinfoco-lare il testimone non avremo che da usare le ultime fiammelle di luce per allon-tanarci nella notte. E’ quasi ora di andare. A volte, per sopravvivere, occorre scappare, prima di diventare orbi e sordi all’umanità ed alla giustizia sociale nell’oscuro magma partitocratico che tutto assorbe e divora.
                                       achtung-banditen

 

3 Risposte a “25 aprile Rovigo: Resistenza con Biancoenero”

  1. Orlando detto

    Caro Roberto,
    tutta la gente di cui parli era al Parco della Festa de L’Unità di Borsea dove c’è stata una grande e partecipata festa per la Liberazione con pranzo, musica, letture. Tra l’altro Emilio Bonatti ha fatto un bellissimo discorso.
    Cordialmente

    • Biancoenero detto

      Grazie dell’informazione che non ho letto da nessuna parte. Mi scuso con i “compagni resistenti” che continuano a resistere in festa privata. Ma non era finita la clandestinità? Bob

  2. Overath detto

    Partecipo ogni anno con mia moglie e i miei figli alla celebrazione ufficiale della Festa della Liberazione organizzata in Piazza Vittorio. Ogni anno che passa me ne torno a casa sempre più depresso. Noi (la gente) lì ad aspettare, massa passiva e coreografica; poi il corteo delle autorità, poco festoso e molto….funereo; infine il rito cerimoniale, una sveltina e via tutti a casa. Cosa ci è rimasto? Con i tempi che corrono, e che potrebbero franarci addosso, c’è bisogno più che mai di tornare a parlare NELLE PIAZZE E TRA LA GENTE di Liberazione e di Resistenza, altrochè le raffinate feste private!!!. Neppure io ho visto pubblicizzata in giro alcuna manifestazione a parte quella organizzata da Biancoenero.

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