Borgo Arpinova,  Foggia, 19 dicembre.  Si chiamava Geylo, il bimbo mace-done di due anni e mezzo rimasto carbonizzato nell’incendio divampato questa sera, alle 18,30, nel “campo nomadi”, che ha distrutto 15 tra roulottes e case pre-fabbricate. Una decina di persone sono state intossicate in modo lieve.

LE FIAMME, LA MORTE
Secondo i primi accertamenti della polizia, l’incendio sarebbe stato cau-sato dal corto-circuito di una stufetta proprio nella roulotte dove dormiva il piccolo rom e da lì, si sono subito propagate alle roulotte e pre-fabbricati vicini. I genitori del bambino sono riusciti a portare fuori i due fratellini più grandi. Il padre ha cercato di rientrare nella roulotte ma il fuoco l’aveva ormai completamente avvolta ed il tetto è ceduto poco dopo colpendo in pieno il piccolo che dormiva nella culletta.
Le fiamme, su un fronte di venti metri, sono state spente dai vigili del fuoco i quali sono riusciti ad evitare che l’incendio si propagasse al resto dell’accampamento. Il corpo del bambino carbonizzato è stato rinvenuto poco prima delle nove di sera. Sul posto, dopo la tragedia, sono giunti anche il vicesindaco di Foggia Potito Salatto e l’assessore comunale alla Protezione civile e immigrazione Paolo De Vito, che avevano predisposto l’accoglienza nelle strutture della Caritas dei Rom macedoni che però hanno deciso di trascorrere la notte nelle baracche dei parenti.
Nell’accampamento vivono 53 nuclei familiari per un totale di circa 200 macedoni. 67 sono i minori iscritti alla scuola dell’obbligo.

 

IL “CAMPO DI ACCOGLIENZA” DI ARPINOVA
Il “campo di accoglienza” per Rom Macedoni” di Borgo Arpinova, a circa 12 km. dalla città, nasce il 13 marzo 2005 per il trasferimento dei Rom dal “campo di via San Severo” alla periferia di Foggia, che era stato aperto nel 1995 e distrutto da un incendio, per cause non accertate, il giorno prima, il 12 marzo. I 
Rom vengono trasferiti a Borgo Arpinova dove sono state installate un centinaio di roulotte, e subito iniziano le petizioni di protesta. Il trasferimento doveva essere provvisorio e durare sei mesi, in attesa di una sistemazione definitiva. Ma i Rom, dopo tre anni vivono ancora lì in condizioni alquanto precarie.

          campo di accoglienza citta di foggia 


UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

Antonio Vannella, presidente Opera Nomadi Foggia
20 dicembre. Quella che si è verificata ieri, secondo Antonio Vannella, è una tragedia annunciata: “Il campo nomadi  di Arpinova è un ‘campo’ na-to dalle ceneri di un altro incendio – afferma -, quello accaduto 4 anni fa in via San Severo, e da allora la situazione è instabile e precaria”.

Antonio Vannella è il presidente della sezione dell’Opera Nomadi di Fog-gia che, convenzionata con il Comune, fa accompagnamento scolastico per i minori ed accompagnamento alla sanità.

I Rom macedoni abitano nel territorio da ormai 20 anni e la maggior par-te delle famiglie, non tutte, è in regola col permesso di soggiorno. I Rom sono inseriti nel lavoro, qualcuno ha trovato occupazione alla Fiat di Va-sto, altri fanno il camionista e i venditori ambulanti.

“La situazione del ‘campo di accoglienza’ di Arpinova è talmente precaria ed esasperata – spiega Antonio Vannella – che il rischio di un incidente era altamente prevedibile. L’ultimo controllo dell’Ufficio Igiene, di sei mesi fa, ha relazionato che le condizioni igienico-sanitarie sono al limite. Le richieste dell’Opera Nomadi – continua il presidente dell’associazione – sono per una politica si pieno impegno sociale verso i Rom. Un immedia-to intervento che sostituisca le roulottes, e rimpiazzi quelle bruciate, ed un presidio stabile della Croce Rossa  nel ‘campo’ a seguito di questa emergenza. Ma occorre un preciso del comune di Foggia per superare la ‘politica del campo’. Che il Comune si attivi ad usufruire del Bando Regio-nale 2009 – conclude ed esorta Antonio Vannella -, che destina 3 milioni di euro ai progetti per gli immigrati, per ottenere finanziamenti al proget-to dell’Opera Nomadi già depositato in Comune, per l’allestimento di un villaggio abitativo attrezzato, sulla scia di quelli di Firenze e di Napoli”.

 

INCHIESTA
>
Incendi nei “campi” d’Italia 
Rassegna degli incendi nei ‘campi nomadi’ produttori di morte. Per il solo fatto di esistere i “campi nomadi” – di segregazione etnica istituzionale, producono morte sociale, civile, colposa, dolosa, preterintenzionale, premeditata. I “campi” vanno chiusi, con ridistribuzione abitativa a parti-re dalle case, perché sono causa di morte. 

 

Lascia un commento